eventiinbus2017

Le registrazioni di 'Parachutes' dei Coldplay

Nel 2000, l'anno successivo al quale firmarono un contratto con l'etichetta Parlophone, i Coldplay erano semplicemente una delle tante promettenti bands inglesi ancora sconosciute al grande pubblico.

In quel momento infatti essi avevano soltanto registrato 3 eps, di cui l'ultimo con il produttore Chris Allison col quale però non erano state sempre rose e fiori: il gruppo di Chris Martin infatti non accettava di buon grado i modo 'autoritari' di Allison che, trovandosi di fronte una band all'esordio, cercava di imporre gran parte delle decisioni artistiche del progetto.

Chiusa la parentesi Allison, i Coldplay furono messi in contatto con Ken Nelson, reduce dal brillante successo di Bring It On dei Gomez, che nel 1998 aveva vinto il premio Mercury e del cui suono era il principale responsabile. La diversa attitudine di Nelson, ben disposto a co-produrre assieme al gruppo il disco, conquistò immediatamente le loro simpatie.

E' proprio da varie interviste con Ken Nelson che si possono ricavare dettagli relativi alla registrazione del primo disco dei Colplay. Secondo quanto da lui dichiarato i primi giorni in studio furono utilizzati soprattutto per provare i pezzi, e dare loro arrangiamenti e ritmiche precise, aspetti che i giovani musicisti ancora non avevano approfondito durante le loro esibizioni dal vivo.

Una volta decisi gli arrangiamenti delle canzoni, il modo di lavorare di Nelson prevedeva di registrare il più possibile in 'presa diretta', cioè tutti insieme, spesso senza traccia ritmica di riferimento (il famoso 'click'), in modo da rendere più 'naturali' le interpretazioni dei musicisti. Meno precisione ma più anima insomma.

Per quanto riguarda il lato squisitamente tecnico i microfoni usati durante le sessioni furono i seguenti: Shure SM57 sopra e sotto il rullante della batteria, una coppia di AKG 414 o di Neumann U87 come panoramici, AKG D12 sulla cassa e Sennheiser MD421 sui toms.

Le chitarre furono riprese con Neumann KM84 oppure U87 a seconda del caso, lo stesso U87 fu utilizzato sul pianoforte e sull'organo a pompa suonato da Chris Martin.

A mixare fu chiamato l'americano Michael Brauer, in una collaborazione a distanza che generò alcune piccole incomprensioni sull'idea del tipo di suono da dare al disco: più compresso e denso secondo Brauer, più aperto e dinamico secondo il produttore ed i musicisti.

Le registrazioni cominciarono a Rockfield in Galles ma furono poi spostate a Liverpool allo studio Parr Street, dove si tennero la maggior parte delle sessioni e dove Nelson aveva già lavorato con i Gomez.

Principalmente i pezzi furono registrati su nastro analogico a due pollici con 24 piste, ma alcune canzoni fecero eccezione, tra queste Yellow che invece fu registrato con Pro Tools e riversato su nastro successivamente. L'approccio tradizionale funzionò a meraviglia per lo scopo che il gruppo e la band si erano prefissati, cioè di ottenere un suono organico e 'vivo', magari sporco, ma decisamente spontaneo: batteria, chitarra, basso e pianoforte acquisirono dalla presa diretta quell'insostituibile feeling che un gruppo produce quando suona veramente insieme allo stesso momento.

Questo effetto, come sottolineato pocanzi, fu aiutato anche dall'assenza della traccia 'click', che lasciò i musicisti più liberi di lasciare respirare ritmicamente le canzoni.

Così i Coldplay e Nelson passarono circa 2 mesi a provare e riprovare le canzoni tutti insieme, cercando di creare la versione perfetta per ognuna di esse, ed a giudicare dai risultati ottenuti sembra che ci siano andati abbastanza vicini...

 

tratto da
StudioRegistrazione.com

amsterdam

Ideatore e sviluppatore di Coldplayzone, Gabriele è un webdesigner milanese emigrato in Sicilia nel 2004 (per scelta di vita), il quale sente il desiderio di creare un 'posto' online [ zone ] da condividere con tutti gli appassionati di musica, in particolare quella dei Coldplay. Grande appassionato di musica inglese e di tutto ciò che si possa definire 'British'.