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"Come Messi prima di giocare la finale di Champions". L'intervista esclusiva dei Coldplay a QMagazine

Sei mesi tra New York e Londra: così il giornalista di QMagazine Niall Doherty ha realizzato questo speciale sui Coldplay e sul "ritorno alla luce" di Chris Martin.

"Chris Martin non sembra il tipo che può essere tormentato da un lato oscuro, eppure i toni introspettivi degli ultimi Coldplay sono nati proprio a causa del divorzio con Gwyneth Paltrow". Inizia così il pezzo molto documentato - e magistralmente scritto - da Niall Doherty per QMagazine. Uno dei primissimi pezzi veramente completi sulla nuova era della band, a pochi giorni dall'uscita ufficiale del nuovo album "A Head Full of Dreams".

Il pezzo ripercorre il periodo di discesa agli inferi e poi risalita che ha accompagnato la band, e soprattutto Chris, nella genesi del nuovo disco.

"Non ti arrendere mai. E' uno dei migliori consigli che suo padre abbia mai dato a Chris Martin, ed è uno dei mantra che lui stesso si ripete. Quando legge le news e pensa che ci sia ormai troppo marcio nel mondo per porvi rimedio, o quando è fuori che corre da solo e pensa che le persone avranno sempre nuove idee che faranno diventare la vita migliore". Un preambolo dovuto, questo, per spiegare nel corso del pezzo il periodo difficile che ha sorpreso Chris nel 2012, nel bel mezzo del tour mondiale di promozione di Mylo Xyloto. In un momento in cui la vita lavorativa era al top, la sua vita privata stava andando a rotoli: stava infatti volgendo al termine il matrimonio lungo 12 anni con Gwyneth Paltrow.

Questo lo sapevamo, Chris lo ripete da settimane nelle varie interviste che sta tenendo. Ma ciò che non sapevamo è che da questa brutta delusione sono scaturiti per Chris interrogativi ancora più opprimenti: "la mia vita sarà solo questo? Fare hit che vendono in tutto il mondo e tenere grandi show? Come mai mi alzo ogni mattina sentendomi ancora più giù anche dopo un grande concerto? E' sufficiente, in questo mondo pieno di problemi, essere solo una band? Chris era stando di scappare dai suoi problemi, era arrivato il momento di affrontarli".

L'articolo rivela che dopo Ghost Stories, pubblicato un anno fa, non prevedere un tour mondiale è stata una precisa scelta, "l'album è arrivato due mesi dopo l'annuncio ufficiale del divorzio tra Chris e Gwyneth e le canzoni riflettevano proprio lo stato d'animo che ne derivava. E' stato un album dei Coldplay senza i trucchetti tipici dei Coldplay: nessun coro, nessun fuoco d'artificio. E' stato sottotono e riflessivo, ferito".

"Sono stati momenti in cui ci siamo sentiti in dovere di proteggere Chris", dice Jonny. "Lui ha messo molto di se stesso in quelle canzoni", concorda Will, "non l'ho invidiato nella sua posizione di frontman". Ghost Stories è stato infatti un'esperienza catartica per Chris: "Quell'album racconta della luce alla fine del tunnel, attraversato tutto, senza scorciatoie per sfuggirvi".

Si passa poi al nuovo album, A Head Full of Dreams, che, si ricorda, è stato registrato tra Los Angeles dove Chris vive per stare vicino ai due figli e l'Inghilterra, dove risiede il resto della band. Si ricorda anche che l'album è stato prodotto dal duo Stargate e che l'opportubità per collaborare con i fratelli norvegesi si è presentata quando Chris è andato in studio a scrivere con loro un pezzo per Rhianna. Chris si divertì talmente che volle proporre la band per un test con i due produttori: "Ero nervoso perché Guy e Will continuavano a dire che erano troppo pop per noi", dice Chris, "ma poi alla fine Tor e Mikkel gli sono piaciuti molto, è stato come un matrimonio tra due mondi".

Chris ripete ancora una volta che questo album è una sorta di capitolo conclusivo di un'era, "visto che la gamma di colori ne comprende sette, e che questo è il loro settimo album, si può dire che i Coldplay abbiano concluso la loro prima gamma di colori". Chris spiega come la band si sente alla fine di questo lavoro usando una metafora: "E' come se pensi al percorso di Leo Messi dagli inizi in un campetto di calcio al momento in cui si mette le scarpette per giocare la finale di Champions League: ecco, noi siamo esattamente a quel punto".

Dopo questa prima parte, che è stata scritta dal giornalista dopo un colloquio con la band avuto a Londra nel giugno 2015, si passa a qualche mese dopo. E' il settembe 2015 e Chris e la band sono a New York per il Citizen Festival. Il pezzo diventa una cronaca fedele dei momenti prima di salire sul palco: ritroviamo il Chris di sempre, spensierato, sicuro di sé e di quello che potrà offire ai fan. Poco prima di iniziare la performance la band si accorge che nessuno dei piano presenti sul palco funziona e tutti i brani previsti prevedono l'utilizzo del piano. "Nessun problema", Chris tranquillizza tutti, "portatemi una chitarra acustica, le faccio con questa". Dopo la performance la band scherza in camerino sulla disavventura, e c'è anche Noel Gallagher, a New York con la moglie, passato per un saluto ai ragazzi.

Noel non è l'unico dei "BFF" (i "best friends forever") di Chris che vengono ricordati nel pezzo: ci sono Jay-Z e Rhianna, Ricky Gervais e David Brent, Harry Styles e Ed Sheeran, Beyonce e Ariana Grande. Il giornalista li cita proprio per sottolineare che, al di là dell'aria da "ragazzi di campagna", stare una serata con i Coldplay fa capire il mondo da serie A che sono abituati a frequentare. Nel camerino al Citizen Festival si alternano Gwyneth e i figli Moses e Apple, poi Leonardo Di Caprio che è venuto per salutare Gallagher, e in tutto questo trambusto Chris è instancabile, ha sempre un sorriso e una buona parola per tutti.

L'articolo fa poi un altro salto: siamo di nuovo a Londra a metà ottobre. La band ha terminato l'album. Chris, alla Bakery, confessa: "Mi sento come se fossi benedetto per il fatto che mi trovo a capo di una band che amo follemente. Non sono mai stato in grado di dirlo prima". Il morale è alle stelle. Anche durante lo shooting ufficiale per QMagazine i quattro scherzano e ridono come quattro vecchi amici che stanno per partire insieme per il campeggio.

Chris e la troupe di QMagazine fanno un giro per Londra e Chris parla più volte della "benedizione e del sentirsi benedetto"."Ogni rottura è triste, specialmente quando ci sono dei bambini coinvolti. Ma se sei fortunato puoi uscirne benedetto invece che in guerra", spiega. E questo è uno dei concetti imparati dal famoso poema "The Guesthouse" del poeta del 13° secolo Rumi, di cui Chris sta parlando molto in queste ultime settimane nel corso delle interviste e che sarà nella canzone Kaleidoscope del nuovo album, interpretata da Coleman Barks.

Everglow viene invece descritta come la classica ballad dei Coldplay, che parla del tenere duro anche quando qualcosa di brutto succede. "E' stata chiaramente influenzata dal divorzio, ed è forse l'unica canzone di questo tipo nella storia che ha proprio l'ex tra i backing vocals", dice il giornalista riferendosi alla partecipazione di Gwyneth Paltrow.

"Everglow nasce dall'assunto di partenza che quando qualcosa di brutto ti accade il mondo continua comunque a girare", dice Chris. "Mi piace l'idea che alla fine di tutto si possa comunque trarre qualcosa di bello". Questo è proprio uno dei concetti che Chris ha imparato dalla sua ex, che appunto nel brano canta: "How come things move on/How come cars don't slow". Un giorno, dice Chris, "è arrivata con questa idea e io le chiesi se ci fosse qualche possibilità che cantasse queste frasi in un nostro brano. Come ogni essere umano ha risposto che non ne era in grado, che non era una professionista!".

Il titolo "A Head Full of Dreams" dell'album fa riferimento al mondo onirico, tormentato e colorato, di Chris. "Ce n'è uno ad esempio che continua a fare da anni, che è quello in cui Thom Yorke (dei Radiohead, ndr) non vuole uscire con lui". Chris dice che "i sogni sono ciò che fanno andare avanti l'umanità". Con il nuovo album, spiega il pezzo, "la band si è reinventata come non mai. Non esiste nessun'altra band al mondo in grado di fare tanto. In grado di riunire gli Stargate con Noel Gallagher con Beyonce". La band è su una sorta di ponte tra diversi mondi musicali, e Chris spiega: "E' successo che, più alcuni ci dicevano che facevamo schifo, più noi ce ne fregavamo e continuavamo a fare ciò che ci divertiva. Io amo allo stesso modo Beyonce e gli Oasis, mi fanno stare bene nella stessa maniera. Se ti piacciono diversi generi musicali che male c'è?".

Forse è così, devono ricordarselo tanti fan che adesso si lamentano del nuovo stile più commerciale dei Coldplay: i tempi evolvono e la band non ha mai fatto mistero di voler abbracciare diversi generi, di sperimentare.

A questo proposito un passaggio dell'articolo su QMagazine, nella recensione del nuovo album, ci è sembrato illuminante: "I Coldplay si sono sempre sforzati in maniera più plateale degli altri per tendere all'universalità. E in questo senso non si può quindi negare che questo sia il loro album più rappresentativo di sempre".

"Il predicatore del 18° secolo John Newton che scrisse Amazing Grace disse che la sua mission era "rompere i cuori più duri e riparare quelli più malandati" e, di certo, Chris approverebbe".

Benedetta

Anima vagante, in senso fisico e metaforico, nella vita mi innamoro di molte cose ogni giorno e non faccio niente se non mi appassiona. Nel 2002 la voce di un ragazzo con gli occhi blu in un video musicale su MTV mi fa pensare che forse, fino a quel momento, non avevo mai ascoltato musica in vita mia. Era Chris Martin che cantava "In My Place", erano i Coldplay. Tutto è iniziato così e dopo sono venute canzoni che ti rimescolano l’anima, concerti che sono diventati pezzi di cuore, dischi che conservo come reliquie, frasi scritte da portare sempre con sé. E adesso Coldplayzone, per me il coronamento di una passione che va avanti da anni e che mi piace condividere con chiunque voglia. A proposito: “Oh, what good is it to live with nothing left to give, forget but not forgive, not loving all you see” di “Swallowed in the sea” è una di quelle, una delle frasi che porto sempre con me.