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  • Anno 2012
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(2012) Torino

Avevano promesso che il loro ultimo album, Mylo Xyloto, sarebbe stato un disco più visuale che musicale e che avrebbe reso di più dal vivo che in studio. E sono davvero stati di parola. Proprio a Torino, il 24 maggio scorso, in occasione dell'unica tappa italiana nel loro tour promozionale dell'album. Un concerto andato in sold out in poco più di 24 ore e che ha rispettato in pieno le attese degli oltre quarantamila fans presenti allo Stadio Olimpico del capoluogo piemontese. Di chi parliamo? Dei Coldplay.

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Partiamo proprio dai fans, assiepati in fila ai cancelli fin dalle prime ore della giornata, sotto un sole cocente, ma armati di acqua, pazienza e tanti, tanti sogni. Sostenitori provenienti dalle più disparate zone d'Italia che hanno speso una fortuna, in energie e in denaro, per essere presenti ad uno degli spettacoli musicali più memorabili degli ultimi tempi. Ma ne è davvero valsa la pena.

Dopo gli opening act della giovanissima Rita Ora (la nuova Rihanna) e dei Marina & The Diamonds, i quattro musicisti anglosassoni – con un piccolissimo ritardo – salgono, sulle note di Ritorno Al Futuro, sul palco dell'Olimpico, fra il fragore indescrivibile di un pubblico in estasi, immerso in migliaia di luci colorate prodotte da dei braccialetti luminosi (gli xylobands) distribuiti ad ogni partecipante direttamente all'ingresso ai cancelli... ma non solo quelle. Sullo sfondo, migliaia di fasci laser che fanno letteralmente brillare il settore prato e gli spalti in un'atmosfera davvero perdifiato. E poi, enormi, cinque maxischermi tondi che proiettano immagini che portano gli occhi dei presenti da un remoto futuro a quei fantastici secondi di furore musicale.

La band è davvero carica (in Italia ha sempre dato il meglio di sé) e inizia il suo live, proponendo la strumentale Mylo Xyloto che sfuma nell'entusiasmante Hurts Like Heaven, intonata di gran carica da tutto il pubblico.

E' uno show senza neanche un attimo di pausa, dove tutto viene proposto e vissuto ad un'ipervelocità che non permette di respirare. Un susseguirsi di emozioni senza fine e senza pause.

Così, dai due brani di apertura dell'album Mylo Xyloto si passa ad un cavallo di battaglia dei Coldplay, quell'In My Place cantata a squarciagola persino dai muri e sulla quale Chris Martin (il frontman del gruppo) fa fatica a far emergere la propria voce. Sia chi è lì a vederli per la prima volta, sia per chi è invece già la decima (come il sottoscritto), il coinvolgimento emotivo è praticamente identico: una incredibile ed adrenalinica sensazione.

Appresso, il saluto di Chris e i suoi a tutti gli italiani presenti. Da sempre, fra i Coldplay e il Belpaese c'è un affetto particolare, ma durante questa serata sembra essercene ancora di più. E la chitarra di Jonny Buckland ruba la scena quando il complesso decide di suonare Major Minus, uno dei pezzi più di stampo rock del nuovo disco. I componenti del gruppo sono tirati davvero a lucido e regalano una performance da urlo. Subito dopo, Lovers In Japan (uno dei brani più rappresentativi, nonché singolo estratto dal quarto album Viva La Vida Or Death And All His Friends) che seppellisce il pubblico con una pioggia di farfalle e coriandoli colorati. Uno spettacolo per gli occhi, oltre che per le orecchie. L'atmosfera si riscalda, così come i cuori dei presenti, su The Scientist, una delle più struggenti ballate dei Coldplay: è il momento in cui Chris lascia l'incombenza del canto interamente a tutti i presenti. Che non sfigurano affatto, anzi la ergono a nuovo inno nazionale. Le stesse quarantamila voci restano sospese nell'aria per un'altra canzone immortale: quella Yellow che li lanciò nel 2000 e che li vede ancora presenti e protagonisti del panorama musicale internazionale. Stavolta, il brano si snocciola in un arrangiamento con un'intro al piano che lascia spazio ad un fragorosa seconda parte interamente dominata dalla chitarra di Jon, dal basso di Guy e dalla incessante batteria di Will. 'Look at the stars, look how they shine for you' risuona a chilometri di distanza, come un eco senza fine.

Si vola di melodia in melodia e si atterra sulla gettonatissima Violet Hill e su una devastante God Put A Smile Upon Your Face, uno degli apici della serata. I quattro tirano fuori dal cilindro una prestazione da urlo, in mezzo a ottantamila mani plaudenti e rivolte verso l'alto, quasi a ribadire il concetto che la musica dei Coldplay non ha tempo né età.

Subito dopo, la band si sposta dalla sezione del palco principale ad un differente stage, a forma di X, posizionato proprio alla fine di una passerella centrale. E' il punto più esposto del palco, un'isola in mezzo ad un mare di fans. E' qui che i Coldplay fondono techno, r'n'b e rock in due pezzi come Princess Of China (il nuovissimo e quarto singolo estratto da Mylo Xyloto) ed Up In Flames: in questi frangenti, c'è un superbo Will che destina il suo lavoro e il suo sudore ad una strana batteria elettrica.

Ma è proprio nella stessa porzione di palco che i Coldplay regalano l'emozione più sorprendente della serata, qualcosa che rimarrà negli annali e nei ricordi dei loro sostenitori italiani, così come farebbe la colonna sonora della propria vita: è il momento di Warning Sign, uno dei pezzi meno conosciuti ai più ma una delle vere e proprie perle del secondo disco del complesso inglese, quell'A Rush of Blood To The Head che li ha resi famosi e unici allo stesso tempo. Le note avvolgono il pubblico in un tappeto sonoro di alta intensità emozionale, impossibile non rimanere estasiati ed abbagliati dalla bellezza di una tale performance. Gli applausi si sprecano. Ma sono tutti ampiamente meritati.

Terminata la fase dell'X-Stage, i quattro ritornano sul palco principale, rimbracciano gli strumenti e danno vita a un qualcosa che va oltre la definizione del 'dare la carica'. I battiti del cuore aumentano a ritmi vertiginosi, non si riesce a stare fermi ma solo a saltare e a muoversi. Si passa dalla strumentale A Hopeful Transmission alla sua naturale prosecuzione, una fragorosa Don't Let It Break Your Heart, sulla quale si illuminano decine di enormi palloni ad aria colorati, rappresentanti dei simboli propri dell'album Mylo Xyloto e disposti in vari punti dello stadio. E' Jonny a dimostrare tutta la sua levatura di apprezzato chitarrista, mentre il solito Will alla batteria prende le sembianze di un maniscalco medievale, tale è la potenza dei suoi colpi con le bacchette. In un baleno, si passa al 'canto' dei Coldplay per eccellenza: arriva Viva La Vida, il brano dominato dagli archi dell'italiano Davide Rossi e che rimane scolpito nell'immaginario collettivo come LA canzone del gruppo inglese. Il coro finale è da rottura dei timpani, e anche i Coldplay se ne accorgono. Una delle accoglienze più calorose di sempre per loro, uno dei cori a più alto coefficiente di produzione di decibel per i fans. Immediatamente, si riaccendono i braccialetti colorati e lo Stadio Olimpico torna ad essere una enorme fonte di luce: arriva Charlie Brown, col suo perfetto riff di chitarra, con la sua vivace batteria, col suo coinvolgente giro di basso e con la voce cristallina di un Chris in trance per l'effetto scenico; il brano, terzo singolo estratto da Mylo Xyloto, si conclude con un 'We'll Be Glowing In The Dark'. Non ci sarebbe potuta essere frase migliore: l'intero stadio brilla nel buio. Come una cometa nel cielo lindo di una notte d'agosto. Chiude il poker d'assi la performance tanto attesa, quella di Paradise, brano che ha consegnato i Coldplay all'affetto nostrano più grande degli ultimi periodi. Gli xylobands rimangono ancora accesi e si illuminano a intermittenza, proprio a tempo con il pezzo, e il ritornello (uno dei più passati in radio nel 2011 qui in Italia, fra l'altro) viene ripetuto all'unisono e all'infinito da tutti i seguaci della band che ora conferma di essere la più importante del mondo. Chapeau.

I quattro si allontanano dal palco. Si prenderanno una pausa? Macchè. Sfrecciano verso gli spalti della curva e raggiungono una piattaforma proprio in mezzo al pubblico, giusto per regalare a chi è lontanissimo due pezzi molto sentiti dall'esercito dei sostenitori della band: sono Us Against The World (un pezzo acustico inserito in Mylo Xyloto) e la nota Speed Of Sound, presentata in una veste 'stripped' che raccoglie applausi a scena aperta, proprio come quando era stata pubblicata nel 2005 attraverso X&Y, album campione di incassi e primo in 28 nazioni nel mondo.

Dopo l'encore (e un meritato stop per riprendere fiato), i Coldplay si apprestano a concludere lo show regalando tre dei loro pezzi più famosi e più ricercati: Clocks, l'anthem per eccellenza di A Rush Of Blood To The Head, dove il classicismo del pianoforte e il rock delle chitarre vengono bilanciati nella più perfetta equazione possibile (su questa performance, centinaia di laser rossi partono dal palco e illuminano ogni cosa), una Fix You strappalacrime e senza ombra di dubbio la canzone più attesa dai fans di vecchia data del complesso inglese (il canto a quei decibel è al limite dell'inquinamento acustico, ma in quella sede diventa una sorta di efficace preghiera musicale) e la hit Every Teardrop Is A Waterfall, durante la quale Chris afferra una bandiera italiana lanciata dal pubblico, la agita vorticosamente sulla strofa 'Still I'll Raise The Flag' e la indossa come una seconda veste, quasi a voler ribadire che, per i Coldplay, l'Italia è una sorta di seconda casa.

Sul finale, la batteria di Will chiude di fatto il concerto. Fra lacrime, sudore e sorrisi dei quarantamila e più dell'Olimpico. Ancora una volta, l'ennesima, i Coldplay lasciano il nostro Paese regalando il più fulgido ed indelebile ricordo. I colori dei braccialetti, i laser, le farfalle, i maxischermi e i cori da stadio non ci lasceranno, davvero, mai più...

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