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Intervista a Mike Beever, il produttore di 'Brothers & Sisters EP'!

Coldplayzone ha di recente avuto l'onore di intervistare Mike Beever, il produttore di 'Brothers & Sisters EP', una delle primissime pubblicazioni dei Coldplay. Abbiamo scoperto tanti aneddoti sulla band, ma abbiamo avuto la conferma che si tratta di un gruppo eccezionale, genuino e davvero concentrato sul proprio lavoro. Mike è stato estremamente gentile nell'aprire lo scrigno dei suoi ricordi e a darci una fotografia reale della sua fulgida parentesi con Chris e soci.

Ciao Mike. E' un vero piacere intervistarti. E' sempre bello poter fare due chiacchere con chi è collegato direttamente al mondo dei Coldplay, specialmente a quello dei loro esordi. Come stai?
Buongiorno! Sto benissimo, grazie! E' ormai la sera di venerdì qui dall'altra parte del mondo.

I più accesi sostenitori della band di Chris e compagni ti conoscono per essere stato il produttore di 'Brothers & Sisters EP', ma non tutti sanno che i credits ufficiali ti annoverano anche alla voce 'mixing' e in qualità di ingegnere del suono. Come reputi il tuo lavoro al servizio dei Coldplay? Credi che la bontà dei tuoi (e dei loro) sforzi abbiano facilitato l'inizio della carriera di un gruppo musicale ormai leggendario?
Sono onorato di aver lavorato con la band ai suoi primordi. In quel periodo ero in diverse fasi di registrazione con un sacco di band e sono arrivati anche loro, col loro viso pulito e così pieni di entusiasmo. Un vero e proprio sospiro di sollievo in una fase di duro lavoro. Credo che quello che siamo riusciti a creare in soli tre giorni sia stato il punto iniziale della consapevolezza della bontà del sound dei Coldplay in studio. Ci siamo divertiti tantissimo ma è stata una fase davvero intensa vista l'enorme spinta propositiva della band e di Chris in particolare.

Ciò che traspare dagli ascolti approfonditi e dall'approccio alle atmosfere sonore dell'ep è l'estrema intimità e la naturale semplicità alla base di questo lavoro. Tali fattori si sono poi effettivamente tradotti in un lavoro effettivamente semplice da captare e portare su disco, oppure è stato arduo realizzarlo?
Si è rivelata una sessione semplice, in fondo. Sebbene la band avvertisse l'intensità della situazione vista la volontà di fare una buona impressione, è stato tutto molto divertente e condito da grandi risate. Credo che quello che giunga dall'EP sia in misura maggiore l'intensità delle canzoni.

E' vero che la sessione di registrazione ha richiesto a te e alla band solo 4 ore ed una spesa di 400 sterline? Sembra quasi che tutto sia stato inciso in presa diretta, quasi tutto d'un fiato...
A quel tempo avevamo soltanto un registratore a 16 piste (c'erano degli ovvi limiti tecnici) ma il lavoro è stato prestigioso poiché abbiamo registrato il sound della band senza le parti vocali direttamente su nastro. Capito bene: su nastro. Abbiamo usato due nastri per tutte le incisioni. Il budget era di sole 200 sterline e penso che siamo stati costretti ad andare un po' oltre quella somma. L'EP era stato richiesto dalla Fierce Panda, un'etichetta che li aveva messi sotto contratto per quella pubblicazione per 200 sterline. L'intera sessione di registrazione ha richiesto più o meno venti ore: abbiamo iniziato alle 10 di mattina di sabato e abbiamo concluso a mezzanotte di domenica.

Parliamo della title track. Brothers & Sisters presente nell'EP è stata un'evoluzione di quella che sembrava essere una primitiva e grezza versione primordiale della band (ascoltabile sulla musicassetta Ode To Deodorant). Lo stesso brano sarebbe poi stato in qualche modo riveduto e corretto nel singolo di Trouble, dove compare come b-side. Sinceramente, quale delle tre versioni preferisci?
Malgrado conosca il lavoro fatto per l'EP, devo dire che onestamente la traccia non è stata perfetta dal punto di vista sonoro. L'intera era è stata comunque fantastica, Parachutes è stato un fantastico album di debutto, che ascolto con gioia anche tuttora.

Spostiamoci su Easy To Please, un brano dalle atmosfere cupe, malinconiche, quasi spettrali. Quanto è stata ricercata la volontà di mettere in piedi un patchwork sonoro tale? Ed è vero l'aneddoto che vuole alcuni microfoni piazzati sull'asfalto bagnato fuori dallo studio a creare un 'vestito' per il brano così etereo?
E' stata la traccia di spicco dell'EP ed è stata interamente registrata in presa diretta. Era primavera a Londra e in quel momento si stava verificando un temporale fuori dallo studio. Ogni componente della band era in uno spazio a sé stante e abbiamo poggiato un microfono nell'area reception dello studio proprio di fronte alla porta d'ingresso aperta, in modo da catturare il suono della pioggia e il rumore dei veicoli nel traffico. Ad un ascolto attento si può udire lo squillo del telefono dello studio proprio a metà del brano. Jonny si è occupato di creare un'atmosfera sonora magnifica e Chris ha tirato fuori tutta la sua consueta brillantezza. La sezione al pianoforte è stata aggiunta alla traccia in un secondo momento.

Passiamo a Only Superstition. Cosa puoi raccontarci sulla genesi di questo brano, che sembra preannunciare le memorabili gesta di un Jonny Buckland alla chitarra?
Il brano è venuto fuori molto rapidamente. Credo che la band avesse capito di aver già inserito nella tracklist due canzoni dal mood rilassante e pacato e desiderava avere una traccia dove potesse trasparire tutto il divertimento sprigionato in studio. E' un grandissimo pezzo.

Raccontaci l'aneddoto più divertente e quello più spigoloso del tuo lavoro in studio con la band...
In quel periodo ero in una fase di alta sperimentazione sonora e avevo letto che si potevano avere degli effetti interessanti sulle parti vocali lasciando cantare l'artista in una piccola cabina chiusa. Non avevamo niente del genere in studio per cui abbiamo preso una grossa scatola di cartone da un supermarket lì vicino, l'abbiamo appesa ad un filo sospeso sopra Chris e l'abbiamo fatta scendere lentamente su di lui in modo da fargli avere il microfono letteralmente attaccato alla faccia. E' stato un tentativo bello e divertente, anche se è stato difficile tenere lì Chris per più di qualche minuto visto che là dentro la temperatura si era drammaticamente alzata a dismisura. A parte quello, credo che collassare con la band in auto sulla strada per Oxford nella mia macchina è stato un momento davvero divertente... forse non in quel frangente!

Alla conclusione dei lavori, qual è stata la tua prima idea sull'ep? Sei rimasto soddisfatto al 100% o credevi (e credi) che qualcosa potesse essere migliorato? Ad esempio: ricordi qualche brano scartato e non incluso nella tracklist?
Ho amato quella sessione ma in qualità di produttore e ingegnere del suono non sei mai contento del tuo lavoro. Ricordo infatti di averlo ascoltato qualche settimana più tardi sulla BBC Radio 1 e di aver pensato: merda, quant'è noioso! Lo hanno trasmesso ogni notte per diverse settimane però. Potessi tornare indietro, cambierei soltanto pochissime cose a livello tecnico, ma non il modo in cui lo abbiamo registrato: è stata una parentesi vibrante, dove tutta la chimica della band è venuta fuori.

Avevi già la visione che i Coldplay, seppur dalla fase embrionale della loro vita, potessero esplodere di lì a qualche anno? Avevi intuito le loro enormi potenzialità?
Se devo essere sincero, no. Ricordo che l'etichetta che mi commissionò il lavoro mi disse di fare un superlavoro, perché secondo loro sarebbero stati dei ragazzi con un radioso futuro. Non la pensai così fin quando andai a un paio di loro concerti e lì ho compreso quanto fossero brillanti. Pezzo dopo pezzo sono venuti fuori alla grande. Hanno sempre avuto dei buonissimi brani e soprattutto un grandissimo manager come Phil Harvey.

Dopo il Brothers & Sisters EP, hai più sentito o visto i ragazzi? Se non altro, supponiamo che un tipo riconoscente come Chris ti abbia dedicato qualche parola di ringraziamento per il lavoro da te svolto per la band...
Sono stato molto vicino a ritornare a lavorare con la band dopo quell'EP. Ai tempi di quelle registrazioni Chris era davvero su di giri e il suo entusiasmo tirava davvero fuori il meglio di lui. Così, mi chiese se avessi voglia di unirmi a loro per una live session, credo per Jools Holland. Dopo una chiacchierata con la band l'idea, come si può facilmente immaginare, è tramontata. Sono andato a lavorare in Spagna per tutto il resto dell'estate perdendo l'occasione di registrare alcune tracce di quello che sarebbe diventato il futuro Parachutes.

Riusciresti a darci un aggettivo per ciascuno di loro, sulla base del tuo rapporto con Chris, Jonny, Will e Guy?
Ehm... non sono molto bravo in questo genere di cose, ma... eccoli: Jonny – calmo; Guy – tagliente e nervoso; Will – scrupoloso; Chris – energico.

Ovviamente, c'è una domanda capisaldo di ogni nostra intervista: qual è il tuo brano preferito dei Coldplay?
Il mio album preferito è A Rush Of Blood To The Head e amo Amsterdam.

Da Easy To Please a Midnight: un percorso sonoro durato esattamente 15 anni, ma in qualche modo ciclico. Vedi (o meglio 'senti') delle assonanze fra i due brani? Sei d'accordo nel ritenere che entrambe le canzoni, pur diverse in tutto, siano comunque legate da un unico filo conduttore?
Penso che chiunque possa sentire cosa ha portato fino a noi la tecnologia. Alla fine, però, indipendentemente dal fatto che una traccia possa costarti 200 sterline oppure 20.000 per produrla, deve sempre nascere all'ombra delle sei corde di una chitarra. Midnight è lo spaccato di una band al massimo della sua forza e traboccante di fiducia nel proprio lavoro e nelle proprie potenzialità.

Passiamo a te. Sei tornato alla ribalta delle cronache musicali con il nuovo volume di Music For Film. Raccontaci di più su questa tua coinvolgente esperienza.
Ho lasciato il mondo degli studi di registrazione circa 10 anni fa. Puoi facilmente esaurirti se hai a che fare con dei cavalli pazzi e non vedere più la luce del giorno. Sono così passato dall'altra parte della barricata e ho ricominciato a scrivere musica dopo tanti anni in cui non trovavo mai tempo. Ora scrivo brani per etichette di produzione in giro per il mondo: usano le mie creazioni per film e spot tv.

Come è nato il tuo pseudonimo, Crash? C'è qualcosa riferito al suono onomatopeico che lo contraddistingue?
Prima di lavorare con i Coldplay ero in una band. A parte occuparmi delle tastiere, avevo il compito di scarrozzare il gruppo in giro per concerti cercando di arrivare a destinazione tutti interi. Cosa che raramente facevo. Avevo l'abitudine di rompere cose e veicoli. Sono sempre stato molto goffo, ecco il motivo del mio soprannome.

A casa tua si è sempre respirato musica. Quando hai capito che sarebbe diventata parte integrante della tua vita?
A metà degli anni '80 ho implorato i miei di comprarmi un pianoforte e da lì è partita l'ossessione. Scrivo musica da quando avevo dieci anni. Ora come ora sono un appassionato della musica allo stesso modo di quando ho iniziato.

Puoi parlarci dei tuoi futuri progetti? Cosa bolle in pentola? Qual è la vista all'orizzonte?
Continuo a scrivere musica per i film. Mi piacerebbe fare un film caratteristico un giorno anche se ho il sospetto che la mia musica potrebbe andare bene solo per film indipendenti. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità e sto per iniziare a registrare un album di dodici tracce, tutte realizzate con strumenti reali e con particolari sintetizzatori.

Viviamo in un'era in cui i talent show sono molteplici e hanno ormai sostituito i vecchi provini e gli usuali approcci al lavoro in studio. E' anche vero che ora come ora danno più visibilità agli artisti, ma credi che tutti questi fattori presi insieme abbiano agevolato od ostacolato il lavoro di produttori ed ingegneri del suono?
Ottima domanda! Penso che il solo modo, per un artista, di fare strada è avere un'immagine e delle sonorità brillanti e distintive. Un valido esempio ultimamente salito agli onori delle cronache è Lorde: è indubbiamente piena di talento, ma giù il cappello dinanzi al produttore che ha creato per lei qualcosa di fresco, molto commerciale, incastonato quasi in un nuovo genere musicale.

Sei nato a York ma ora vivi in Nuova Zelanda. Vita e abitudini completamente diverse. Come ti trovi a vivere dall'altra parte del mondo? Torni spesso nel Regno Unito? E qual è la pietanza che più ti manca?
Niente di meglio di un tipico piatto di un pub inglese. E' questo quello che più mi manca. Non torno a casa spesso ma sono sempre in contatto con gli amici attraverso internet.

Mike, ti ringraziamo davvero per esser stato un libro aperto con noi parlando di un periodo fulgido per tutti i fans dei Coldplay e, senza dubbio, anche per loro. E con noi ti ringraziano senza dubbio tutti i sostenitori italiani di Chris e soci. Vuoi salutarli in un modo speciale? E, se avessi la possibilità di lasciare un messaggio nella segreteria di Phil Harvey, cosa diresti?
E' stato fantastico fare un salto indietro con la memoria con un meraviglioso tuffo nel passato. La vita è fatta di alti e bassi ma il segreto è di continuare sulla propria strada e mai pentirsi di quello che si è realizzato. Ai vostri meravigliosi amici italiani dico: grazie ed abbia un grande giorno! (ha detto proprio così, ndr). A Phil posso solo dire: congratulazioni! Hai fatto davvero un ottimo lavoro. E se serve... ora posso registrare altre tracce con la band!


English version 

Hi Mike. It's a real pleasure to talk to you. It's always amazing to chat with someone so involved in the Coldplay's world, especially for what concerns their early times. How are you?
Buongiorno! Feeling good thanks. It's evening time Friday here on the other side of the world.

The most attached fans of the band of Chris and co. know your for being the producer of the 'Brothers & Sisters EP', but some of them aren't aware that you also appears in the official credits in 'mixing' and as the sound engineer. How do you evaluate your work for Coldplay? Do you think that your (and their) efforts had helped, at the early stages, this band that became so legendary?
I feel honoured to have worked with the band in their early development. I was recording a lot of bands at the time and they came along, fresh faced and full of enthusiasm-a welcome relief I can tell you. I think what we managed to create in just 3 days was the starting point of Coldplay's studio awareness. We had great fun but it was very intense due to the drive from the band and in particular Chris.

An extreme intimacy and a natural simplicity shine through a careful listening of the ep and its sound atmospheres. These features resulted in basic work to be recorded or was it hard working stuff?
It felt an easy session. Although the band were intense because they were keen to impress we had great fun and many laughs. I think overall what came thro with the EP was the strength of the songs. At the time we only had 16 tracks to record on due to the technical limits at the time but we used what we had to their strengths including recording the whole band excluding the vocals live to tape, yes tape-we were using 2 inch tape back then in the 90s.

Is it true that the recording session took you and the band only 4 hours and 400 pounds? It really seems that it was a live recording, in one blow...
Not quite...200 quid was the budget but I think we went slightly over but the session took about 20 hours. We started 10am Saturday and finished on the Monday night. At the time the EP was requested by Fierce Panda a label that signed them for just the EP and we had a budget of 200 quid for each band.

Let's talk about the title track. Brothers & Sisters in the EP was an evolution of an early and primordial version of the band (from the cassette of Ode To Deodorant). The same track was then reviewed and corrected in the single of Trouble, where it was included as a B-side. Honestly, which version do you prefer?
Whilst I knew the EP we did wasn't perfect from an audio point of view I liked the honesty of it. Parachutes was a great debut album though and I still listen to it today.

Let's move to Easy To Please, a song with a dark, mournful, almost spectral atmosphere. How do you explain the effort to create such a complex sound patchwork? Is it a true story that some microphones were placed outside, on a wet street, with the aim to 'dress' the song so heavenly?
This was the standout track on the EP and was all captured live. It was Spring in London and there was a thunder storm happening outside the studio. We had each member of the band in different booths and we put the posh mic in the studio reception area with the front door open to capture the rain and the sound of vehicles driving thro the rain. You can also hear the studio phone ring in the middle of the song. Jonny did some lovely atmospherics and Chris pulled out his usual brilliance. The keyboard parts were added later on.

What about Only Superstition? What can you tell us about the birth of this song, thatsomehow introduced the memorable achievements of Jonny Buckland's guitar?
This song came together pretty quickly. I think the band relaxed knowing they had two songs down and it was mostly having fun in the studio. It's a great track 

Tell us about the most funny and the most tight moments while working with the band...
I was very into experimenting sonically at the time and I'd read that you could get amazing vocal sounds by putting the singer in a tiny vocal booth. We didn't have anything remotely like that at the studio so we grabbed a huge cardboard box from the local supermarket and suspended it above Chris and slowly lowered it down onto him and the microphone to get that 'in ya face sound' He was game for trying although it was very difficult to keep him in there for more than a few minutes as the temperature would rise dramatically. Aside from that I think breaking down on the way to Oxford with the band in my car was the other funny moment although not at the time.

At the end, what do you think about the ep? Were you completely satisfied with it or did you believe (or do you believe now) that something could have been improved? For example, do you recall any discarded song not included in the tracklist?
I loved the session but as an engineer/producer you are never happy with your work. I remember hearing it a few weeks later on BBC Radio 1 and thinking Shit-there's noise from the tape machine! They played it every night for weeks. If I could go back to that session I'd change a few things technically but not the way we recorded-we had a great vibe and chemistry going on.

Back then did you already believe that Coldplay, despite they were at the very start in the music business, would become so big in such short time? Did you spot in them this great potential?
To be honest no-I remember the Label who we did the EP for at the time saying to me do a mega job because these guys are going places. It wasn't til I went to a couple of their gigs that I realised how brilliant they are. Hit after hit would come pumping out the PA. They always had the songs and of course brilliant management in the form of Phil Harvey.

After the Brothers & Sisters EP, did you have the chance to meet them? Let's imagine that a grateful guy like Chris had thanked you for your work with the band...
I came very close after the EP to joining the band. At the time of the recording Chris was very upbeat and his enthusiasm got the better of him and he asked if I'd be keen to join them for a Live
Session for Jools Holland I think. After a chat with the rest of the band the idea was dropped unsurprisingly. I went to work in Spain for the rest of the summer and missed out on an opportunity
to record some tracks for what would be Parachutes....

Based on your relationship with them, try to pick one adjective for each of the guys
Err. Not very good at this kind of thing but here goes:
Jonny: Calm
Guy: Edgy
Will: Dedicated
Chris: Energised

Obviously, we have a pillar question in all our interview: which is your favourite Coldplay song?
My fave album is Rush of Blood and from that album I love Amsterdam.

From Easy To Please to Midnight: a sound path that lasted 15 years, being somehow cyclical. Do you see (or better 'hear') some similarities between the two tracks? Do you agree that both songs, that are very different, are linked by a common thread?
I guess you can hear where technology has brought us. At the end of the day whether a track costs 200 pounds or 20000 to make it all starts in your head or on 6 strings of a guitar. Midnight is a band still at the height of their powers and brimming with confidence.

Let's talk about you. You've come back in the limelight in the music world with the new work Music For Film. Tell us about this engaging experience.
I left the studio world 10 years ago-you quickly can burn out with crazy hours and never seeing any daylight. I came to the other side of the world and started writing music again after many years of not finding the time. I now write for Production labels around the world-they then use the pieces for films and TV commercials.

What about the choice of your pseudonym Crash? Is there any reference to its onomatopoeic pronunciation?
Back in the day and before I worked with Coldplay I was in a band-my job aside from playing keyboards was to get us to the gigs in one piece, something I seldom did. I had a habit of breaking things and vehicles. Always been a bit clumsy that way, hence the name.

You always 'live' within music. When did you understand that it would become such an important part of your life?
Back in the mid 80s I begged my parents for a keyboard and that lead to a sequencer and the obsession began. I've been writing music since I was 10. Right now I'm impassioned with music just the same as I was back then.

Tell us something about your future projects? Do you have any plans? What do you see in the horizon?
I'll keep writing Music For Film. I'd love to do a feature film someday but my style would only suit indie films I suspect. I'm always looking for the new sound and am about to start a 12 track album using all real instruments as well as processed synths etc.

We live in an era with many talent shows that have replaced old-style auditions and common studio approaches. It's also true that the artists are much more visible in this way, but do you think that these factors all together have favoured or else thwarted the work of producers and sound engineers?
Good question! I think the artist can only get so far even with brilliant songs and image. The combination of great artist and great producer can be the winning formula. Recently a good example of that is the NZ artist Lorde-she's certainly got talent but hats off to the producer who has created something fresh and very commercial and almost a new genre.

You were born in York but now you live in New Zealand. Life and habits are so much different. How is it to live on the other side of the world? Do you often come back to the United Kingdom? Which dish do you miss the most?
Ha ha-nothing quite like an English pub meal in the country-that's what I miss the most. I don't return very often but stay in touch with friends via the web.

Mike, we really thank you for being 'an open book' talking about this shining era for all Coldplay fans, and of course for them. Again all Italian fans of Chris and co. Thank you for this. Would you like to say something special to them? And, if you had the chance to leave a message on Phil Harvey's machine, what would you say?
It's been great to take a trip down memory lane. I often wonder what if but life is full of twists and turns and you have to keep looking forward and never look back. To Phil Harvey I would say congratulations what an amazing job you've done...now can I record some more tracks with the band!! To your wonderful Italian friends and country I say: grazie ed abbia un grande giorno!

coldpatrix

Seguo i Coldplay dal 1999. Inutile dire che sono parte integrante di tutti gli aspetti della mia vita. Per loro ho fatto di tutto: viaggi, interviste, ore insonni, recruiting sul web di giorni e giorni. Con Coldplayzone utilizzo la mia passione per loro per far sì che tutti gli appassionati italiani siano costantemente aggiornati, coinvolti e estasiati da quello che fanno. Un inguaribile ottimista. E il più grande amante di I Ran Away in circolazione.