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(2011) Heineken Jammin' Festival / #il piùgrandespettacolodopoilweekend

A due anni di distanza dalla performance live regalata al pubblico di Udine durante il 'Viva La Vida Tour', i Coldplay ritornano in Italia, stavolta in occasione di un Festival, il tradizionale Heineken Jammin, con un imperdibile appuntamento programmato per il 9 di Giugno.
La sede dell'evento è il Parco San Giuliano di Mestre, un'immensa distesa di verde, talmente ampia che i fans più sfegatati ed assiepati ai cancelli d'ingresso per il settore prato dovranno coprire si rapidamente ma con molta fatica: si tratta pur sempre di una staffetta di un chilometro e mezzo.

Mentre fioccano i preparativi per essere pronti per la corsa verso le transenne e gli scongiuri affinchè il tempo sia clemente (è inizialmente prevista abbondante pioggia sulla location del concerto), chi è già lì inizia a fantasticare su quali brani saranno contenuti nella scaletta. Le parole si focalizzano però sui nuovi pezzi che la band ha intenzione di proporre e che ha già presentato in Germania in altri due Festival con buoni pareri che però non sgombrano il campo a delle perplessità: in fondo, chi non è stato a quei due live in Germania si è dovuto accontentare di godersi qualche fotogramma dei nuovi brani su YouTube, dove spesso le riprese amatoriali non regalano una qualità audio soddisfacente. A guardar bene, nemmeno i titoli dati alle nuove canzoni sembrano essere così definitivi. Ma l'attesa c'è e si fa sentire.

La trepidazione però si trasforma dapprima in ansia e poi in rabbia quando l'apertura dei cancelli, inizialmente prevista per le 11, viene continuamente rimandata, a causa di esigenze organizzative che lasciano trasparire come l'Heineken Jammin Festival sia una macchina non così tanto oliata come di potrebbe pensare. Le risposte faticano ad arrivare alle centinaia di spettatori assiepati al varco d'ingresso, e iniziano a piovere verso gli steward i primi fischi e critiche prima sottili e ironiche, poi via via sempre più pesanti.

La situazione, fra il kafkiano e il terribile, comincia ad acuirsi in maniera preoccupante fin quando, verso le 13, arriva l'ordine dall'alto di aprire le porte e di far entrare i fans. Ma qui emergono prepotentemente i limiti dell'organizzazione, la quale permette l'entrata ad un numero esiguo di sostenitori alla volta, causando spintoni e disordini data la mole di persone in attesa da ore sotto il sole (anche perchè persino le previsioni metereologiche non sono state d'aiuto, dato che si arriva a toccare i 26 gradi).

Una volta entrati, si vola di corsa verso il palco ma a mò di staffetta: un po' di scatti, alternati a periodi di ripresa e di ampio respiro. Le poche migliaia di fortunati riescono a guadagnarsi un posto nel cosiddetto 'polmone', dove dovrebbero essere distribuiti dei braccialetti per tutti. In realtà, i braccialetti non bastano (ennesima pecca di un'organizzazione che continua a lasciare a desiderare) e così qualcuno improvvisa l'utilizzo di fascette di plastica come segnalatori per l'accesso alla sezione più vicina al palco).

Dopo l'attesa di un altro paio d'ore, comincia la girandola degli opening act: si passa dalla timida, emozionata e a volte impacciata Erica Mou (non graditissima dal pubblico, soprattutto da quello presente lì per un festival tradizionalmente rock) al post punk d'annata degli Echo And The Bunnymen (superba l'interpretazione di Lips Like Sugar) ai tredici brani tredici dei We Are Scientist (non male la loro esibizione) alla attesissima performance di Liam Gallagher e dei suoi Beady Eye. L’ex Oasis prima se la prende con il pubblico, poco caloroso a suo dire, poi con il fonico accusato di abbassargli la voce in spia, infine con un fotografo troppo invadente ai piedi del palco, verso cui il frontman dichiara di stare "per scendere giù fra 5 minuti" a prenderlo a botte; il concerto tra qualche cover e l’intero nuovo album, scorre veloce ma senza grandi emozioni. Ma la grande sorpresa arriva quando giunge sul palco uno scatenato Cesare Cremonini, il quale regala degli intensi momenti (probabilmente sarà l'artista più rock fra tutti quelli che apriranno la strada ai Coldplay quella sera) e presentando i suoi cavalli di battaglia, largamente cantati da tutto il pubblico (su tutte, 'Mondo', 'Marmellata 25' e '50 Special').

Dopo un'altra spasmodica attesa, arrivano loro: i Coldplay salgono sul palco alle 21.30 di fronte a 35.000 fans. Ed è il delirio. Dopo l'apertura con il tema registrato di Ritorno Al Futuro, la band si presenta con 'MX' (allora era conosciuta così, ma si tratta dell'odierna traccia Mylo Xyloto – nome ancora ignoto al pubblico perchè è proprio il complesso a non averlo ancora rivelato, visto che sarà anche il titolo del nuovo album) illuminata da grandissimi fuochi d'artificio, visibili per solo ai supporters più distanti dal palco. Subito dopo, si passa ad una entusiasmante 'Hurts Like Heaven', la quale risuona subito piena e potente.

Dopo i due inediti, arriva la volta di due hit come 'Yellow' ed 'In My Place', cantate da tutti a squarciagola e fra il delirio dei fans di vecchia data, mischiati ai nuovi proseliti del gruppo. Un successo assicurato che subito dopo lascia il posto al saluto di Chris al pubblico italiano (sempre molto caloroso con la band inglese) e ad una strumentalmente impeccabile 'Major Minus' con un trascinante Jonny Buckland. Ottima performance, che lascia intuire che l'album che verrà sarà probabilmente un po' più dark ma molto più d'impatto. Appresso, 'Lost!' e i suoi enormi palloncini colorati che rimbalzano sugli spettatori e fanno pericolosamente capolino nei pressi di un Buckland per niente preoccupato ma concentratissimo sull'assolo di chitarra finale. Ed è proprio la sua chitarra che sarà protagonista anche dopo con pezzi come 'Cemeteries Of London' (gettonatissimo dai fedeli italiani lì presenti) e da una nuova veste di 'God Put A Smile Upon Your Face' rafforzata nel suono e in pieno stile heavy. Poi, largo a 'Violet Hill' (forse il momento più 'basso' del concerto, non una grande esibizione) e alla sempre toccante 'The Scientist', una dolce distesa di suoni su un tappeto di migliaia di voci. Senza dubbio, la melodia più attesa della serata per un popolo passionale come il nostro. Finita la ballata, tocca ad 'Us Against The World' la quale regala un inedito Will Champion all'organo e alla voce (che in alcuni tratti è ampiamente più potente di quella di Chris) e ad uno straordinario basso di Guy. E chi si aspetta dal nuovo disco qualcosa proveniente dall'era Parachutes inizia a gongolare. Il tempo di riprendersi che arriva, fragorosa come sempre, la devastante 'Politik' con un Champion sugli scudi e con un Martin perfetto come sempre al piano. L'outro della traccia numero uno dell'album 'A Rush Of Blood To The Head' è un motivetto che ricorda in pieno la hit delle hit, 'Viva La Vida', la quale arriva subito dopo fra l'esplosione di luci e colori e fra il boato del pubblico che finalmente ora può cantare quel tanto agognato coretto che già aveva intasato le orecchie di chi era in piedi dalla mattina presto ad attendere i Coldplay. Terminata la performance, arriva un'altra superba canzone, sicuramente quella che dal punto di vista strumentale ha un impatto folgorante: è 'Charlie Brown'. E si nota lontano un miglio che tale brano non solo dovrà essere un pilastro del nuovo lp, ma che lo dovrà essere anche per la futura discografia della band, per i successivi live e anche per chi non ama i Coldplay. Una melodia trascinante che fa muovere chiunque e fa saltellare tutti, potenziata sul finire da una chiosa al piano che crea l'ideale 'tappeto rosso' per un evergreen come 'Life Is For Living', tanto invocata dai fans di vecchia data della band, ma (ahinoi) sconosciuta ai nuovi supporters. Ma chi li segue dai tempi di Parachutes sa benissimo cosa vuol dire ascoltarla dal vivo. E' come piangere senza volerlo.

Dopo l'encore, tocca agli ultimi tre cavalli di battaglia: 'Clocks', anche questa tanto insperata dal pubblico presente, la struggente 'Fix You' intonata a scuarciagola da tutti i fans (alcuni dei quali in autentiche lacrime) e da una rivedibile 'Every Teardrop Is A Waterfall', attesissima dai nuovi fans, i quali con ogni probabilità non sono ripagati a dovere da una voce di Chris Martin ormai segnata dalla fatica e dallo sforzo del concerto.

Fra una cascata dei coriandoli e il saluto dei passionali italiani, i Coldplay si congedano dal palco, ma senza il tradizionale inchino di circostanza: la band ha un imminente aereo e deve scappare. Molti storcono il naso, ma perdoneranno Chris e i suoi quando potranno rivederli dal vivo a Cinecittà e in televisione il 21 novembre successivo, ospiti della trasmissione di Fiorello '#ilpiùgrandespettacolodopoilweekend'. Lì regaleranno un'interpretazione della hit del momento, 'Paradise', e un ilare siparietto con lo showman siciliano e con il maestro Cremonesi.

Qui da noi, i Coldplay sanno sempre come divertirsi e come far divertire...