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[NME.com] Coldplay - Ghost Stories

Un nuovo approccio minimalista conferisce all'ultimo dei Coldplay un sottile sentimento di solitudine di un album solista di Chris Martin

C'era una volta quando scegliere tra le parole dei testi di Chris Martin era uno sport, una corsa per indovinare la rima. Come Noel Gallagher — non è davvero semplice da pronunciare? — Martin sembrava riempire le pause, inserendo qualche parola banale nelle battute tra i ritornelli. Ancora non può essere considerato come Dylan, ma tutti analizzeranno 'Ghost Stories' cercando una specie di indizio, e probabilmente anche tentativi maldestri di rimare con "conscious" e "coupling".

In realtà, lui assomiglia un po' a Dylan. Se i Coldplay creeranno mai il loro 'Blood On The Tracks' (Album di Dylan, n.d.t.) (e se state trattenendo il fiato per tutto ciò, probabilmente siete in grande difficoltà) questo è il momento. E' stato un momento collettivo di sconforto, quando fu comunicata la notizia che Martin e Gwyneth Paltrow si stavano separando. Abbiamo perso tutti qualcosa, l'incantevole immagine di una goffa rockstar, un tipo qualunque che corteggia la superstar di Hollywood — ma forse possiamo guadagnare qualcosa da tutto ciò. Un album dei Coldplay puro e vero potrebbe essere un inaspettato piatto sostanzioso, e un peso in meno sulle spalle di Martin.

Hanno le idee ben chiare, con l'intenzione di rivisitare il sound e il loro atteggiamento, ed è una stategia comune. C'è sempre stato uno stile U2 nel percorso dei Coldplay, dalla vertiginosa scalata agli stadi fino all'ingaggio dei magici talenti di Brian Eno naturalmente. Dal confronto dei diversi album, potremmo affermare qualcosa del genere: 'X&Y' è stato compiaciuto quanto 'Rattle & Hum', 'Viva La Vida' — con il contributo ''Enoxiano'', un esuberante abbraccio al pop puro e la presa di coscienza di ciò che gli sta intorno — è stato determinante quanto 'Achtung Baby'. Possiamo chiamare in modo appropriato 'Prospekt's March' il loro 'Zooropa', mentre 'Mylo Xyloto' è stato il loro 'Pop' da ogni punto di vista, con tutti i suoi picchi acuti ed irregolari, piccoli festoni triangolari colorati alla ricerca di un filo. Queste considerazioni portano ad affiancare 'Ghost Stories' a 'All That You Can't Leave Behind'. Un ritorno ai principi essenziali.

Ma non si tratta del tutto di un completo cambio di registro da parte dei Coldplay. L'album ha in comune una semplice essenzialità con 'Parachutes', l'approccio è molto diverso. Sotto la guida di produttori così diversi come Paul Epworth, Timbaland e Avicii, il sound dei Coldplay non è mai stato così elettronico. I punti in cui 'Ghost Stories' è veramente diverso da 'Mylo Xyloto' risiedono nella decisa diminuzione di intensità, dal punti di vista del suono se non da quello dei testi, con la liberatoria canzone 'guidata' da Avicii 'A Sky Full Of Stars', e anche in questo caso un ripercorrere con esitazione 'Every Teardrop Is A Waterfall'. E' un'esitazione che sembra piuttosto normale; l'introspezione non attira gli amanti del pop. Il vero cuore di 'Ghost Stories' è nelle BonIveriane caratteristiche di 'Midnight' con l'affranta preghiera di "leave a light on", nella ritmata ma vittoriosa 'Magic' ("If you were to ask me/After all that we've been through/Still believe in magic?/Yes, I do/Of course I do"), nei meravigliosamente disarmonici loop di sintetizzatori di 'Oceans' e nei tessuti musicali irregolari di dubstep di 'True Love' in cui Martin canta con voce rauca, "One last time/Tell me you love me," e poi cominciamo a percepire il suo vuoto. Per essere un album che sembrava dover porre l'accento sugli altri elementi della band, vera essenza dei brani, sembra più un album di Chris Martin come solista.

E in quel senso non ci saranno fuochi d'artificio. 'Ghost Stories' è un sentimento più che una collezione di canzoni, e sarà senz'altro favorevolmente accolta. Questo sentimento non è di rancore, è senza sangue e rassegnato, ma anche emozionante. Nella sua calda e delicata deriva, è un successo silenzioso, il momento in cui le voci dei cori e le imperfezioni dei sintetizzatori di 'Always In My Head' aprono l'album, suggerisce che tutto è alle nostre spalle e si può andare avanti. Fa tutto parte del processo.

Informazioni aggiuntive

  • Fonte: http://www.nme.com/reviews/coldplay/15307?utm_source=facebook&utm_medium=social&utm_campaign=coldplayreview
  • Autore: Matthew Horton
  • Traduzione: Elena e Benedetta
Elena

Mi definisco "Appassionata per caso" dei Coldplay. Siamo nel 2003, compro AROBTTH in un negozio di CD usati, perchè mi piaceva In My Place. Da quel momento non mi hanno più abbandonato, grandi interpreti di parte della mia vita. Con grande piacere entro a far parte della formidabile squadra di Coldplayzone come traduttrice.

In My Place.