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[Mtv.com] Mylo Xyloto dei Coldplay

Mylo Xyloto dei Coldplay: il loro album migliore fino ad ora?
Diamo un'occhiata all'album meno leggero - e forse il più bello, in Bigger Than the Sound (di James Montgomery)
 
Potete accusare i Coldplay di essere molte cose - sdolcinati, insipidi, noiosi, grandiosi, impopolari, moralisti, raffinati, con uno stile ‘Middle of the road’ (M.O.R), album oriented rock (A.O.R.), o Electric Light Orchestra (E.L.O) — e di solito i loro (infiniti) critici fanno proprio questo. Non si può accusarli di essere leggeri. Mai.
 
Ok, va bene. Nessuna delle più grandi band del pianeta (gli U2, i Linkin Parks, i Foo Fighters, i Red Hot Chili Peppers, etc.) è esperta nel campo della leggerezza. Semplicemente non è nella loro natura. Al contrario, trattano temi universali, dipingono con la più larga gamma di pennellate. Questo è almeno in parte il motivo, come uno potrebbe giustamente supporre, per cui sono così popolari. Fanno una musica globale e, ovviamente, destinata alle masse.
 
Ho detto tutte queste cose non per parlare male dei Coldplay, una band che in realtà apprezzo molto, ma A) per sottolineare che non si sono mai concentrati sulle 'piccole cose' della vita (il loro primo successo, "Yellow," apre con il verso, "Look at the stars/ Look how they shine for you," e anche i loro singoli più delicati –come "The Scientist" e "Fix You" e "Clocks" — potrebbero essere casualmente valutati come “misura da stadio”) e B) per sdrammatizzare qualsiasi critica del loro ultimo album Mylo Xyloto, che è davvero buono ma non è da considerarsi per nessun motivo concepibile come qualcosa di leggero.

E, ancora, mi va bene così. La cosa che preferisco dei Coldplay è sempre stata la loro voglia di sperimentare, di spingersi oltre ai confini più di quanto una rock band da (grande) major discografica possa o dovrebbe fare. Lavorano con Brian Eno (a cui sono riconosciute "Enossificazione e composizione addizionale in Xyloto), Jay-Z e Jon Hopkins; hanno messo il codice Baudot sulle copertine dei loro album; e stanno costantemente, a volte in modo frustrante, provando con tutte le loro forze ad essere eccessivamente complessi. Qualche volta, come nel 2008 con Viva La Vida, hanno osato troppo, oscurando l’impatto dei loro suoni. Per quanto riguarda Xyloto, in uscita martedì (18 ottobre), non è questo il caso.

Questo lavoro è la precisione dei Coldplay, strano da dirsi a proposito di un album indefinitamente concettuale che offre 14 tracce e più materiale elettronico di 12 festival Creamfields, più chitarre ‘skyward’ di un milione di spettacoli al planetario e più cori che in una stagione all’Old Trafford. Oh, e c’è anche Rihanna. Comunque, tutto funziona. I momenti più importanti, come "Paradise," "Every Teardrop Is a Waterfall," "Princess of China" (ecco la traccia di RiRi – Rihanna, n.d.t.) e "Don't Let It Break Your Heart," raccolgono ciascuno di quegli elementi con padronanza, e i risultati sono gloriosamente folli ed inneggianti in modo adeguato. I molti intermezzi strumentali nell’album mostrano l’influenza di Eno, come macchie di mercurio e brillanti scie (e servono anche da eccellenti 'incipit' per i sound più importanti). E i pochi momenti tranquilli di Xyloto, come l’acustica "U.F.O." e la canzone di chiusura "Up With the Birds," riescono ad estrarre il massimo impatto emozionale da dinamiche minimali (e, proprio come dovrebbero essere tutte le canzoni tranquille, sono davvero deliziose).

Certamente, Mylo Xyloto è l’album più elettronico dei Coldplay, un fatto che potrebbe infastidire alcuni dei loro fan più centristi. Ma è anche il loro lavoro più avventuroso, il più vasto, e almeno per entrambi questi aspetti, il lavoro di maggiore impatto. E ciò, fondamentalmente, lo separa dalla maggior parte degli altri album rock pubblicati dalle major discografiche quest’anno, o in altri anni. Potete continuare a criticarli quanto volete, ma questo significa solo che non avete mai ascoltato i loro album. Con Xyloto, i Coldplay hanno portato a termine la praticamente impossibile impresa di espandere il loro repertorio, mentre, allo stesso tempo, perfezionavano il loro obiettivo. E questo è molto più difficile da ottenere rispetto alla leggerezza, sia che tu sia la più insignificante o la più grande band al mondo.
 
amsterdam

Ideatore e sviluppatore di Coldplayzone, Gabriele è un webdesigner milanese emigrato in Sicilia nel 2004 (per scelta di vita), il quale sente il desiderio di creare un 'posto' online [ zone ] da condividere con tutti gli appassionati di musica, in particolare quella dei Coldplay. Grande appassionato di musica inglese e di tutto ciò che si possa definire 'British'.