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[Pitchfork] Recensione di A Head Full Of Dreams

Nella prima canzone del loro primo album, i Coldplay si presentavano con la dichiarazione molto sentita "We live in a beautiful world." Quindici anni più tardi e con qualcosa come 80 milioni di album venduti, il quartetto britannico non ha lavorato su quella filosofia - l’ha solo amplificata. 

Se il successo di grandi proporzioni tende a rendere le band più disinteressate e fiacche, i Coldplay sembrano piuttosto interdetti e stupiti verso la vita stessa. Le loro canzoni non sono solamente progettate per portare conforto, ma piuttosto parlano del sentirsi gioiosi. Ma nel settimo album della band, A Head Full of Dreams, l’inarrestabile campagna di sollevarci il morale è passibile di generare mal d’altitudine.

Certamente, c’è un motivo assolutamente logico per questo esagerato ottimismo dell’album - A Head Full of Dreams è una risposta reazionaria a Ghost Stories del 2014, una risposta di basso profilo ad una separazione altolocata, che letteralmente mostra il cuore (spezzato) sulla custodia. Il nuovo album, al contrario, è il disco dell’inconsapevole “riaccoppiamento” di Martin, il sound di un giovane single che sale sulla pista da ballo per perdersi e trovare un nuovo amore: "You make me feel like I’m alive again," canta nella graziosa melodia dalle atmosfere “disco” del primo singolo dell’album "Adventure of a Lifetime", un verso che riassume brevemente lo spirito dell’album come una citazione di un manifesto cinematografico.

A Head Full of Dreams è l’opportunità dei Coldplay di riaffermare la loro esuberanza nell’essere desiderosi-di-piacere che in Ghost Stories è deliberatamente sminuita, e dimostrare che Adele non è la sola artista a poter monopolizzare il 2015. Sebbene trascurati dai detrattori per il loro non osare, la posizione moderata dei Coldplay è proprio ciò che li rende così unici — sono l’unica rock band che è riuscita (e voleva) radunare Beyoncé, Noel Gallagher, Tove Lo, gli architetti norvegesi della Top 40 Stargate, il produttore di Kendrick Lamar Daniel Green, l’ergastolano del rock alternativo Nik Simpson, e il ruba-scene Merry Clayton di “Gimme Shelter” nello stesso disco. A Head Full of Dreams è l’emblema dell’impellente desiderio dei Coldplay di rappresentare tutto per tutti, avvicinandosi ad un esagerato e sinfonico Britpop, ai fanatici di club, ad un soft rock da sala d’attesa del dentista, al ritmo da schiocchi di dita dell’R&B, con un tocco suggestivo che ci riporta a quando questa band voleva essere popolare quanto i Mercury Rev.

Ma l’album ha ambizioni più grandi. Intrecciando le parole di un “ispirazionale” poema persiano del 13esimo secolo e con un verso di Barack Obama in "Amazing Grace", l’album fonde essenzialmente l’ottimismo di Martin successivo alla sua “guarigione sentimentale” con la missione universale di salvare il mondo. Il suo implacabile bisogno di farci sentire meglio appare più sincero, quando ci si fa un’idea di quello che lo ha buttato così giù. "Everglow" e la collaborazione con Tove Lo in "Fun" mettono la parola fine alla saga di Gwyneth con una promessa di eterna amicizia (e, per dimostrarlo, nella prima delle due canzoni sopra citate la ex di Martin partecipa ai cori). E nonostante abbia un titolo che non dissolverà la loro immagine di brutta copia degli U2, "Amazing Day" è una dolce ode allo sbocciare dell’amore post-divorzio che incarna l’accattivante fascino dei primi singoli come "Shiver". Il meglio è rappresentato da "Birds", con una componente inquieta in stile pop motorik (ritmo in quattro 4/4, n.d.t.) dei Phoenix che apporta un raro momento di intensità ad un album che rappresenta la pomposità e il tifo del Super Bowl.

Anche quando A Head Full of Dreams mira alla sperimentazione, ricade inevitabilmente in percorsi prevedibili. La title track ci accompagna in un album con un groove brillante che si arresta con l’obbligatorio "woah oh oh oh" di rito che suona come un coro di gruppo nella canzone. Quando Martin canta "I feel my heart beating" in "Adventure of a Lifetime", l’arrangiamento si indebolisce, se non fosse per una pulsante linea di basso che imita il sound di, beh, provate ad indovinare. E il preconfezionato inno al fare del bene dalle atmosfere gospel "Up&Up" vede molti degli ospiti sopra citati cantare insieme, "we’re gonna get it together," prima che Gallagher offra un assolo di chitarra che essenzialmente trasforma la canzone nella Perrier Supernova dei Coldplay. Ad un certo punto della canzone, Martin si chiede, "How can people suffer/ How can people part/ How can people struggle/ How can people break your heart?" e non pretende di capire l’origine di tutti i nostri problemi, ma comunque fa l’impossibile per offrire una cura.

Considerando l’ecletticità dell’album, i Coldplay restano una band che “ci trasporta in percorsi ovvi”, ingigantendo i più semplici sentimenti per ottenere la massima attrattiva. Quasi tutte le canzoni parlano di ascensione e trascendenza, attraverso pezzi che inebriano ("Hymn for the Weekend" con la collaborazione di Beyoncè), razzi spaziali (la traccia nascosta, fiacca e lenta "X Marks the Spot"), esperienze extra-corporali (la bonus track "Miracles"), grandi onde oceaniche ("Fun"), l’osservazione delle stelle ("Amazing Day"), creature alate ("Birds"), o solamente grande forza di volontà ("Up&Up"— da una band che ha già scritto una canzone intitolata "Up With the Birds"). Ma Martin ha la tendenza a cantare di esperienze straordinarie ed allucinogene con metafore confuse ("My army of one is going to fight for you … my heart is my gun") e rime automatiche come "high"/"sky". E con le sue innocenti rimuginazioni su stelle e lune e cuori e diamanti, sembra che prenda ispirazione per i suoi testi da una cucchiaiata di Lucky Charms (cereali da colazione, n.d.t.). Martin ha recentemente dichiarato al Wall Street Journal che voleva rendere "Hymn for the Weekend" una canzone adatta alla colonna sonora di una sbronza in un nightclub e, essenzialmente, questo spirito di affabilità pervade l’intero A Head Full of Dreams. Anche se troppo spesso, i banali stereotipi dell’album ci portano all’altro lato del tappeto rosso, abbandonati a riflettere mentre osserviamo persone soddisfatte di vivere il momento più bello della loro vita.

Informazioni aggiuntive

  • Fonte: http://pitchfork.com/reviews/albums/21321-a-head-full-of-dreams/
  • Autore: Stuart Berman
  • Traduzione: Elena
Elena

Mi definisco "Appassionata per caso" dei Coldplay. Siamo nel 2003, compro AROBTTH in un negozio di CD usati, perchè mi piaceva In My Place. Da quel momento non mi hanno più abbandonato, grandi interpreti di parte della mia vita. Con grande piacere entro a far parte della formidabile squadra di Coldplayzone come traduttrice.

In My Place.