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[Pitchfork.com] Intervista a Chris Martin

Chris Martin

Il leader dei Coldplay parla di Eno, dei Radiohead, e del nuovo Lp della sua band, Mylo Xyloto (di Ryan Dombal)

Chris Martin è un ragazzo affascinante. Molto affascinante. "Sei fortunato perchè avrai i tuoi capelli per tutta la vita," dice, guardando in cima alla mia testa. "Diventeranno un po’ più radi ma saranno ok. E questo è un grande augurio." Concesso, è nei suoi interessi risultare piacevole nell’intervista, ed ha avuto più di 10 anni per perfezionare la sua tecnica. Ma ancora, seduti in una relativamente modesta stanza in un Trump hotel nel centro di Manhattan, Martin sembra sinceramente impegnato, il suo charm da ragazzo non sconfina in un atteggiamento viscido.

La facile affabilità del frontman 34enne dei Coldplay è ancora più impressionante considerando il fatto che, solo qualche ora fa, stava cantando e saltellando di fronte al pubblico del "Today Show" ad un orario assurdo, le 7 di mattina. Naturalmente, Martin non si sta lamentando. Ma sembra però che si stia concedendo un po’ di relax nel suo abbigliamento non colorato mentre sprofonda nel divano.

La sera precedente, ho guardato attentamente dal pubblico mentre il cantante rispondeva ad alcune domande "impegnative" al programma "Colbert Report". In questo caso, era allegro e spiritoso, scherzando continuamente con Colbert. Ma era anche umile quasi al punto di diventare fastidioso. Perché anche se i Coldplay hanno venduto più di 50 milioni di album e sono riusciti a mantenere una parvenza di rispetto della critica negli ultimi 10 anni, Chris Martin può ancora sembrare imbarazzato dal suo status di rock star tra le più conosciute del pianeta. La musica della sua band è ancora completamente e totalmente immensa per ambizione e sentimenti, lontano dal palco, Martin è praticamente immune dal luogo comune di lamentarsi e dalla sfacciataggine dei suoi colleghi da stadio.

Personalmente, può essere innocente quanto un adolescente con il suo LP stretto tra la mani. Per esempio, è mortificato dalla recente rottura dei R.E.M.. "Perchè non prendersi un pausa per un po’ di tempo e poi suonare quando si vuole?" suggerisce. "Amo i R.E.M., quindi preferirei che ci fossero ancora, ma lo capisco." Cresciuto nella provincia occidentale rurale inglese, il primo album dei R.E.M. che ascoltò fu il loro successo del 1991, Out of Time: "Senza internet, i dischi dovevano essere davvero di successo per rompere le barriere della vita di campagna."

Certamente, i Coldplay oggi superano questa barriera in modo impeccabile regolarmente. Il loro ultimo album, Mylo Xyloto, vede la band uscire in punta di piedi dalla loro zona ‘tranquilla’ con un beat hip-hop e la partecipazione di Rihanna, il tutto seguito dalle esperte orecchie di Brian Eno, che ritorna come un guru dopo il fenomenale successo di Viva la Vida del 2008. E mentre i Coldplay continuano a esplorare con successo " la tensione di voler essere una della più grandi band del mondo e di doversi frenare per essere una delle più grandi.," come ha detto recentemente dal nostro Ian Cohen, l'ubiquitarietà spesso si accompagna con ostilità, e Martin si rende perfettamente conto anche dei suoi detrattori. Ad un certo punto, mi chiede, "Pensi che sia normale per i grandi artisti avere chi ti disprezza e periodi di alti e bassi?" La domanda è posta con massima sincerità.

Pitchfork: E’ strano dirlo considerando a quante persone piacciono i Coldplay, ma Mylo Xyloto sembra quasi un tentativo di un album "pop".
Chris Martin: Si. Siamo una strana posizione, non se nemmeno dove potremmo essere classificati. Forse per il fatto che siamo inglesi o per il pantheon di band straordinarie che ci sono state prima di noi, ma ci sentiamo sempre molto ‘piccoli’.

Alcuni dicono che abbiamo talento e alcuni che siamo la cosa peggiore che potesse capitare nel mondo della musica, e ci disorienta un po’ essere nel mezzo di tutto ciò. Tutto questo parlare arrivò ai massimi livelli ai tempi dell’ultimo album—iniziammo con le cause legali e ad essere messi da parte. M****te. Quindi pensammo, "Vaff*****o, faremo un album che rifletta quello che ascoltiamo, e non importa a quale categoria apparterrà." E questo pensiero era parte della filosofia di Brian Eno: Dovete ignorare tutte queste chiacchiere intorno a voi e dovete divertirvi il più possibile quando siete in quella stanza per 300 giorni all’anno mentre nessuno vi guarda. Non si tratta di vendere il maggior numero di copie dell’album fino a quando l’obiettivo è rendere divertenti i vostri Giovedì. Ci ha aiutato a farci divertire come band piuttosto che sentirci sotto pressione per mantenere alti i prezzi delle azioni.

Così Brian ci scrisse subito dopo l’uscita dell’ultimo album e ci disse, "Avete bisogno di tornare in studio perché possiamo andare oltre." Una maniera gentile di dirci, "Potete fare di meglio." Brian non lavora con molte persone, quindi se vuole lavorare con te, lo fai e basta.

Pitchfork: Com’è stata la vostra esperienza lavorativa con lui in questo album?
CM: Innanzitutto, facciamo tutto quello che dice. [ride] Questo è già tanto per lui. In realtà lo sto segretamente usando prioprio quando lui pensa di usare noi, capito?—lasciandogli fare ciò che vuole, in realtà siamo noi a vincere.

E’ molto scostante—viene per un po’ di giorni e poi sparisce. Nel caso dello scorso album, mi sarei rivolto così a lui, "Ecco la canzone e ci sono tutti i suoi 28 bit." Ma questa volta, Eno mi disse, "Devi andartene un po’ a fa****o, e poi il risultato finale sarà legato molto più alla chimica della band piuttosto che ai deliri di un dittatore."

Ha lavorato singolarmente con ciascun membro della band – eccetto che con me—solo per ottenere nuovi sound e dare loro fiducia. [Il chitarrista] Jonny [Buckland] è una persona davvero timida, ma dopo aver passato un po’ di tempo con Brian, era molto più preparato nel guidare il lavoro quando stavamo mettendo insieme le canzoni, è stata una bellissima cosa per me.[ride]

Nel periodo del nostro terzo album, X&Y, sostanzialmente diventammo un po’ timidi musicalmente e probabilmente commettemo l’errore di cercare la 'grandezza' invece che che gli elementi interessanti. Quell’album vendette bene e conteneva molte canzoni che amavamo davvero tanto, ma nel suonare insieme come band, facevamo troppo affidamento su Pro Tools e lo usavamo come un tester invece che come uno strumento. Chi pubblicava album nel 2004 ci si affidava troppo poco all’editing, anche un album come Around the Sun [dei R.E.M.] è colpevole di questo.

Ma quando arrivò Brian, ci disse, "Avete bisogno di cantare tutti insieme." La sua cosa preferita è cantare a cappella, quindi ci siamo subuto ritrovati a cantare vecchie canzoni gospel di mattina prima di iniziare a lavorare. Eravamo così felici di avere un maestro, qualcuno che ci ricordasse la gioia del fare le cose. E’ così curioso e non ha paura del fallimento, caratteristichea di grande importanza se sei un artista affermato. Non gliene frega niente di suonare qualcosa di ridicolo per due ore, perché probabilmente dopo due ore e 3 minuti, qualcosa di forte viene fuori— e volevamo profondamente suonare e suonare ancora percheè ciò accadesse.

In questo album, la canzone con Rihanna, "Princess of China", era partita come pezzo acustico, senza percussioni e tutti suonando in cerchio. E così che i piccoli rumori iniziarono a nascere e a dare alla canzone un’identità. Tutto su questo album ha subito questo processo.

Pitchfork: Avete registrato in studio con Rihanna?
CM: Suonai la canzone al piano con lei in studio, ma poi lei si allontanò con il suo grande team e la trasformò in un pezzo grandioso. Pensai, "Comunque ti piaccia cantarla, fallo per favore." [ride] Direi che è la mia voce preferita—ad eccezione di Bruce Springsteen o Stevie Wonder. E’ così ricca, ma non la ostenta mai. Dà la priorità alla canzone e non al suo ego, e riesce a comporre quelle imbattibili f*****e melodie. Mi colpiscono davvero.

Pitchfork: E’ divertente, il "para, para" nel vostro nuovo singolo "Paradise" mi ricorda il "ella, ella" nella canzone Umbrella di Rihanna.
CM: Si. La ripetizione di una sillaba è un trucco pop di recente introduzione. Erano secoli che volevo farlo. E’ nato in modo molto naturale in "Paradise" perchè era da tanto tempo che ascoltavo quel genere di musica. Credo che più generi diversi si ascoltano, più si apprendono i segreti altrui. Pensavo, "Oh, c’è un modo in cui possiamo utilizzare qualcosa di simile, ma in una canzone di genere completamente opposto?" Confusione, sostanzialmente. C’era questo canto ungherese che abbiamo ascoltato per un po’, che ha influenzato la nuova canzione "Hurts Like Heaven"— c'è una sorta di armonia 'compressa' in questo pezzo che deriva dall’ascolto di quelle donne ungheresi.

Pitchfork: Hai parlato di questa idea della fiducia, sei allo stesso tempo un cantante famoso di una band di straordinario successo, ma anche molto auto-denigratorio e un po’ goffo. Per esempio, quando vi siete esibiti al "Live on Letterman" lo scorso mese, sei letteralmente caduto dal palco mentre stavi ballando.
CM: [ride] Si, stavo girando su me stesso. Ho perso i riferimenti.

Pitchfork: Ma è piaciuto a tutti. E anche quando ti vidi al Madison Square Garden all’inizio del Viva la Vida tour, sbagliasti un paio di versi, ma in qualche modo ne venni fuori. Allo stesso tempo, non posso evitare di pensare che ad un altro artista del rock come Bruce Springsteen probabilmente quelle cose non succedono.
CM: Sono sicuro che Bruce sbaglia a volte—non molte, lo ammetto, ma l’ho sentito sbagliare di brutto un paio di volte. [ride] Ma anche se alcune delle cose che faccio risultano da sfigato o non professionali, almeno sono io per davvero. Adesso più che mai, fingere di non essere me stesso potrebbe peggiorare molto la situazione. Non penso che si possa riuscire ad essere una rock star avvolta nel mistero come succedeva nel 1965 perchè ci sono troppe informazioni. Tutto ciò che si fa è sempre disponibile. Quindi la sola cosa su cui contare è il non essere falsi. È la nostra unica regola, e credi che ciò sia quello che fa impazzire la gente, in senso negativo, perchè non c'è abbastanza mistero. Ma è anche il motivo per cui piacciamo ad altre persone perchè arriva tutto dal cuore. Non c'è nient'altro. Quando cado, cado e basta. Questo accade abbatsanza spesso, non solo durante delle riprese-- è stato davvero imbarazzante. [ride]

Pitchfork: Sono d'accordo sul fatto che sia più difficile tenere vivo questo mistero tra le rockstar oggigiorno, ma penso che Jay-Z ci stia ancora riuscendo.
CM: Si, è l'unico credo. È davvero la persona più fantastica del mondo-- nessuno contesterebbe ciò. Ma chi altro ci riuscirebbe?

Pitchfork: Dunque, qualcuno come Kanye...
CM: Kanye non ha questa capacità-- twitta di brutto dietro le quinte!

Pitchfork: Hai ragione, ma Kanye è riuscito a rendere speciale in un modo tutto suo la sua condivisione di informazioni non misteriosa.
CM: [ride] Oh, OK. Voglio dire, adoro i suoi Twitter come tutti, ma Kanye è solo sè stesso e lascia decidere alla persone il fatto di piacere o no. Non puoi fingere.

Pitchfork: Pensi che sia stato più facile per artisti come Neil Young essere un mito negli anni 60 e 70 rispetto ad oggi?
CM: Al cento per cento, certo. Creare la leggenda di Tom Waits sarebbe stato molto più difficile adesso con la gente che gli scatta foto con il telefono mentre fa benzina e fa il bucato. Tutti devono compiere queste mansioni 'comuni', ma nel passato era più facile credere che forse Joni Mitchell non facesse nulla di tutto ciò e che vivesse nel suo mondo magico. La tecnologia ha cambiato il mondo in questo senso.

Lady Gaga fa un gran lavoro per cercare di mantenere tutto all'interno del suo universo, ma poi qualcuno trova una sua foto in una piscina da qualche parte, e questo irrita di lei perchè so che non è parte della sua intenzione creativa. È come quando qualcuno ti riprende mentre inciampi o ti sta sanguinando il naso. È dura ma funziona in questo modo.

Pitchfork: Trovo interessante il modo in cui sai salvarti così bene da quelle scivolate, come nello show da "Letterman".
CM: Beh, durante un concerto, può capitarti un' enorme c*****a di questo tipo. Ti sei giocato la tua carta. Quindi se qualcosa va storto, nessun problema, ma sotto sotto un po' mi preoccupo. Il pubblico ti perdona una caduta dalla fune, ma se succede due volte, penseranno, "C***o non riesci proprio a farlo."

Pitchfork: Ero presente anche alla riprese del recente "Colbert Report", e hai sbagliato accordo all'inizio di "Up in Flames" e hai dovuto ricominciare da capo. Nervosismo?
CM: Si, tutti si agitano un po'. E abbiamo suonato quella canzone solo una volta dal vivo. In televisione, non sali sul palco e ti dici, "Siamo i fot****i migliori," perchè sei solo l'intrattenimento musicale alla fine del programma. Devi saper stare al tuo posto. Se invece sei al tuo concerto in uno stadio, allora è un'altra storia. Hai visto i Radiohead esibirsi al "Colbert"? È stato bello?

Pitchfork: Si molto. Hanno suonato alcuni pezzi del nuovo album, anche se credo che alcune persone avrebbero voluto ascoltare qualche vecchia canzone. Band come Radiohead e U2 sono famose per reinventarsi conservando un gran seguito di pubblico, un trucco di grandissimo effetto per riuscirci. Penso che i Coldplay lo facciano, ma avete mai pensato di optare per un cambiamento più radicale? Vi attira l'idea?
CM: La differenza tra noi e i Radiohead-- che sono indubbiamente fantastici-- è che, alla fine della giornata, sono ancora schiavo delle canzoni orecchiabili che ho ascoltato. Mi piacciono i cori. E nei limiti del possibile, proveremo qualsiasi cosa. Ma siamo nel mezzo perchè mi piace sia "Last Friday Night" di Katy Perry quanto mi piace "Karma Police", e se vuoi oltrepassare il confine, devi saper accettare critiche pesanti.

Thom [Yorke] ha una filosofia diversa, ed è questo il motivo per cui sono così grandi. Sono molto più coraggiosi, in un certo senso. Ti toccano nel profondo. Quando uscì Kid A, lo ascoltai una volta ed ero molto arrabbiato. Mi dissi, "Dove sono le canzoni da stadio?" E poi, come previsto, diventa il tuo preferito. E così meraviglioso.

Reinvenzioni come Kid A o Achtung Baby furono naturali, ma non lo faremo perchè già stato fatto. Stiamo cercando di cambiare a modo nostro-- la band ha sound assolutamente diversi in confronto al nostro primo o terzo album. So che non potremo mai essere nel loro 'mondo', ma abbiamo la nostra dimensione, e va bene così. Pensi che sia normale per i grandi artisti avere chi ti disprezza e periodi di alti e bassi?

Pitchfork: Si, e come non potreste?
CM: Ma per gente come Bruce o U2, non hanno questo genere di problemi-- sono rispettati. Recentemente, ho fatto mia una domanda che Bruce fa al pubblico. L'ho rubata ecco.

Pitchfork: Qual'è?
CM: Non la voglio dire.

Pitchfork: Dai, forza....
CM: Chiede, "Qualcuno è vivo laggiù?? Mi piace un sacco. Quando lo vidi per la prima volta tre anni fa, nessuno mi aveva detto del modo in cui tutti lo chiamano "Bruuuuce." Così, come tutti, pensai, "Ma perchè c***o tutti lo fischiano dopo ogni canzone?" [ride] Ho visto molti dei suoi concerti da allora.

Pitchfork: La tua amicizia con Jay-Z mi affascina. Sono curioso, cosa vi lega?
CM: Penso che in molti si chiedano perchè siamo amici, e qualche volta questa domanda è sostanzialmente a sfondo razzista-- non la tua, però. [ride] Ma se fossimo entrambi neri o bianchi, non credo che la gente farebbe domande. Lo capisco: abbiamo background diversi. Ma amiamo le stesse cose che amano tutti. Mi piace la sua musica, ed è un ragazzo davvero molto in gamba, ed è genuino. Rispetto le sue decisioni, e pensiamo entrambi a provare a essere veri nella nostra arte. Di fatto uno di noi è un nerd e l'altro è il più grande multi-imprenditore sul pianeta.

Penso che la maggior parte si chieda perchè lui è amico mio. Certamente, io voglio essere amico di Jay-Z-- è perfetto. In Inghilterra, dicono, "Perchè sei amico di Jay-Z?" È quasi come se fossero gelosi. È lo stesso con mia moglie: "Come ci sei riuscito?" E la mia risposta è: "Non ne ho idea." [ride]

Pitchfork: Tu e Jay, per esempio, giocate ai giochi in scatola insieme? Trivial Pursuit?
CM: No, non ci giochiamo. Giochiamo a touch football. Jay è molto bravo a giocare a football americano-- non solo perchè ha molti altri talenti, ma sa come titare una spirale. E poi, mi 'strofina' affettuosamente la testa [ride] In Inghilterra, nessuno ti insegna a lanciare una spirale, quindi i miei tiri sembrano delle uova che ondeggiano in aria.

Pitchfork: Quando avete intitolato questo album Mylo Xyloto, avreste dovuto prevdere che tutti avrebbero chiesto cosa significava.
CM: Non c'è una vera risposta. Ho dato circa 18 risposte diverse a questa domanda. La verità è che non lo so. È come la canzone "Yellow", ci sono certe cose che il tuo cervello ti suggerisce, e non le puoi cambiare. Ti escono in modo naturale, e quando provi a cambiarle, non senti di fare la cosa giusta, anche se potrebbero avere più senso.

Pitchfork: Nonostante tu sia auto-denigratorio e umile, ci vuole una sana quantità di ego per dare questo titolo all'album, o far uscire un primo singolo intitolato "Every Teardrop Is a Waterfall" sapendo che ci saranno persone che lo scarteranno definendolo "un'altra canzone dei Coldplay sul pianto" senza nemmeno ascoltarlo.
CM: Si, come ho sempre detto, sono molto orgoglioso della mia band, e amo quando suoniamo insieme. Mi ha dato tutto quello che di buono c'è nella mia vita. Tutto. Ma so che non possiamo piacere a tutti. Quindi chiedo scusa per questo, ma non mi fermo. Mi piace davvero quel titolo "Every Teardrop Is a Waterfall" perchè è sul trasformare qualcosa di spiacevole in qualcosa di bello; la musica può essere la tua fuga, o può far si che una situazione sia più sopportabile in qualche modo. Il grande vantaggio di internet è che tutti odiano tutti, quindi puoi semplicemente andare avanti e fare ciò che vuoi. [ride]

Pitchfork: Se incontrassi qualcuno che odia i Coldplay, gli direi di guardarsi la vostra guest appearance in "Extras" di Ricky Gervais dove ti sei davvero messo in ridicolo. Ti importa che le persone sappiano che hai un senso dell'humor anche se non c'è nessuna ironia nella tua musica?
CM: No, non c'è-- e non ci deve essere. Ho rinunciato a fare caso a cosa pensa la gente. Se qualcuno pensa che sono una testa di c***o, bene, che ascoltino i dischi di qualcun'altro, allora. Non siamo sotto un regime totalitario; nessuno viene costretto ad ascoltare i Coldplay. In realtà è un complimento rappresentare qualcosa a cui ci si può opporre. Per noi va bene. Ma, in termini di personalità e humor, nessuna delle nostre canzoni divertenti è stata poi inserita negli album [ride] Abbiamo molte canzoni stupide, ma il nostro batterista Will non permette che vengano inserite.

Pitchfork: Cos'è una canzone divertente?
CM: In effetti [sorride in modo malizioso], ne abbiamo scritta una ieri su una ragazza con tre seni, ma Will ha detto, "Non è un singolo."

Fonte: http://pitchfork.com/features/interviews/8699-chris-martin/

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Ideatore e sviluppatore di Coldplayzone, Gabriele è un webdesigner milanese emigrato in Sicilia nel 2004 (per scelta di vita), il quale sente il desiderio di creare un 'posto' online [ zone ] da condividere con tutti gli appassionati di musica, in particolare quella dei Coldplay. Grande appassionato di musica inglese e di tutto ciò che si possa definire 'British'.