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Premiato il capo tecnico della produzione dell'A Head Full of Dreams Tour

A Bill Leabody, capo tecnico di produzione per i Coldplay e del Mylo Xyloto e dell'A Head Full of Dreams Tour, vince il prestigioso "The Gaffer Awards" della rivista IQ.

Un riconoscimento che arriva dopo 40 anni di carriera, iniziati come "un anno sabbatico" dal lavoro in cantiere che Bill svolgeva nel 1977, in un'Inghilterra schiacciata da una fortissima recessione post guerra mondiale.

Bill entra così nell'hall of fame del premio "The Gaffer" (letterlamente "il tecnico" nel mondo dello spettacolo), dopo aver lavorato anche per artisti del calibro di The Edge. Una carriera che stupisce, soprattutto perché Bill - come anche i suoi predecessori - non aveva nessuna intenzione di seguire la strada della musica, come confessa lui stesso. "Non so suonare neanche una corda sulla chitarra - ammette - però ovviamente so accordarla. Anche se devo dire che negli show del 1977 nessuno faceva caso al fatto che la chitarra fosse accordata o meno".

Bill è molto conosciuto e rispettato nell'ambiente, cosa che deve aver convinto i Coldplay ad arruorarlo cinque anni fa per il Mylo Xyloto Tour e ora per l'A Head Full of Dreams Tour.

"Conosco Bill da anni, è una leggenda, così quando si è aperta la posizione era in cima alla mia lista", ha detto Dave Holmes, il manager della band. "Bill è molto amato da tutto lo staff e dalla band, e ha sempre una soluzione, il che è vitale per il ruolo che riveste".

E quando si parla di tour, non c'è nessuno più esigente dei Coldplay. E' Bill stesso a dichiararlo: "Sono molto ambiziosi: sono determinati a mettere in piedi uno show spettacolare, quindi è un piacere lavorare con delle menti così creative".

"I ragazzi hanno l'abitudine di cambiare idea all'ultimo minuto - dice Bill - ma è una delle sfide che devi aspettarti quando lavori con grandi artisti e succede con la maggior parte delle band. Penso che sia perché i bozzetti spesso non rispecchiano la realrà, così quando vedono le idee realizzate vogliono cambiarle per renderle più vicine possibile alle proprie aspettative. E' stressante per tutta la crew quando succede, ma lavoriamo con i Coldplay da tempo e tutti vogliamo portare avanti i progetti per fare in modo che ogni show riesca al meglio".

 

Benedetta

Anima vagante, in senso fisico e metaforico, nella vita mi innamoro di molte cose ogni giorno e non faccio niente se non mi appassiona. Nel 2002 la voce di un ragazzo con gli occhi blu in un video musicale su MTV mi fa pensare che forse, fino a quel momento, non avevo mai ascoltato musica in vita mia. Era Chris Martin che cantava "In My Place", erano i Coldplay. Tutto è iniziato così e dopo sono venute canzoni che ti rimescolano l’anima, concerti che sono diventati pezzi di cuore, dischi che conservo come reliquie, frasi scritte da portare sempre con sé. E adesso Coldplayzone, per me il coronamento di una passione che va avanti da anni e che mi piace condividere con chiunque voglia. A proposito: “Oh, what good is it to live with nothing left to give, forget but not forgive, not loving all you see” di “Swallowed in the sea” è una di quelle, una delle frasi che porto sempre con me.