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[Forbes.com] Come i Coldplay vi stiano facendo un servizio (e perchè dovreste esserne grati)

Scrivete "Coldplay is" nel motore di ricerca di Google e vi ritroverete con un mix di emozioni contrastanti e opposte: in ordine discendente vedrete la frase completata da "amazing," "terrible," "boring," e "awesome." ("meravigliosi," "terribili," "noiosi," e "fantastici.", ndt.)

Il "mah" enorme di questi risultati di ricerca spesso viene rispecchiato dalla maggioranza dei critici musicali: Sasha Frère-Jones, investigando dentro di sé per capire il motivo per cui non gli piacciono i Coldplay, inizia con "è difficile avere a che fare con una musica esasperatamente accettabile." Altri sono d'accordo con la sua opinione —ad esempio il New York Times li definisce "la band più insopportabile" dell'ultimo decennio. Anche io mi sono messo in fila al posto di battuta per arrivare alla casa base e fare punto contro i Coldplay, cercando di fare fuori campo con la mia metafora de "i Coldplay sono insipidi".

Eppure continuano a vendere dischi. Molti, molti dischi—più di 15 milioni da quando hanno iniziato. In un'era in cui vendere dischi significa molto più che in passato dato quanto sia difficile farlo, i Coldplay sono sempre una scommessa facile, come Will Smith cinque anni fa al cinema.

Il loro nuovo album, intitolato Ghost Stories, esce oggi, e ci troviamo di nuovo già in mezzo al ciclo dei Coldplay: alcuni critici si lamenteranno, altri non ci proveranno più di tanto, ed essenzialmente la cosa non importerà; società si metteranno in fila per accaparrarsi una licenza per usare la loro musica in un film o in tv, e se la storia è destinata a ripetersi, molti di voi compreranno (o ruberanno) questo album, indipendentemente da quello che dirò io.

Eppure un sondaggio sulla cultura del pop fa intendere che i Coldplay non sono di moda, o meglio ancora che sono da sfigati: sono e continuano ad essere il bersaglio di molte battute popolari (chi può dimenticare il loro inserimento nella lista del film Quarant'Anni Vergine)—tanto che il Washington Post ha pubblicato "Una Breve Storia degli Insulti contro i Coldplay."

Ci si chiede come una band che porta una lettera scarlatta in fronte (dovrebbe essere la "U" per "Uncool," - da sfigati, ndt. - o la "L" per "Lame?" - noiosi, ndt.) sia riuscita a diventare una delle ultime "band"—termine opposto all'altro orribile epiteto, "artisti"—a suonare per una posta in gioco così alta nell'arena del pop di tendenza.

Ma, cosa ancora più importante, ci si chiede perchè?

Perchè i Coldplay continueranno a piacere, anche se sappiamo perfettamente che sono da sfigati?

Poniamo la domanda in un altro modo: perchè è possibile che, se confesso che in realtà mi piace l'ultimo dei Coldplay, perderete probabilmente rispetto per i miei gusti musicali, e cosa ancora più probabile, uscirete comunque a comprare l'album?

Questa è la domanda a cui pensavo stamattina mentre mi vi svegliavo, dato che "Magic"—la seconda canzone estratta dall'album (e una le cui prime note attireranno inevitabilmente paragoni sul modo in cui i Radiohead costruiscono i loro ritmi)—mi si è ficcata in testa in un loop infinito che non mi ha necessariamente infastidito.

Riflettendo sulla musica perchè ero obbligato a farlo—non voleva andarsene dalla mia testa, per quanto mi sforzassi—ho costruito una teoria sul "perchè" dei Coldplay. Una molto facile da capire. Tutto nasce da questa frase, "Chris Martin e compagni sono arrivati alla ribalta distillando i suoni dei loro antenati e i contemporanei lodati dalla critica in inni ipermelodici e perfetti per gli stadi." Ma c'è altro da aggiungere alla storia; i Coldplay non sono semplicemente una band che copia.

Beh, lo sono, ma c'è di più: i Coldplay rimangono popolari perchè continuano a lottare per copiare musica sempre migliore; quando si stabilizzano su una influenza, chiameranno chi ha influenzato la loro influenza—persone come Brian Eno—per aiutarli cristallizzare i loro risultati.

Sono, in effetti, degli artisti che copiano della miglior fattura, ed ecco perchè:

Con i risultati iniziali raggiunti quasi quindici anni fa—nel contesto di un panorama sonico molto diverso (più sotto ne parlerò meglio)—hanno mantenuto una porta d'ingresso nel mainstream, grazie alle posizioni in classifica, alle vendite, alla presenza nelle pubblicità della Apple, alle canzoni in licenza per film e TV, e grazie al grande motore della cattiveria popolare—di quelli che si prendono incessantemente gioco di loro, ma che mentre lo fanno li divinizzano.

Ma, cosa più importante, hanno utilizzato questa porta–ancora e ancora–per controllare e custodire un'estetica molto specifica—una dalla quale ci siamo per lo più allontanati mentre l'EDM (musica dance elettronica, ndt.) e l'R'n'B sono diventati gli ingredienti dominanti nella formula della musica pop.

Si, i Coldplay ci hanno presi tutti in giro: non sono una band, ma un servizio—sono aggregatori di altra musica, musica migliore; in più la musica che rappresentano ha un sound (e un ethos) completamente diverso da quello che ha caratterizzato le classifiche pop negli ultimi anni.

Se considerati in questo modo, i Coldplay sono un servizio interpretativo di musica in streaming, una anticipazione dei canali musicali di Pandora (servizio che permette di creare stazioni radio personali, ndt.) con una lista specifica—e specificamente evocativa—della musica di altre persone.

Sono arrivati a questa posizione senza calcoli, solo per caso: credo che le persone tendano a dimenticare il panorama musicale in cui i Coldplay si sono formati; era molto diverso da quello in cui arranchiamo oggi.

Nel 2000, erano proficue band come i Travis, e popolavano il panorama con la loro nuova melodia un po' moscia. L'ipnotizzante voce di Jeff Buckley era appena uscita allo scoperto ricevendo ampi riconoscimenti. I fan del rock più nobile facevano scorta di Kid A, senza il minimo sentore che ci sarebbe stato un cambiamento così radicale. Il nuovo rock perfetto per le pubblicità aziendali—la legione di band copia dei Nickelback che, secondo me, hanno spinto le chitarre verso fondo del bidone degli strumenti—stava iniziando a fare la sua ascesa. Le lettere "JT" non erano subito riconoscibili quando venivano accostate, ma la formula sintattica "*NSync" lo era.

Quando ci si affretta a giudicare questo tranquillo quartetto di "Yellow", non credo che le persone si ricordino quanto i Coldplay abbiano indirizzato la nostra attenzione verso questo vecchio panorama musicale, mescolandosi appena con il timbro del tempo per assicurarsi un posto di prominenza, allo stesso tempo spiccando da questo sfondo–abbastanza da diventare indelebili; le persone si dimenticano che una canzone come "Shiver" aveva, non trovando altre parole per descriverla, peso. Le persone dimenticano che "Everything's Not Lost" aveva passione.

Le persone si dimenticano di tutto questo, credo, perchè quando è uscito il loro secondo album i Coldplay band avevano iniziato ad abbandonarci, e i Coldplay servizio avevano iniziato a darci una formula (per la musica pop) e una ricetta dichiarata–la versione da bambini della musica, migliore, di altri.

La differenza con Ghost Stories è che finalmente tutto questo ha trovato il posto giusto nella mia mente, e sono grato per il servizio che i Coldplay ci danno, che è in pratica imbottigliare e sterilizzare i sentimenti, l'ethos e il sound di band migliori e più originali, e distillarli uno alla volta perchè tutti possano ascoltarli.

Sono grato per questo servizio perchè mantiene l'attenzione della mente del pubblico e perchè il suo sound è, almeno, evocativo di una musica che si è per lo più allontanata da quella ascoltata da tutti.

E così, dato che ho scoperto la bellezza dell'intrinseca non originalità dei Coldplay—cioè il fatto che forniscono un servizio palpabile ai consumatori—cercherò a modo mio di fornire un cambio di direzione altrettanto positivo; piuttosto che starmene qui a dire "i Coldplay hanno copiato questo e quello", vi darò i miei corollari, un insieme dei miei gusti musicali, ma al contrario:

C'è qualche probabilità che se vi piacciono le canzoni del loro nuovo album, vi piacerà anche questa selezione di altre band e artisti meno conosciuti.

Per una canzone come "Always In My Head" questa è la sostituta: Steven Wilson, "The Raven That Refused To Sing". Se siete fan di una canzone che cresce pian piano fino ad un tanto desiderato climax—il modello della canzone di apertura di Ghost Stories, per piacere fatevi un favore e ascoltate la canzone qui sopra per intero. Ha la stessa costruzione di "Always In My Head", ma su scala molto più grande (e meno ovvia).

O questa: Deftones, "Hole In The Earth." Non è la scelta più ovvia, specialmente perchè questa canzone è un sorprendente valzer metal con molte chitarre—l'antitesi di quello che i Coldplay hanno messo in questo album. Tranne da un importante punto di vista: l'intensa bramosia vocale dello strumento di Chris Martin. Se ha avuto un effetto su di voi, sono pronto a puntare dei soldi su Chino Moreno–la sua esecuzione delle parti vocali di questa canzone vi farà provare brividi simili. Questo è un esempio di come una canzone dei Coldplay suonerebbe se la band avesse dei pedali di distorsione migliori e problemi con la droga.

Per una canzone come "Ink," questa è la sostituta: Eric Clapton, "Circus Left Town." Con canzoni come "Magic" e "Ink" i Coldplay si avventurano verso la musica Adulta Contemporanea, e in particolare, il sound Adulto Contemporaneo degli anni Novanta–l'estetica di Babyface caratterizzata da letti di ritmica armoniosa, pianoforte ricco di effetti, e canzoni basate su loop invece che su uno svolgimento lineare dall'inizio alla fine. Tuttavia in canzoni come "Ink," i Coldplay non riescono a coprire totalmente le convenzioni della musica Adulta Contemporanea, e ci lasciano abbandonati senza speranza tra due generi. Quindi se vi piace una canzone come "Ink," perchè non date direttamente una spolverata a questa gemma classica di Eric Clapton sulla morte del figlio? Rimarrete sorpresi di quanto simile—e quanto più toccante—sia questa canzone.

Per una canzone come "True Love," questa è la sostituta: Hawksley Workman, "Wayside". Non ci sono parole che possano esprimere quanto io rispetti la particolare voce e il modo di scrivere del grande artista canadese Hawksley Workman. E' davvero un peccato che questo ragazzo non sia apprezzato di più qui negli Stati Uniti, soprattutto perchè interpreta il ruolo di "uomo sensibile" in un modo che non sembra mai infantile. Questa canzone, che chiude il suo fantastico e ballabile album, Milk, raggiunge le stesse sensazioni di una canzone come "True Love" con molta meno patina, sostituendo l'eleganza con una passione pura e credibile.

Per una canzone come "Midnight," questa è la sostituta: Imogean Heap, "Hide And Seek". Sapete, tutti vi diranno che "Midnight" è una scopiazzatura di James Blake o Bon Iver. Ma vi incoraggio ad andare ancora più indietro nel tempo, a questo classico del 2005, una canzone tormentata caratterizzata dall'uso massiccio del vocoder. E' qui che troverete lo scheletro di base per una canzone come "Midnight".

Per una canzone come "Oceans," questa è la sostituta: Hawksley Workman, "No Beginning No End". Ebbene sì, vi do una dose doppia di Hawksley. Perchè? Perchè se lo merita. E se vi piace una canzone come "Oceans," un po' acustica, un po' elettronica, e ripiena di quel sentimento di desiderio e solipsismo da Coldplay, adorerete il viaggio che questa canzone vi farà fare.

Per questa canzone "O," questa è la sostituta: Porcupine Tree, "Collapse The Light Into Earth". I Coldplay concludono la loro selezione con una triste ballata al piano, nostalgica di momenti più felici e conscia del fatto che momenti più felici non arriveranno per un bel po' di tempo. Se è questa l'atmosfera che vi piace, vi consiglio vivamente di fare un tentativo con questa canzone: ha un arrangiamento meraviglioso a quattro accordi, e il testo—chiaro tanto quanto qualsiasi testo dei Coldplay—è talmente diretto da lasciare il segno.

Informazioni aggiuntive

  • Fonte: http://www.forbes.com/sites/nickmessitte/2014/05/16/how-coldplay-is-providing-you-with-a-service-and-why-you-should-be-grateful/
  • Autore: Nick Messitte
  • Traduzione: Denise
coldpatrix

Seguo i Coldplay dal 1999. Inutile dire che sono parte integrante di tutti gli aspetti della mia vita. Per loro ho fatto di tutto: viaggi, interviste, ore insonni, recruiting sul web di giorni e giorni. Con Coldplayzone utilizzo la mia passione per loro per far sì che tutti gli appassionati italiani siano costantemente aggiornati, coinvolti e estasiati da quello che fanno. Un inguaribile ottimista. E il più grande amante di I Ran Away in circolazione.