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[Spin.com] Nel nuovo Ghost Stories i Coldplay si "disaccoppiano consapevolmente" dal loro marchio di sentimentalisti

Per Chris Martin, non c’è niente di più terrificante di un cuore rotto. Mentre l’amore lo aiuta a vedere il mondo a colori, vibranti e ricchi, – da Yellow a Green Eyes, fino a Violet Hill – la sua perdita lo fa sprofondare in un mondo cupo, vedi Midnight o Oceans. Per buona parte dei suoi anni sotto i riflettori, abbiamo visto la sua vita “in Technicolor” – una brillante e felice esistenza, con una bellissima moglie, attrice di primo livello, al suo fianco, e due bambini dai nomi buffi, Apple e Moses – ma adesso, fresco di rottura dalla sua moglie, il cuore di Chris appare decisamente più segnato dalle ombre.

Questo non significa che Ghost Stories sia un album tetro. Infatti, l’ormai profondo synth-pop della band brilla sotto un alone dal tocco ambient e angelico, che non dimentica la perennemente rosea prospettiva di Martin: “If you were to ask me, after all that we've been through/ Still believe in magic?/ Well, yes I do", canta sopra al suono di un tamburo mutato al computer che pulsa al ritmo di un cuore vigoroso, nel primo singolo Magic.

La canzone è un po’ funky, anche se minimal, ed è il primo assaggio dell’evidenza che, una volta che Chris Martin ha materializzato la sua più grande paura, la sua band ha pubblicato il migliore, anche se sottostimato, album dell’ultima decade.

Una parte del fascino dei Coldplay degli inizi stava nella loro abilità di racchiudere un dolce e semplice sentimento in un genere pop delicato e succinto. Ma con ogni album pubblicato e reso man mano più grandioso, sfarzoso e appariscente (Every teardrop is a waterfall?? Andiamo!), hanno contribuito ad allontanarsi dai propri fan di riferimento con assurde frasi come "You use your heart as a weapon/ And it hurts like heaven" ed a costruire un crescendo verso altezze ridicole.

L’intimità e la riservatezza furono quindi abbandonate. E mentre Martin & Co. riescono a tornare in paradiso adesso (a partire dalle ali angeliche sulla copertina dell’album, e il coro serafico usato nella canzone di apertura Always in My Head, che ci conduce poi anche in quella di chiusura “O”), sul piano dei comuni mortali fanno molto di più, rendendosi vulnerabili nella disperata ricerca di un posto mistico dove trovare pace in attesa che le cose vadano meglio.

Comparato ai patinati e grandiosi due album più recenti – Viva La Vida e Mylo Xyloto, entrambi supportati dall’aiuto di Brian Eno – Ghost Stories sembra più melancolico ed etereo, un po’ come Parachutes, anche se ironicamente, nel sound, ci sono rimandi ad Eno, ad esempio in Midnight o Oceans.

La prima ad esempio, passa costantemente da veloci ticchettii a battiti che ondeggiano come vermi catturati sotto una luce stroboscopica. Oceans invece si basa su un triste e desolato suono di chitarra mentre la voce di Martin passa da un tono rotto e flebile fino al falsetto, prima di scendere fino a divenire un ronzio.

La band ha messo insieme alcuni grandi nomi, che si percepiscono appena come sprazzi di luce nel tono generale dell’album, piuttosto introspettivo. Timbaland ha contribuito con un lento movimento di alti e bassi nella strappalacrime True Love, che ha il suo climax nel languido assolo di chitarra tirato fuori dal cilindro di John Mayer, e Avicii spinge al massimo il pianoforte in A Sky full of Stars, facendoti venire voglia di accendere gli accendini, mentre Martin resta folgorato dall’immaginazione.

Tutto questo ci conduce alla chiusa celestiale: la traccia segreta di Ghost Stories riporta all’inizio dell’album, ma molto significativamente il titolo della canzone stessa, O, rappresenta il cerchio dell’intero viaggio dei Coldplay.

La ballata suonata al piano richiama alla mente il Martin del 2000: il romantico senza speranza, il perpetuo sognatore, che – con il cuore spezzato – continuerà a tenere la testa alta in nome dell’amore: "Still I always look up to the sky" canta dimessamente. "Maybe one day I'll fly next to you."

Informazioni aggiuntive

  • Fonte: http://m.spin.com/reviews/coldplay-ghost-stories/?utm_source=spintwitter&utm_medium=social&utm_campaign=spintwitter
  • Autore: Stephanie Benson
  • Traduzione: Benedetta
Benedetta

Anima vagante, in senso fisico e metaforico, nella vita mi innamoro di molte cose ogni giorno e non faccio niente se non mi appassiona. Nel 2002 la voce di un ragazzo con gli occhi blu in un video musicale su MTV mi fa pensare che forse, fino a quel momento, non avevo mai ascoltato musica in vita mia. Era Chris Martin che cantava "In My Place", erano i Coldplay. Tutto è iniziato così e dopo sono venute canzoni che ti rimescolano l’anima, concerti che sono diventati pezzi di cuore, dischi che conservo come reliquie, frasi scritte da portare sempre con sé. E adesso Coldplayzone, per me il coronamento di una passione che va avanti da anni e che mi piace condividere con chiunque voglia. A proposito: “Oh, what good is it to live with nothing left to give, forget but not forgive, not loving all you see” di “Swallowed in the sea” è una di quelle, una delle frasi che porto sempre con me.