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[Billboard] Jon Hopkins: la rinascita della sua carriera e la collaborazione con i Coldplay

È metà pomeriggio a Berlino, e Jon Hopkins sta già facendo il sound-check.

Prendendo un po' di respiro dal, da lui definito, "strano labirinto" creato sul palco, il longilineo produttore britannico mi saluta con un timido e grande sorriso ed una cordiale stretta di mano.

"Spero che la gente sappia dov'è il concerto, " dice. "Non vedo indicazioni da nessuna parte."

Ci sediamo e sorseggiamo dell'acqua di fianco ad una finestra del Bi Nuu, l'accogliente club di Kreuzberg in cui si esibirà come headliner quella sera. E' situato dietro alla stazione della U-Bahn, offrendo una colonna sonora costante di suoni penetranti e canzoni rombanti. Il flusso di persone su Skalitzer Strasse scorre lentamente dalla nostra lente di vetro colorato.
Indossa una maglietta a righe rosa e nere e degli Oakleys che non si toglie mai, Hopkins parla pacatamente ed eloquentemente del suo completo disincanto.

"Quando avevo 23 anni, mi sentivo come quando ne avevo 21," dice. "Dopo solo due album con l'etichetta minore indie Just Music, non ero molto ben inseriti nel panorama musicale. Qundi decisi di staccarmi dalla realtà di solista per un po'."

In dodici anni ha trovato il modo di cambiare le cose. Hopkins, 35 anni, pubblicherà il suo EP Asleep Versions con Domino Records questa settimana, recitando il meraviglioso secondo atto della sua carriera da solista. Nato nel Surrey è passato dall'essere un ambito produttore ad essere uno dei più emozionanti artisti moderni di elettronica, con una nomination al Mercury Prize per il suo affascinante album Immunity lo scorso anno e offrendo performance di primo livello al Sonar, al Warehouse Project e all' Amsterdam Dance Event.

Un pianista dalla formazione tradizionale che è cresciuto appassionandosi al sound di artisti come ABBA, Depeche Mode e Pet Shop Boys, Hopkins ha abbandonato i suoi sogni da solista nel 2003 per buttarsi a capofitto nella produzione di altri artisti, come per il Bombshell LP del cantante/cantautore scozzese King Creosote nel 2007. La sua voltaquando il chitarrista degli Imogen Heap, Leo Abrahams, lo ha presentato a Brian Eno, che invitò il timido 26enne a raggiungere i Coldplay in studio.

"Brian mi ha proposto di lavorare con i Coldplay per un giorno, e quell'unico giorno di improvvisazione si è trasformato in una collaborazione di 7 anni che ancora continua," ricorda Hopkins.
Un fan di lunga data dei Coldplay che descrive di essere stato "travolto" la prima volta che ascoltò "Yellow," Hopkins si preoccupa più di integrarsi nella società che nel mondo della musica.

"Ero molto nervoso di trovarmi, ancora molto giovane, in un ambiente di grandi musicisti, ma sapevo che avrei potuto trovare il mio sound, le persone avrebbero visto da dove vengo," dice. "Appena li incontrai, mi dicevo, 'Oh no, sono persone come me.' Hanno un paio di anni in più di me e più ricchi di molti milioni di sterline, ma demograficamente simili a me. Ragazzi sensibili, della classe media londinese."

Durante le sessioni, Hopkins suona per il cantante Chris Martin una sua composizione originale intitolata "Light Through the Veins," che poi diventò la traccia di apertura di Viva la Vida "Life in Technicolor."

"Ha avuto un effetto molto intenso. Sembrava che stesse 'strippando'," dice. "Qualche giorno più tardi, disse, 'Questo deve diventare l'inizio del nostro album, dobbiamo lavorarci insieme.' Successe questo, solo per aver avuto la possibilità di suonargli il pezzo nel momento giusto."

I Coldplay hanno chiesto ad Hopkins di aprire i concerti del loro tour nel 2008, facendo si che l'artista si trovasse a suonare di fronte ad un pubblico di 20.000 persone in location come la O2 arena di Londra e il Madison Square Garden. Incoraggiato dai suoi successi, decise di dare un'altra possibilità alla sua carriera da solista.

"Scrivevo molto materiale, solo che non tutto era destinato a far parte del mio progetto da solista," racconta. "Se si sa aspettare abbastanza a lungo, le proprie influenze cambiano ed improvvisamente ti riappassioni a quello che stai facendo. Avevo questa idea di accoppiare note delicate di piano a suoni elettronici molto duri."

Hopkins sfruttò questa ispirazione nel suo lavoro Insides del 2009, un successo commerciale e di critica che salì al 15esimo posto nella classifica Dance Electronic Albums di Billboard. Lo stesso anno, ha collaborato con Eno nella colonna sonora del film The Lovely Bones di Peter Jackson.

I suoi segni distintivi prendono così vita quando descrive gli amati sintetizzatori analogici che hanno invaso il suo studio durante le sessioni di registrazione di Immunity. Aveva bisogno di un nuovo "inizio," ricordando come le prime note suonate sul suo Korg MS-20 diventarono l'introduzione di "Open Eye Signal."

"Sono molto impulsivo ed ho sempre creduto che sia l'istinto a farci strada," spiega. "Semplicemente si tratta di lasciare che la prima idea ti guidi, senza aver nessun preconcetto sulla traccia, e lasciando che il cervello lavori ed ascolti cercando di costruire ogni parte in base alla prima."

Durante la registrazione di Immunity, Hopkins ha partecipato alle sessioni di Ghost Stories, con una traccia che sarebbe poi diventata il secondo singolo "Midnight."

"Chris stava lavorando al sound con questo armonizzatore, che non centrava nulla con me," dice. "La mia traccia stava suonando in sottofondo e lui scrisse velocemente quel pezzo proprio su quei suoni. È stato davvero un momento fantastico, perchè tutti sentivamo che stava nascendo il seme di una grande canzone."

Registrato nello studio dei Sigur Rós' a Reykjavik, il suo nuovo Asleep Versions EP offre quattro rivisitazioni delle tracce di Immunity che provengono dalle sessioni in cui Hopkins "le ha lasciate evolvere alla loro velocità" durante un fitto tour.

La transizione di Hopkins dallo studio al palco è stato molto semplice, e guardarlo esibirsi dal vivo può essere un'esperienza vertiginosa. Le sue instancabili mani si muovono velocemente sui suoi quattro controller Kaoss Pad, amalgamando effetti continui con mix di piano eterei, beat intermittenti e sound techno irregolari.

"Mi assicuro sempre che il pubblico possa essere partecipe, con i movimenti che faccio in relazione al sound che viene ascoltato," spiega. "In parole semplici, se ascolti qualcosa e vedi qualcuno che fa qualcosa, tutto prende vita. Ho anche bisogno di seguire il ritmo, dato che faccio molte cose con le mani e spesso le muovo molto velocemente."

La nostra conversazione arriva ad un atteso momento di pausa. Il sole del tardo pomeriggio penetra dall'esterno. Hopkins sembra voler tornare alle sue apparecchiature, quindi chiudo chiedendo come le sue esperienze lo hanno portato a raggiungere i suoi trionfi.

"Se non fosse stato per gli album alle spalle e al lavoro che svolsi con Immunity, non avrei mai incontrato nessuna di quelle persone, imparato a lavorare con le parti vocali o incontrato i Coldplay o Brian o altre persone come loro," dice. "C'è bisogno dell'esperienza, e si è in grado di apprezzare quello che si è raggiunto quando si ha successo dopo aver vissuto i difficili anni degli esordi."

Informazioni aggiuntive

  • Fonte: http://www.billboard.com/articles/columns/code/6312334/jon-hopkins-coldplay-interview?mobile_redirection=false
  • Autore: Matt Medved
  • Traduzione: Elena
Elena

Mi definisco "Appassionata per caso" dei Coldplay. Siamo nel 2003, compro AROBTTH in un negozio di CD usati, perchè mi piaceva In My Place. Da quel momento non mi hanno più abbandonato, grandi interpreti di parte della mia vita. Con grande piacere entro a far parte della formidabile squadra di Coldplayzone come traduttrice.

In My Place.