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[Coldplay.com] Intervista a Pilar Zeta

Ciao Pilar, come va?
Molto bene, grazie.

Come sei stata coinvolta nella creazione dell’artwork di AHFOD?
È una storia davvero assurda. Mi sono recentemente trasferita a LA, e ho iniziato a lavorare per una nuova agenzia, la MAAVVEN, che rappresenta alcuni artisti. E per la loro promozione, venivano spedite delle newsletter settimanali con un’immagine GIF di ciascun artista. E quando spedirono la mia, arrivò in qualche modo nelle mani di Phil Harvey che disse, “Oh mio Dio, sarebbe perfetto come artwork dell’album!”.

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Quindi si è messo in contatto con te?
Si, credo che abbia risposto all’email e l’agenzia gli abbia poi fornito l’indirizzo del mio sito internet. Phil ha visitato il sito e credo che anche Chris lo abbia visto e così decisero, “Incontriamola”. E così ci siamo incontrati per un pranzo.

Quando è successo?
Circa un anno fa. È stato un incontro fantastico. Tutte le idee a cui stavano pensando per il nuovo album si accoppiavano perfettamente alle mie composizioni. Quindi, ci siamo detti, ok, iniziamo a lavorarci. Fu pazzesco.

Hai detto che ti sei trasferita di recente a LA - di dove sei originariamente?
Sono nata e cresciuta a Buenos Aires in Argentina. Ho lasciato il mio paese quando avevo 19 anni, e successivamente ho vissuto in Germania per un po’.

E sei sia un’artista che una grafica?
Si, diciamo che non ho frequentato nessuna accademia di grafica, sono autodidatta. Ero patita di computer quando ero alle scuole superiori, ed iniziai a lavorare con Photoshop e illustrator, ma amavo anche comporre opere d’arte. Composi molti collage in quel periodo. Quando terminai le scuole superiori, iniziai a svolgere piccoli lavori di grafica e gradualmente acquisii pratica e potevo lavorare in modo autonomo.

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Conoscevi i Coldplay prima di questa collaborazione?
Ascoltavo molto i Coldplay durante l’adolescenza. Avevo i loro CD.

Li hai mai visti dal vivo?
No, mai. Non vedo l’ora.

É fantastico perchè quando ci andrai, le tue opere saranno proprio dietro di loro sul palco!
Oh mio Dio, hai ragione. Un sogno che diventa realtà.

Cosa è successo dopo il pranzo con Chris e Phil?
Dalle prime idee a ciò che abbiamo ora è stato un lungo percorso. È pazzesco come tutto si sia realizzato passo dopo passo. Ci siamo incontrati un po’ di volte, e ovviamente, sono nate le prime idee. Volevano qualcosa di molto colorato. E a loro piaceva molto l’idea di inserire qualcosa di geometrico e Chris parlava della spirale di Fibonacci, che è la stessa forma a spirale che ritroviamo nelle conchiglie dell’oceano. Quindi abbiamo elaborato tutte queste idee più volte in vere e proprie sessioni di brainstorming.

Hai lavorato all’artwork di altri album in passato?
Si. Ma per artisti minori. Del genere underground e anche di musica elettronica.

Questo incarico è stato quindi molto diverso per te?
Si. É il mio primo lavoro importante.

Come hai iniziato a progettare l’artwork di AHFOD?
La band stava registrando a Londra e volevano iniziare la progettazione per l'artwork. Dissero che volevano creare qualcosa insieme, quindi dissi, facciamo un enorme collage! Proposi di recuperare foto di quando erano bambini e qualsiasi cosa legata a loro ricordi o sogni. Ci incontrammo a Londra e avevamo raccolto del materiale fantastico. C’era una tela enorme – tre metri per un metro e mezzo – e tutto quel materiale da usare, pensai “Wow! Da dove iniziamo?!”

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Avete lavorato insieme a quella tela?
Si. Nelle pause di registrazione, i ragazzi arrivavano e lavoravano un po' alla tela. L’idea era di iniziare dal collage e successivamente di procedere con la pittura. Io ci lavoravo e durante le pause si univano a me per andare avanti.

Cosa facevano?
Dunque, per esempio Guy aveva questa scatola enorme con vecchie foto che ritagliava. Mentre Chris arrivava, dipingeva ed aggiungeva il tutto al collage oppure dipingeva direttamente su di esso. Tutti facevano un po’ di tutto. E tutto d’un tratto una settimana dopo il collage era finito. Ed io pensai “ma come è successo?”, insomma non lo avevo pianificato. Non avevo un modello del collage. É stato tutto naturale.

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Ci hanno lavorato anche altre persone?
Si, i figli della band hanno fatto dei bellissimi dipinti, che ho voluto inserire nel collage. Le montagne nella parte superiore del collage sono parti delle loro creazioni che ho poi scannerizzato. É un mix di diversi contributi. E alla fine è riuscito veramente bene.

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Il collage è stato creato per la cover dell’album?
Dunque, in realtà ci lavoravamo per divertirci un po’. Non avevamo intenzione di usarlo per la cover dell’album. L’idea era di inserirlo nel booklet. Ma ad un certo punto tutti concordavano sul suo utilizzo per la cover. Ed io pensai come faccio a trasformarlo in una cover per l’album?!

Ricordo di averlo visto nello studio e pensai che era davvero enorme.
Lo so! Era davvero grande. E la maggior parte del mio lavoro ha uno stile minimal, quindi pensavo come farò a inserire questo enorme collage in una fantastica cover dell’album?! Ma c’era ancora l’idea di avere qualcosa di geometrico e avevamo a disposizione questa immagine, il Fiore della Vita. A Chris piacque davvero molto perché è una geometria che ricorre nella natura, ed ha un significato molto importante.

Ci puoi dire qualcosa di più sul Fiore della Vita?
Certo, il Fiore della Vita esiste da migliaia di anni. É una ‘geometria’ che fa parte della natura. Prendete un foglia e moltiplicatela, si creerà il Fiore della Vita. É raffigurato sulle mura del tempio di Osiride in Egitto. Ed è una forma bellissima perché è composta da cerchi ed è una rappresentazione delle interrelazioni e della ‘totalità’ della natura. Quindi ci è venuta l’idea di colorarlo. Però pensammo anche, come possiamo unirlo al collage?

Cosa avete fatto?
Chris ed io ci incontrammo di nuovo a New York con tutto il materiale. Voleva vedere tutto ciò a nostra disposizione. E disse, “Perchè non proviamo a rappresentare il collage come in un caleidoscopio?”. Quindi ho creato un’immagine formata da tante immagini del collage e ho creato il caleidoscopio, poi lo abbiamo ritagliato a forma di fiore e in qualche modo il tutto ha preso forma. In quel momento ci chiedemmo, “Cosa possiamo mettere al centro? Ma certo, Il Fiore della Vita!”. E calzava perfettamente.

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Quando abbiamo postato per la prima volta l’artwork definitivo, è stato fantastico vedere quanto velocemente i fan hanno realizzato che le figure dei bambini erano proprio la band stessa.
Non ci credo! Davvero?

Assolutamente si. Come avete scelto le foto da usare?
Avevano portato delle foto divertenti che li ritraevano, un paio per uno. Non volevo inserirle tutte, nel caso avessero intenzione di usarle per altre cose. Pensavo fosse carino creare quel piccolo mondo. Ed alla fine tutto era in armonia. Phil seduto su una nuvola sopra tutti. Chris sulla luna e Jonny che salta sugli anelli di Saturno. E poi Guy che tiene in braccio suo fratello minore e Will che si tuffa in una piscina. Non lo avevo pensato prima di comporlo, provavo a metterli in posizioni diverse.

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C’è un secondo significato nella costruzione della cover dell’album? Per esempio, che messaggio leggere nell’immagine del tucano?
È stato un lavoro intuitivo e di gruppo. Più tempo passavo nello studio ascoltando musica e più si creava questa vibrazione. E sento che l’artwork rappresenta proprio quel processo di condivisione. Una delle tracce ha un testo che parla di uccelli, che puoi anche ascoltare nella traccia stessa. Quindi quegli elementi sono nell’artwork proprio perchè lo sentivamo mentre ci stavamo lavorando.

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E nel booklet ci sono altre foto.
Si. Sono vecchie foto di Guy. Ne portò in studio una valigia piena. Mi sono assentata per un giorno e quando sono tornata c’era questo collage enorme. Fantastico!

Come ti sei trovata a lavorare con la band?
I ragazzi sono straordinari. È stata davvero un esperienza splendida. C’è stato molto scambio. L’intero processo creativo è stato davvero stimolante.

Eri nervosa all’idea di lavorare con loro?
Certo. Prima di entrare in studio moltissimo. Nei primi incontri c’erano solo Phil e Chris, ma non avevo mai lavorato con la band al completo. Sono arrivata in studio, con tutte queste persone piene di talento, e non avevo idea di cosa avrei fatto. Ma tutti mi hanno fatto sentire a mio agio. E l’artwork è il frutto di questa straordinaria ispirazione in cui tutti erano coinvolti. Sono molto, molto felice del risultato.

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I Coldplay hanno sempre avuto degli artwork di grande impatto, lo standard di partenza a cui dovevi riferirti era piuttosto alto.
Lo so, hai ragione! Pensai, “Oh mio Dio, come posso rendere questo lavoro fantastico?”. Provai ad immaginare tutte le possibili combinazioni. Ma successivamente il lavoro è stato molto spontaneo.

Come ti sei sentita quando l’artwork è stato reso noto nel mondo? Milioni di persone lo hanno visto adesso.
Una sensazione fantastica. Sono così felice. Sinceramente, è come un sogno che diventa realtà. È difficile realizzare. “Davvero l’ho fatto io?”

Come ha reagito la tua famiglia?
I miei genitori sono così felici ed orgogliosi. Mia madre è una grande fan dei Coldplay.

E adesso ci sono cartelloni pubblicitari dell’artwork in tutto il mondo.
Lo so! Un mio amico mi ha appena mandato una foto da Buenos Aires. È fantastico vedere tutte le varianti dell’artwork. È pazzesco, sono dovunque. Non ci posso credere.

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Hai terminato il lavoro sull’artwork dei singoli?
Si, quasi. Volevo creare un universo di sogni, bambini e felicità. L’idea comune è questa. E spero che useremo più foto della band di quando erano bambini. Ne ho alcune molto carine, speriamo di inserirle!

E i testi dipinti sulla copertina, li ha fatti Chris?
Si. L’idea era quella di usare molti colori e Chris trovò queste matite multicolore. Quindi pensammo di usarle per i testi. Il risultato è una bella fantasia di colori. Penso ai fan che la osservano per qualche minuto per cercare di capire cosa ci sia scritto. Questa è la bellezza della scrittura a mano e dell’utilizzo di materiali diversi.

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A cosa lavorerai prossimamente?
Sinceramente non lo so. L’intero progetto è arrivato inaspettatamente, quindi sono aperta a tutte le possibilità che potranno arrivare in futuro. Ma per ora sono davvero felice di continuare a lavorarci e abbiamo ancora tante cose da fare.

Ultima domanda, qual è la tua canzone preferita dei Coldplay?
Questa potrebbe essere una risposta ovvia ma la mia canzone preferita è The Scientist! Mi ricorda di quando vivevo in Argentina durante la mia adolescenza.

Pilarzeta.com

Informazioni aggiuntive

  • Fonte: http://coldplay.com/interview-pilar-zeta-ahfod-artwork-creator/
  • Autore: Coldplay.com
  • Traduzione: Elena
Elena

Mi definisco "Appassionata per caso" dei Coldplay. Siamo nel 2003, compro AROBTTH in un negozio di CD usati, perchè mi piaceva In My Place. Da quel momento non mi hanno più abbandonato, grandi interpreti di parte della mia vita. Con grande piacere entro a far parte della formidabile squadra di Coldplayzone come traduttrice.

In My Place.