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Esclusiva intervista a Jon Hopkins

L'enorme disponibilità dimostrata da Jon Hopkins nei confronti di noi di Coldplayzone ha reso speciale quest'intervista sin dal primo momento. Siamo davvero lieti ed onorati di averlo conosciuto e di aver avuto un'ulteriore conferma della sua grandezza morale, oltre che della sua dimensione artistica. Grazie Jon! - Coldpatrix

Ciao Jon! Per noi di Coldplayzone è un vero onore ed un immenso piacere intervistarti. Come va?
Ciao. Grazie mille. Sto bene. Sto tornando da un concerto appena fatto a Montreal, è stato davvero divertente.

I fan dei Coldplay (e ti parlo con cognizione di causa, visto che sono uno di loro) ti devono moltissimo, grazie al microcosmo di idee che sei riuscito a sviluppare durante la produzione di 'Viva La Vida Or Death And All His Friends'. Eppure il tuo genere predominante - la musica elettronica - non era esattamente nelle corde della band durante la prima fase della loro carriera. Quanto il rapporto con Brian Eno e la fiducia di Chris e gli altri nelle tue enormi capacità artistiche ha influito sulla perfetta fusione di sonorità apparentemente così distanti?
Credo che la band e Brian stessero cercando di allargare la loro rosa di conoscenze sonore a cui ormai si erano abituati coi precedenti album. Volevano esplorare nuovi modi di lavorare, e in particolare con l'idea di collaborare con nuovi musicisti, per rompere la routine della quale erano "vittime".

Durante le sessioni di registrazione, come è entrata in gioco l'elettronica nella pura elaborazione dei brani? E quanto il processo di integrazione fra due diversi filoni creativi rischia di snaturare ora l'uno, ora l'altro?
La nostra collaborazione è iniziata con un po' di improvvisazione sulle tastiere con la band mentre loro suonavano tutte le canzoni, che a quell'epoca erano ancora "bozze". È difficile dire quanto questo abbia influenzato la successiva scrittura ma è stato bello vedere parti composte da me resistere da quelle prime fasi fino alla fase di mixaggio finale.

In 'Viva' il tuo apporto e il tuo lavoro sono riscontrabili in molti più punti di quanti esplicitamente riportati sul booklet ufficiale. L'intro di 'Life In Technicolor' e il mainstream di 'The Escapist' sono forse i punti in cui il tuo tratto distintivo è immediatamente riscontrabile, ma molti non sanno che anche l'intro di 'Violet Hill' è tua (frutto di una collaborazione con Davide Rossi, sul quale torneremo più tardi), così come alcuni passaggi di organo, armonium e altri strumenti a tastiera. Qual è stata, fra queste citate, la tappa per te più ardua?
Nessun elemento in particolare è stato più difficile di altri, ma ho avuto diversi livelli di responsabilità in ogni canzone, e forse ho percepito differente pressione. Prospekt's March in particolare è una di quelle che ho co-prodotto, è stata sotto la mia supervisione in termini di sound e arrangiamenti, e ricordo di avere fatto le ore piccole diverse volte su quella canzone.

Puoi dirci di più sull'intro di 'Violet Hill'? Com'è nata? Ma soprattutto, cosa ha pensato Brian Eno ascoltandola, visto che gli elementi sonori di quei 34 secondi fanno riferimento alla musica ambient di cui lo stesso Eno è stato in passato un capostipite?
Arrivò mentre io e Davide Rossi stavamo improvvisando insieme in studio. Anche se ancora non lo sapevamo, Chris and Rik (Simpson, ingegnere del suono, ndr) stavano ascoltando e registrando quello che stavamo facendo. Siamo tornati nella sala controllo per scoprire che erano entusiasti di quello che avevamo composto. Non ho mai avuto una vera e propria conversazione con Brian su questa creazione, non era lì in quel periodo, non so nemmeno cosa ne pensa. (ride, ndr)

Il booklet ufficiale dell'album parla anche di un aspetto da te curato: il 'colouring'. Di cosa si tratta esattamente?
E' stata una parola che io e Chris abbiamo trovato per descrivere quegli elementi a cui io ho contribuito che non possono essere facilmente descritti con termini tradizionali. Sono elementi di atmosfera, o processi che ho aggiunto agli strumenti che la band suona, cose di questo tipo.

I Coldplay hanno poi permesso di far conoscere a più riprese la tua musica, facendoti esibire direttamente quale 'supporting act' prima dei loro show in almeno una quindicina di occasioni. Qual è stata, di queste, la più entusiasmante secondo te? E cosa hai carpito dell'atmosfera pre e post concerto?
Credo sia un numero molto maggiore di concerti: ho fatto due tour in America, uno in Giappone e l'intero tour in UK. Il tour giapponese è stato il più piacevole, non c'ero mai stato e sono sempre stato affascinato da quella cultura così diversa dalla nostra. Inoltre Davide Rossi è venuto in tour in quel periodo e ci siamo esibiti insieme, alla grande!

Certo che fra pingpong, scintille, playstation e rammendo di bottoni delle uniformi, i backstage di volta in volta sono stati a dir poco caotici e dominati da ritmi serrati. Ti viene in mente qualcosa che ha particolarmente colpito la tua attenzione, collegato a quegli intensissimi minuti?
In realtà no perchè tendo a diventare molto nervoso nel tempo che precede il concerto per mettere insieme i pensieri – poi dopo il mio show, vado a fare il dj per il pubblico fino a quando la band non sale sul palco. Successivamente guardo il concerto. Anche se il backstage è sempre molto frenetico, con persone che corrono dappertutto per svolgere i propri compiti, il camerino della band è sempre stato un luogo tranquillo.

Grazie a questa felice parentesi lavorativa, hai poi potuto conoscere un grande compagno di lavoro, Davide Rossi (che per noi sostenitori italiani dei Coldplay, come puoi ben immaginare, è quasi una divinità). Cosa ci puoi dire di lui come musicista ma, soprattutto, come amico? E quanto cambia il vostro approccio al lavoro quando suonate assieme piuttosto che quando siete ciascuno per proprio conto?
Con Dav è davvero bello lavorare. Ho raramente incontrato persone che lavorano così tanto e a dei livelli così alti. Abbiamo lavorato insieme su qualche progetto da allora, e appena possibile mi ha sempre raggiunto sul palco. Quando siamo impegnati sullo stesso progetto, tendiamo a lavorare in stanze diverse ma sentiamo spesso a vicenda ciò che abbiamo prodotto. Generalmente entriamo facilmente in connessione quando si fa musica.

Dacci al volo un aggettivo per descrivere Chris, Jon, Will e Guy...
Sono tutti ragazzi davvero divertenti, grandi artisti con cui lavorare e uscire a divertirsi.

Sappiamo che hai una predilezione per 'Politik'. Traccia 1 di 'A Rush Of Blood To The Head' a parte, quali sono le tre canzoni dei Coldplay che seguono nella tua personale A-list?
Probabilmente Death And All His Friends, Glass Of Water e Yellow.

Parliamo di te ora. Jon Hopkins musicista nasce ufficialmente all'età di 5 anni, quando inizia a strimpellare il pianoforte. Crescendo, entra a far parte della 'Royal College Of Music' di Londra. Dopodichè il percorso formativo cambia. Come sei passato dall'aria quantomeno istituzionale e 'classica' di un conservatorio ad abbracciare la musica elettronica?
Le due cose si sono sviluppate separatamente, ma insieme nel tempo – mi sono interessato alla musica elettronica mentre stavo imparando il piano e alle 5 magari finivo le lezioni di piano per focalizzarmi sulle composizioni elettroniche.

Ogni artista ha le sue influenze musicali. A chi (o cosa) fai ascendere le tue?
La più ovvia credo che sia Brian. Sono suo fan da moltissimo tempo. Aggiungerei anche altri artisti di musica elettronica come Plaid, Four Tet, Nathan Fake, cose di questo genere.

Quando hai raggiunto la consapevolezza che qualcosa a livello lavorativo stava radicalmente cambiando, trasformando la tua carriera lavorativa da incerta degli esordi ad affermata dei giorni nostri?
Una cosa che mi ha fatto capire che le cose stavano cambiando è stato quando ho passato una settimana con Chris a Los Angeles a lavorare sull'album Viva, e abbiamo sviluppato la parte elettronica di Prospekt's March e The Escapist. Questo successe solo dopo pochi mesi che avevo iniziato a lavorare con la band, e quindi tutto era nuovo e strano. Prima ero abituato a lavorare in studi piccoli per conto mio – e di colpo mi sono ritrovato a LA in uno studio stupendo con uno dei più grandi artisti del mondo. Fu surreale ma incredibile!

Cosa provi, intimamente, quando componi le tue produzioni musicali?
Di solito sono molto eccitato. Poche sensazioni battono quella che si prova quando ottieni qualcosa come una melodia riuscita.

Prima 'Opalescent' e quell'entusiasmante capolavoro che è 'Private Universe', poi 'Contact Note' dominato dal brano 'Circle' che abbiamo potuto ascoltare anche prima dei concerti dei Coldplay fra i brani di intrattenimento per il pubblico, e infine 'Insides' con la struggente 'The Wider Sun', con 'Vessel' al quale ha collaborato anche Davide Rossi, ma soprattutto con 'Light Through The Veins', la madre di 'Life In Technicolor' e simili. Tutti album che nel contesto della musica elettronica registrano ampi consensi e diversi elogi. Finora, quale di questi è stata la tua produzione musicale più rappresentativa?
Assolutamente Insides. Secondo me ha molto più contrasto e profondità dei due album precedenti.

Cosa ne pensi dell'Italia e del calore di noi italiani? Sappiamo che sei stato qui da noi diverse volte nell'arco della tua carriera...
Amo esibirmi in Italia. Sono stato abbastanza fortunato nell'avere molte opportunità di suonarvi durante gli ultimi mesi. Ho sempre trovato il pubblico italiano molto caloroso e comunicativo e ho sempre voglia di tornare!

Da poco hai aperto la tua pagina ufficiale su Facebook e hai cominciato anche a scrivere su Twitter, tutti 'posti virtuali' che noi di Coldplayzone abbiamo opportunamente e doverosamente pubblicizzato. Credi che essere presente su un social network possa aiutare a sentire e avvertire il sostegno dei tuoi tanti sostenitori sparsi per il mondo? Uno di loro (non so se hai avuto modo di vederlo o sentirlo) ha persino postato il link di un video preso da YouTube che fa sentire un remix di 'Light Trough The Veins', 'Life In Technicolor', 'Life In Technicolor ii' e 'The Escapist'...
Si, credo che la pagina di Facebook sia un modo molto semplice per interagire direttamente con le persone che sono interessate alla mia musica. Non ho sentito quel remix ma lo farò.

Hai già collaborato con artisti del calibro di Coldplay, Brian Eno, David Holmes, senza dimenticare Imogen Heap, King Creosote, Four Tet, Wild Beasts, Frou Frou e molti altri. Ci puoi rivelare i tuoi progetti per il futuro? E soprattutto... sarai ancora nei credits di questo LP5 che i quattro si apprestano, più o meno presto, a pubblicare?
Ho finito di recente una colonna sonora interamente realizzata da me per un film intitolato 'Monsters', che esce tra qualche mese. Sono davvero eccitato, è un film fantastico. Sto cercando anche di iniziare un quarto album da solista. Chris mi ha chiesto di lavorare con loro per il prossimo album ma ancora non ho deciso.

Ringraziandoti ancora per la tua immensa disponibilità e per averci regalato qualche minuto del tuo prezioso tempo, vuoi lasciarci con un saluto a tutti gli utenti di Coldplayzone che hanno imparato a conoscerti grazie ai Coldplay e che poi hanno imparato ad amare la tua personale musica? Ti dò un aiuto: sappi che qui da noi 'Life In Technicolor ii' è un'istituzione!
Grazie mille per il vostro affetto e supporto!

Grazie a te, Jon!

amsterdam

Ideatore e sviluppatore di Coldplayzone, Gabriele è un webdesigner milanese emigrato in Sicilia nel 2004 (per scelta di vita), il quale sente il desiderio di creare un 'posto' online [ zone ] da condividere con tutti gli appassionati di musica, in particolare quella dei Coldplay. Grande appassionato di musica inglese e di tutto ciò che si possa definire 'British'.