eventiinbus2017

Halftime show del Super Bowl: parla il regista della performance dei Coldplay

A due giorni dalla tanto attesa performance dei Coldplay all'Halftime show del Super Bowl - lo show musicale più seguito di sempre - Forbes intervista il regista Hamish Hamilton, deus ex machina di molte passate edizioni.

Com'è lavorare con i Coldplay?

"Lavoro con la band da molti anni, e devo dire che per me sono ancora una sorpresa", dice Hamilton, che sottolinea come quest'anno lo show sia uno dei pochi che verrà realizzato di giorno, e di come quindi la band sia stata messa di fronte a molte opportunità ma anche a tante nuove sfide.

Hamilton spiega anche come lavorare con gli artisti sia sempre un'esperienza unica, proprio perché ognuno è diverso dagli altri. "Penso che la performance dei Coldplay sarà in qualche modo più grandiosa, più inclusiva. Ci saranno molte persone coinvolte nella performance e molti molti colori".

Per la prima volta da anni ci sarà infatti sul palco una band, e non un solista. "Ogni Super Bowl è diverso, un'esperienza unica e irripetibile, proprio perché ogni artista lo è. Ogni anno è un complesso meccanismo logistico e organizzativo".

Da quando avete iniziato il brainstorming per lo show?

"Si inizia a pensare allo show dell'anno dopo non appena è finito quello dell'anno in corso. E' un processo a più livelli che dura circa un anno. Quest'anno in particolare perché, come dicevo, si sono aggiunti degli aspetti logistici e pratici dovuti al fatto che la performance si tenesse di giorno".

Tutto comunque inizia una volta che l'artista è stato scelto e ha detto sì, spiega Hamilton, che ricorda anche il suo primo Super Bowl, con i The Who, come quello che porta nel cuore. Ma anche quelli con Madonna e Beyonce avvolta dalle fiamme.

C'è qualcun altro che vorresti vedere sul palco in futuro?

"Dal punto di vista personale vorrei avere i Led Zeppelin, la loro musica ha accompagnato tutta la mia vita. E poi spesso fantastico su quanto sarebbe stato grandioso un Super Bowl con i Beatles".

Qual è la parte più difficile di tutto il processo di preparazione?

"Credo lo stress e l'aspettativa. Tutti si aspettano il massimo dal Super Bowl e non c'è margine di errore", spiega Hamilton. In effetti la macchina organizzativa è molto complessa e soprattutto si è sotto la lente di ingrandimento di mezza America e del pubblico di tutto il mondo. Ma Hamilton è abituato a lavorare per grandi eventi, come ad esempio gli Oscar.

"Ma il Super Bowl è diverso. Nell'ambiente viene definito come il più grande, più bello e più sfidante evento che si possa realizzare. 120 milioni di persone circa lo guardano in tv. E' una sorta di maratona piena di adrenalina per noi che ci lavoriamo e niente può esservi paragonato".

Benedetta

Anima vagante, in senso fisico e metaforico, nella vita mi innamoro di molte cose ogni giorno e non faccio niente se non mi appassiona. Nel 2002 la voce di un ragazzo con gli occhi blu in un video musicale su MTV mi fa pensare che forse, fino a quel momento, non avevo mai ascoltato musica in vita mia. Era Chris Martin che cantava "In My Place", erano i Coldplay. Tutto è iniziato così e dopo sono venute canzoni che ti rimescolano l’anima, concerti che sono diventati pezzi di cuore, dischi che conservo come reliquie, frasi scritte da portare sempre con sé. E adesso Coldplayzone, per me il coronamento di una passione che va avanti da anni e che mi piace condividere con chiunque voglia. A proposito: “Oh, what good is it to live with nothing left to give, forget but not forgive, not loving all you see” di “Swallowed in the sea” è una di quelle, una delle frasi che porto sempre con me.