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[The Daily Beast] Perché è così di moda odiare i Coldplay? Un primo ascolto del nuovo album ‘Ghost Stories’

Perché è così di moda odiare i Coldplay? Un primo ascolto del nuovo album ‘Ghost Stories’

Ascoltare la premiere del nuovo album dei Coldplay “Ghost Stories” in L.A. (dove si respira nell’aria l’imminente divorzio di Chris Martin e Gwyneth Paltrow) rende chiaro che odiare la band dice molto più di te di quanto non dica di loro.

Cerchiate il 19 maggio sul vostro calendario. Questo è il giorno in cui gli inglesi Coldplay faranno il loro ritorno ufficiale da dovunque si fossero ibernati quando non erano impegnati a presentare un album e inizieranno, ancora una volta, a promuovere un album. Quest’ultimo si chiamerà “Ghost Stories”. I primi due singoli, “Magic” e “Midnight,” si sono già materializzati online. Dopo verranno: copertine sulle riviste, apparizioni negli show in seconda serata, un tour negli stadi. Il cantante Chris Martin apparirà come “key advisor” al talent show The Voice, dove con tutta probabilità insegnerà ai concorrenti come aggiungere almeno una parte in falsetto ad ogni canzone. Seguirà l’ubiquità globale.

Non a caso, il 19 maggio sarà anche il giorno in cui i “veri fan della musica” ricorderanno a tutti quanto odiano i Coldplay e correranno su internet, in radio e nel circuito dei pub locali per rammentare al resto di noi quanto vasto e devastante sia il loro odio per noi. Ancora una volta.

E’ solamente marzo e la loro bile sta già salendo. Ecco alcuni commenti da un recente articolo del Guardian sulla band: “La quintessenza del moscio”. “Canzoni banali senza palle”. “Noiose vecchie scoreg*e”. “Musica per persone che non amano la musica”. “Noiosi come lavare i piatti”.

Oppure come il critico della cultura pop Chuck Klosterman una volta li ha definiti: “I Coldplay sono la band in assoluto più schifosa che abbia mai ascoltato in tutta la mia fottuta vita”.

Perché i Coldplay sono quindi considerati da molti così detestabili? E veramente meritano di esserlo? In un certo senso mi sono interrogato a questo proposito per anni, anche se mai sistematicamente e mai a voce alta, perché tra i miei amici e conoscenti – il tipo di persone che si vantano dei loro squisiti gusti musicali – è ormai un dato di fatto, tacitamente stabilito e dato per scontato, che i Coldplay non valgono una discussione.

Ma c’è questo fatto: a me sono sempre piaciuti. Mi piacciono le loro melodie. Mi piace la loro ambizione. Mi piace la voce di Chris Martin, calda e ricca e scoppiettante come un fuoco acceso d’inverno. E quando ho avuto l’opportunità, lo scorso weekend, di assistere alla premiere di “Ghost Stories” a Los Angeles, tenutasi per un piccola folla di 800 persone, li ho amati di nuovo. (Chris Martin e Gwyneth Paltrow dovevano ancora annunciare il loro imminente divorzio in quei giorni, ma che non se la passassero bene si poteva percepire dal tono delle nuove canzoni – triste – e dal modo in cui interagivano all’after party – con Martin che, goffamente, parlava perlopiù con un’altra donna e solo occasionalmente toccava il sedere alla Paltrow). Ad ogni modo, prima che lo show finisse ho deciso che avrei smesso di riferirmi ai Coldplay come ad un “piacere nascosto” o come a qualcosa per cui “ho un debole”, e finalmente mi sono deciso ad ammettere che sono un fan.

Fin da quel momento, ho sempre e solo provato a realizzare ciò che era così difficile realizzare. Perché questo concetto suonasse così blasfemo. Perché così tante persone sono così desiderose di ostentare il disgusto per i Coldplay. E cosa questo ci insegna a proposito del nostro modo di approcciarsi alla musica popolare oggi.

Penso di avere alcune risposte.

La prima cosa da realizzare è che le persone non disprezzano semplicemente i Coldplay. Si sentono proprio minacciate da loro. Capisco che ciò possa sembrare eccentrico; i Coldplay sono “una band il cui vero nome è stato a lungo sinonimo di tutto ciò che è scontato e sentimentalmente banale nel pop contemporaneo”, ha detto recentemente Phillip Sherburne, critico di Spin. “Minaccia”, in altre parole, è l’ultimo degli aggettivi che saltano alla mente quando pensi a Chris Martin mentre suona una chitarra acustica e canta di stelle e di quanto queste brillano per te.

Abbiate pazienza con me.I Coldplay stanno certamente facendo qualcosa di giusto. Sono famosi in tutto il mondo da quando pubblicarono il singolo “Yellow”, quindi da 14 anni. Il doppio del tempo dei Beatles. Hanno venduto più di 70 milioni di dischi in tutto il mondo, diventando in breve tempo la band più famosa, tra quelle centrate sul suono acustico della chitarra, dell’ultimo secolo. E sono l’ultimo gruppo ad essere arrivati, con “Viva La Vida”, alla prima posizione nella classifica dei singoli su Billboard nel 2008. Non ultimo, stanno raccogliendo sempre più estimatori, a livelli sempre più viscerali.

Se i Coldplay non fossero stati così popolari, nessuno si sarebbe preoccupato di odiarli. Questo è ovvio. Ma il problema della popolarità dei Coldplay, almeno per chi li odia, è più complicato. Il vero problema è che loro – e solamente loro, tra tutti coloro che hanno avuto successo nel panorama musicale del XXI secolo – appaiono come una rock band alternativa e d’elite. Si scrivono le loro stesse canzoni. Suonano da soli gli strumenti. Lavorano con produttori sperimentali come Brian Eno e Jon Hopkins. Commissionano le cover dei loro album a rispettabili artisti contemporanei. Sono pure inglesi. Strutturalmente i Coldplay sono molto più simili ai Radiohead che a Katy Perry, ad esempio.

Nonostante ciò non si comportano come una rock band alternativa. L’unica cosa che unisce le rock band alternative è che in generale non si preoccupano di piacere al proprio pubblico. Sono troppo impegnati a seguire la propria musa, e se vuoi tu ti puoi solo mettere in coda. Questa indipendenza – spesso fatta passare per integrità – gioca un grande ruolo nel loro appeal.

I Coldplay invece sembrano non curarsi di altro se non di fare felici i propri fan. Scrivono testi universali sulle più universalmente riconosciute esperienze umane: l’amore, la devozione, il tradimento, la rottura sentimentale. Confezionano melodie che rispecchiano quelle esperienze, che ti spingono, ti trascinano a cantare insieme a loro. Incorporano poi i sound più alla moda nelle loro canzoni - The XX (“Magic”), Bon Iver (“Midnight”), Kraftwerk (“Talk”), Rihanna (“Princess of China”)—ma non perdono mai di vista la comfort zone di nessuno. Fanno la loro apparizione a The Voice. Dicono costantemente “grazie”. Si scusano. Insomma sono la band che più al mondo riesce ad ingraziarsi le persone.

Questa disconnessione causa un bel po’ di dissonanze. Il supposto genere musicale dei Coldplay, il rock alternativo, è intrinsecamente cool – non cool come si intende tra i teenager, ma cool alla maniera di Lou Reed o di Miles Davis. Distante. Riservato. Audace. Calmo. Ironico. Ribelle. I Coldplay, invece, non sono affatto cool. Anzi sono il suo opposto. (Chris Martin, in ogni caso, è molto consapevole di questo, il che prova quanto non sia cool).

E questo è il motivo per il quale i Coldplay sono così minacciosi. Sono pecorelle vestite da lupi. Noi tendiamo spesso ad usare la cultura popolare per decifrare le nostre vite; quando sentiamo il bisogno pubblicamente, a voce, di odiare una band – in alternativa al non farsi semplicemente piacere una band – quello che stiamo realmente facendo è usarla per veicolare la nostra personalità e le nostre prospettive alle altre persone. I Coldplay sembrano essere il tipo di band – il tipo di band che potrebbe piacere a molti dei quali la odiano – che in realtà non è. Quindi il bisogno di dire In realtà, non penso di essere il tipo di persona a cui piacerebbero i Coldplay è più insistente di quanto non sarebbe con un artista, diciamo come i Nickelback, per cui sarebbe ovvio. Il risultato è che ogni manciata di anni i "veri fan della musica" si sentono in dovere di fugare qualsiasi dubbio e di denigrare i Coldplay per aderire ad un qualche credo rock-alternativo a cui sono chiamati ad aderire. I Coldplay non sono taglienti, quindi io sarò tagliente. I Coldplay non sono avventurosi, quindi io sarò avventuroso. I Coldplay sono sentimentalisti, io non sarò sentimentalista. E così via. Odiare i Coldplay è la maniera più semplice per fare in modo che nessuno ti scambi per il tipo di persona che si compiace facilmente, a cui importa di cosa pensano gli altri e per cui non è sempre tutto una sfida. Il tipo di persona, per farla breve, che non viene considerata cool.

Se decontestualizzi i Coldplay, tuttavia - se inizi ad ascoltarli come se fossero il semplice gruppo pop che loro aspirano ad essere piuttosto della rock band alternativa che sembrano - tutto l'odio inizia ad essere ampiamente sproporzionato. Esempio pratico: lo show dello scorso sabato. Il nuovo album, suonato per intero per la prima volta, mi ha colpito come uno dei prodotti pop più ben riusciti degli ultimi anni. (Mi ha colpito, anche prima che venissi a conoscenza dell'imminente divorzio di Chris Martin, in quanto è un album che parla di una dolorosa rottura). La canzone di apertura “Always in My Head” è un sognante pezzo che parla di un amore perduto con rintocchi ritmici e circolari di chitarra - la canzone perfetta per un lento al ballo della scuola. "Magic" e "Midnight" sono entrambe eccellenti, e rimpiazzano la pomposità da stadio con un ritrovato senso di semplicità. L'estatica “A Sky Full of Stars", sembra invece destinata all'ubiquità all'interno dei locali. La migliore di tutti è "True love", che combina la miglior melodia dei Coldplay con un testo scritto da Chris Martin e che pare mettere a nudo la sua anima. “Say that you love me,” canta Chris, ancora e ancora, presumibilmente alla Paltrow. “If you don’t, lie to me.” Queste canzoni non sono state scritte per competere con quelle degli Animal Collective o dei The Knife; sono state create, come quelle di Rihanna e Lady Gaga, per attivare la dopamina nel nostro cervello nella maniera più veloce e indolore possibile. Che i Coldplay (una band vera e reale) sia capace di raggiungere questi centri del piacere pop senza l'aiuto di autori professionisti o di musicisti di lungo corso è raro (e da ammirare) al giorno d'oggi.

Per essere chiari, non sto sostenendo che a tutti dovrebbero piacere i Coldplay. La musica è un fatto primordiale e molto soggettivo, e se "Ghost Stories" non vi fa provare niente va bene. Nonostante ciò, forse è arrivato il momento per tutti noi di rendersi conto che odiare i Coldplay è solo un fatto di narcisismo: una cosa che probabilmente ha molto più anche fare con chi odia che con la band che queste persone odiano.

Persino Chuck Klosterman lo ha capito. Nel suo ultimo libro, "I Wear the Black Hat", Klosterman ammette "odiavo i Coldplay per non odiare me stesso". Il suo nuovo atteggiamento nei confronti della band sembra più sano. "Odio e amore non sono opposti", ha detto Klosterman a Rolling Stone lo scorso anno. "L'opposto dell'amore è l'indifferenza. Quindi se attualmente odiate qualcosa, ciò vuol dire che avete un profondo coinvolgimento sentimentale con ciò che l'espressione significa. Se odiate i Red Hot Chili Peppers o i The Doors, lo state facendo più per dimostrare qualcosa agli altri". E cosa ci può essere di meno cool di questo?

Informazioni aggiuntive

  • Fonte: http://www.thedailybeast.com/articles/2014/03/26/why-is-it-cool-to-hate-coldplay-a-first-listen-for-new-album-ghost-stories.html
  • Autore: Andrew Romano
  • Traduzione: Benedetta
Elena

Mi definisco "Appassionata per caso" dei Coldplay. Siamo nel 2003, compro AROBTTH in un negozio di CD usati, perchè mi piaceva In My Place. Da quel momento non mi hanno più abbandonato, grandi interpreti di parte della mia vita. Con grande piacere entro a far parte della formidabile squadra di Coldplayzone come traduttrice.

In My Place.