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[The Sun] Intervista ai Coldplay

Le “reazioni” ai Coldplay continueranno
di Jacqui Swift

CHRIS MARTIN ha una teoria. In due anni, il suo scrivere canzoni diventerà sempre meno produttivo.

Dopo aver scritto un gran quantità di hit, collezionato Grammy Awards, e venduto 30 milioni di copie in tutto il mondo, il cantante dei Coldplay dice che il suo talento si sta consumando, così sta preparando più canzoni possibile.

“Sento di dover scrivere più canzoni possibile nel periodo tra i 28 e i 33 anni perché questi sono gli ultimi anni utili prima che ti venga la pancetta,” dice, mostrando il suo innocente e divertente sorriso.

“Non posso pensare di scrivere una hit con la pancetta da birra, così stiamo cercando di scrivere più canzoni possibile prima del D-Day, o forse sarebbe meglio dire P-Day — il giorno della pancetta.”

A parte gli scherzi, il cantante trentunenne è entusiasta, ma avrebbe potuto essere molto diverso. Noto per la sua complessa personalità — un minuto può camminare a tre metri da terra, correndo qua e là come un bambino che ha avuto troppe caramelle e un secondo dopo essere preoccupato, volubile e sfiduciato. Oggi, SFTW ('Something For The Weekend') è stato testimone dei due lati di Chris Martin.

All'inizio, la nostra chiacchierata è parsa difficile, quando è andato su tutte le furie per domanda su sua moglie, l'attrice Gwyneth Paltrow, che gli era stata fatta in un'intervista per un altro giornale, — è esageratamente riservato riguardo alla sua vita privata.

Gridava ed era sul punto di perdere le staffe (“Non mi interessa se vendiamo un milione di copie in meno — questo tipo di cose non mi aiuta per niente”) Dopo 10 minuti passati fuori per calmarsi, è ritornato e si è scusato — è una fortuna perché, ora che è il nostro turno, il Chris allegro è tornato.

SFTW si trova presso il loro “quartier generale”, un vecchio panificio, ad Hampstead, nord di Londra, dove accade tutto ciò che riguarda la band.

Nascosto in fondo ad un vicoletto di una strada principale, a piano terra c'è il loro studio, mentre al primo piano c'è una sala frequentata sia dalla band che dallo staff.

É un ambiente rilassante per una band che sta per far uscire il più importante album della sua carriera (lo hanno dimostrato con le vendite, questo album è davvero di qualità).

Il primo ad arrivare è lo slanciato bassista Guy Berryman (ha partecipato alla maratona di Londra e ha corso in meno di 4 ore), poi arriva il batterista Will Champion (che sembra sorprendetemene sveglio, considerando il fatto che è padre di due gemelli di tre settimane). Poi è la volta del chitarrista Jonny Buckland, (come sempre, con un sorriso smagliante) e poi Chris Martin, in leggero ritardo, che entra nello studio con i suoi capelli ricci e pieno di braccialetti colorati.

Stranamente, fuori non ci sono orde di fan che chiedono autografi, come ci si aspetterebbe per un band di così grande successo.

“Mah,” dice Chris, “ci siamo allontanati dalle scene per tre anni, eravamo quaggiù, in questo postaccio. Siamo stati rinchiusi qui dentro e non abbiamo pensato a tutto il resto per un po'.

“Essere un band famosa non è mai un problema ma può anche confonderti le idee. Ecco perché abbiamo dovuto tornare ad un ambiente familiare,e soprattutto non pensare a tutto il resto, perché ci rende difficile lo scrivere canzoni.”

Sono passati 8 anni dalla prima volta che incontrai i Coldplay, quando fecero da gruppo spalla al London Astoria per gli Ocean Colour Scene (gruppo musicale inglese attivo dai primi anni 90) — mesi prima che uscisse il loro album di debutto Parachutes e prima che proseguissero sulla loro strada fino a diventare una delle più grandi band del pianeta. Allora erano quattro ex-studenti un po' strani, e solo una delle tante indie band che faceva da gruppo spalla.

“Ti ricordi gli Ocean Colour Scene?” esclama Chris. “Ero davvero emozionato perchè Steve Cradock (il primo chitarrista), una vera pop star, stava mangiando un piatto di lasagne nel tavolo di fianco a noi.

“Era il 2000, ma sai che cosa ti dico, mi sembra ieri.”

Sono successe tantissime cose da allora. Per prima cosa, i Coldplay sono diventati una delle band più famose nel mondo. E secondo, Chris Martin, dopo il suo matrimonio con Gwyneth e con l'arrivo di sua figlia Apple, 4 anni, e di suo figlio Moses, 2, ora è una delle star del mondo dello spettacolo più chiacchierate.

Chris dice: “Non puoi mai dire di essere maturo — Non puoi dare mai nulla per scontato. Altrimenti ti ritrovi nella m***a.

“In più il modo in cui siamo cresciuti, ecco, non ci sentiamo di meritarlo.”

Verrebbe da pensare che una persona del calibro di Chris Martin sarebbe capace di sopportare lo stress che precede il lancio. Evidentemente no.

“Mi preoccupo — e molto,” rivela. “È grandioso che il nuovo album sia in uscita. Ma mi rende molto nervoso. A volte sono il mio peggior nemico — anche se, di certo c'è chi mi odia di più. Questo album riflette proprio la mia giornata — un su e giù, felicità e tristezza, ma che alla fine diventa piena si speranze.”

La produzione del loro quarto album era tutto incentrata sul 'miglioramento' e sul cambiare direzione.

Viva La Vida Or Death And All His Friends è l'album più anti-Coldplay che abbiano mai fatto.“Ah, ah, ‘il più anti-Coldplay’ — Mi piace. Dovremmo scriverlo su un adesivo e metterlo sull'album,” ride.

“Siamo più agitati perchè è un po' più rischioso fare un album così complesso. Non c'è nessuna Yellow o niente di simile in quest'album ma questo è quello che ci siamo sentiti di dover fare.

“Ma siamo fiduciosi. Suonare ad un grande show o ad un festival mi rende davvero felice, mi piace da impazzire. Ma appena scendiamo dal palco, torno subito a quello stato mentale del tipo ‘Non posso credere che abbiamo fatto da gruppo spalla per gli Ocean Colour Scene', proprio come facevo anni fa.”

Viva La Vida è un gran cambio di direzione da X&Y del 2005, che non è stato proprio il loro momento di gloria. Era insicuro, eccessivo, con testi poco originali e una gran delusione dopo l'ormai classico A Rush Of Blood To The Head del 2002.

Così è una soddisfazione che Viva La Vida, un album sulla morte e sulla vita, sulla luce e sul buio, arrivi con molte atmosfere musicali, che cambiano costantemente, cori a più voci e testi pieni di significato. Chris dice: “Non vogliamo raccontare dei tour o del fatto di aver avuto due nomination ai Brits perchè alla gente non interessa. Bisogna tornare a cantare di ciò che riguarda l'uomo.”

Will aggiunge: “Avevamo uno scopo preciso. Abbiamo voluto che nell'album ci fossero più identità vocali oltre a quella di Chris.”

Il lavoro per la realizzazione dell'album ha portato nuove tensioni tra i quattro amici che si conobbero da ragazzi all'University College di Londra (UCL) nel 1996.

Jonny spiega: “La tensione all'interno della band era dovuta al fatto che non sapevamo che direzione avremmo preso. Ma il nostro nuovo studio, e avere come produttore Brian Eno, ci ha dato un nuovo obiettivo e tutti eravamo più sereni.”

Will sorride: “É come essere sposati e abbiamo già sorpassato la crisi del settimo anno. I rapporti tra noi quattro è molto più forte.”

Ispirati dalla musica e dal modo di vivere del Sud America, alla fine dell'ultimo anno del tour di X&Y, Viva La Vida diventò un progetto di colori ed energia.

Will spiega: “Eravamo diventati 'un po' monocromatici' ed eravamo arrivati al limite.”

“Niente era fuori luogo nello sviluppo di quest'album,” dice Guy. “Non avevamo un particolare stile di musica o un particolare sound. Abbiamo ascoltato musica di tutto il mondo, di qualsiasi periodo.”

Durante la lavorazione dell'album, i quattro hanno ascoltato diversi dischi, tra i quali quelli di My Bloody Valentine, di George Gershwin, State Of Independence di Donna Summer (“é la canzone preferita di Brian Eno, la ascoltava in continuazione” dice Chris), gli 'industrialisti' tedeschi Rammstein e i rockers Tinariwen del Mali.

E così Viva La Vida Or Death And All His Friends segna la vera rivoluzione dei Coldplay?

Jonny risponde: “Si. La rivoluzione musicale dei Coldplay. Ho dovuto buttare via un sacco di 'pedali' della chitarra — c'è stata una vera rivoluzione per me, perchè volevamo un nuovo sound.”

Anche la veste grafica dell'album — il quadro di Eugène Delacroix, 'La libertà che guida il popolo', un dipinto famoso della rivoluzione francese — è legato al tema della ribellione e i Coldplay ultimamente indossano un abbigliamento adattato al tema della rivoluzione francese. É la loro rivolta a tutto ciò che hanno rappresentato fino ad ora.

Tamburellando con le dita, Chris riflette: “Alcuni dicono che l'album è coraggioso — io ritengo che siamo stati molto fortunati. Abbiamo Phil Harvey, il nostro quinto e segreto membro della band e siamo riusciti a lavorare con i produttori Brian Eno e Markus Dravs. Siamo stati coraggiosi a chiedere un po' di aiuto. É difficile ammettere di aver bisogno di aiuto quando hai successo.

“Brian era ovviamente in cima alla lista. Abbiamo voluto qualcuno che facesse quello che Brian ha fatto per Bowie e per gli U2 ma non avremmo mai immaginato che avrebbe accettato. Gli chiedemmo ‘Dove lo troviamo un nuovo Eno?’ E lui rispose, ‘Beh, ci posso provare!’

“Non puoi fare altro che essere travolto dal suo entusiasmo. Non abbiamo avuto un maestro per molto tempo. Ci ha parlato di libri, film e mostre. C'erano momenti in cui ci sembrava di essere tornati alunni. Ci siamo rilassati e abbiamo chiesto che ci venissero raccontate le favole dello 'Zio Brian'. É stato davvero stimolante ascoltare i suoi racconti.”

Un periodo davvero produttivo per la band, scrivevano senza sosta canzoni dopo canzoni. Fu la scelta della tracklist finale ad essere complicata perchè non erano mai d'accordo.

Chris ride: “Abbiamo vagliato un sacco di idee ma abbiamo avuto un'alta percentuale di “passiamo alla prossima’. Per ogni canzone ne avevamo 20 che erano molto peggio! Quandi si mangiava regnava l'agitazione. C'è stato un periodo in cui non ci parlavamo e tutti erano piuttosto seccati perchè la propria canzone non era stata scelta. Avevamo la lista sulla tavola e durante la notte qualcuno l'avrebbe cambiata.

“Come con la canzone 42 — è il nostro tentativo di imitare i Radiohead. No, è il 97esimo per la verità, ma il primo davvero riuscito.

“Lavorando sulle canzoni, ero propenso a tenerle buone per 6 mesi ma Will di solito già prima che sia finito il primo verso dice se è una m***a!

“Abbiamo provato per 8 anni a comporre una canzone nello stile dei Radiohead, che parte da un punto e finisce da tutt'altra parte — e che non si ripete mai. Ma Will ha sempre detto, ‘Naa, non mi piace’.

“Ma poi quella canzone venne fuori in 4 minuti. Sembrava come fossero tre canzoni diverse. E allora Will disse, ‘Ok, va bene, facciamolo!!’.

“Non so che gli passava per la testa quel giorno ma ha detto si!”

Viva La Vida offre vere e proprie atmosfere di suoni, segni di fabbrica del leggendario produttore Brian Eno — sebbene la band dica che il suo 'tocco' non è cosi evidente come si potrebbe pensare.

Guy spiega: “Brian ci ha aiutato tanto nel ritmo, nel modo di cantare e nello strutturare le canzoni. Non credo che sembri un disco di Brian Eno.

“Tutte quelle cose che solitamente sono associate a Eno non hanno niente a che vedere con lui in realtà. Abbiamo lavorato con Jon Hopkins, un grandissimo tastierista, produttore e scrittore. Molte cose che potresti associare a Brian sono venute da lui.”

Chris aggiunge: “Ci sono molte parti cantate nel disco che sono dovute a Brian —siamo stati in gruppo e abbiamo cantato tutto il tempo. Ma nello studio, non suonava bene così abbiamo fatto un giro e abbiamo trovato un convento a Barcelona.

“Ogni volta che in questo disco si sente un canto di gruppo, è probabile che fossimo in un convento.”

Chris Martin è il primo ad ammettere che i Coldplay non piaceranno mai a tutti e che lui non sarà mai visto come un 'figo'.

Chris aggiunge: “La cosa positiva delle “reazioni” ai Coldplay è che continueranno e ce ne saranno sempre. Non piaceremo mai a tutti e probabilmente questa è una cosa positiva.

“Qualcuno mi disse due giorni fa, che Paul Weller diceva che siamo proprio delle m***e. Lo posso accettare.”

E se ti imbattessi in Paul che diresti?

“Beh, sarei molto educato. Abbiamo tutti questa sorta di gentilezza da pop star.

“Se sei offensivo con qualcuno, è probabile che lo incontrerai il giorno dopo sentendoti un cretino. E non mi piace sentirmi un cretino — non è una bella sensazione.”

 

Tracce chiave – di Chris Martin

Chris ci parla dell'album e di alcune canzoni.

“Sappiamo che Viva La Vida è un titolo azzardato per un album, perchè è in spagnolo e poi perchè c'è anche un secondo titolo. Siamo consapevoli che il titolo sia pretenzioso. Ma doveva essere intitolato così. É stato preso da un quadro di Frida Kahlo, che ha sempre unito il buio e la tristezza con la luce e la gioia. E sembra che proprio quel quadro fosse ciò di cui volevamo scrivere.”

LIFE IN TECHNICOLOR: “Abbiamo voluto scrivere una canzone che fosse come una suoneria per cellulari. E ci piaceva l'idea di non cantare all'inizio. Così potevamo presentare la musica prima che arrivasse il cantante a rovinare tutto.”

CEMETERIES OF LONDON: “É il nostro tentativo di imitare una canzone degli Smiths. Riguarda l'annegamento delle streghe. Ero interessato a quel periodo storico di Londra in cui molte persone venivano annegate perchè ritenute streghe. É da qui che viene la canzone. Essere accusati di qualcosa che non si ha fatto.”

LOST: “Il verso di questa canzone ‘Just because I’m losing doesn’t mean I’m lost’ è quello da cui tutto l'album si è sviluppato perchè alla fine dell'ultimo tour ci sentivamo un po' giù di morale. Questo verso arrivò e pensammo, ‘Ok, è così che ci sentiamo. Però possiamo risollevarci.”

LOVERS IN JAPAN/REIGN OF LOVE: “Abbiamo sempre desiderato un titolo che comprendesse due canzoni – compri due, paghi uno. In parte la scelta di due titoli separati da uno slash è dovuto al fatto che l'abbiamo visto nell'ultimo album di Justin Timberlake. Ho pensato: 'Fico'. Devi sapere come rubare idee e soprattutto a chi rubarle.”

CHINESE SLEEP CHANT: “Prima era intitolata Chinese Sleepshot ma poi abbiamo deciso di cambiarla. É un altro tentativo di fare una suoneria per cellulari. L'elemento orientale.”

http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/showbiz/sftw/article1284929.ece

amsterdam

Ideatore e sviluppatore di Coldplayzone, Gabriele è un webdesigner milanese emigrato in Sicilia nel 2004 (per scelta di vita), il quale sente il desiderio di creare un 'posto' online [ zone ] da condividere con tutti gli appassionati di musica, in particolare quella dei Coldplay. Grande appassionato di musica inglese e di tutto ciò che si possa definire 'British'.