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eventiinbus2017

Roadie #42 - Blog #90

In cui #42 ha un momento alla Pulp Fiction e incontra Steve Jobs

Saluti dal'arida Sacramento, gente. Qui è molto più che caldo e ci troviamo in un posto in cui pare di vivere dentro un forno. Arriviamo a inizio sera e facciamo quello che tutti i britannici fanno quando hanno a che fare con un tempo più caldo di "coperto con pioggerella regolare" - cioè, giriamo intorno tirandoci su il colletto discutendo tra di noi quanto fa caldo (nel caso nessun altro lo abbia notato). Dopo alcuni minuti di confusione come quando si vede una formica con una lente di ingrandimento, troviamo una bella stanza scura con l'aria condizionata e aspettiamo che si rinfreschi un po'.

Ieri sera eravamo a San Francisco, quindi abbiamo fatto il viaggio in macchina. Siamo saliti su un pullmino sgargiante e ci siamo sistemati per il viaggio di due ore e mezzo. Mentre viaggiamo sulla super strada che passa sul ponte, l'autista prende il microfono e si presenta. Con gran gioia di tutti ha poi iniziato a fare la guida turistica, mostrando Alcatrazz, il Golden Gate Bridge e altro. Ora, quando viaggi per alcune ore ogni singolo giorno dell'anno per un anno intero, più o meno, la pace e la tranquillità sono tutto quello che cerchi. Stranamente, un viaggio di più di due ore è una delle poche volte in cui te ne stai seduto fermo per un certo periodo di tempo - anche se seduto viaggi comunque a 55 mph. E' quindi il momento ideale per leggere le e-mail, fare un po' di lavoro o discutere il lavoro delle prossime ore.

Il nostro autista ha poi continuato a spiegare quanto tempo ci avrebbero messo a completare il ponte affianco al quale stavamo viaggiando e come si chiamano le rotte di navigazione. Il terrore che potesse continuare così per tutto il viaggio si è presto impossessato di noi.

Non sono sicuro se abbia avuto la sensazione che alle persone sarebbe piaciuto di più essere lasciate da sole con i loro aggeggi, o se abbia addocchiato dallo specchietto retrovisore Fransky con la testa fra le mani, che dava testate al sedile davanti al suo. Comunque sia, le viste per turisti di San Fran hanno lasciato spazio agli arbusti del deserto e si è ristabilito il silenzio. Sono stati tirati fuori i portatili, le cuffiette e tutto si è riappacificato di nuovo con il mondo.

Dunque, il concerto di stasera è il quarto della leg. Ci siamo tutti ormai abituati al fuso orario ed è come se non fossimo mai partiti. (Dato che il tempo che abbiamo trascorso a casa è stato meno di una settimana, non è per niente sorprendente...)

Bene, cosa mi ricordo da poter condividere con voi? Come sempre, gli eventi non hanno una sequenza e sono più che confusi. Cosa che rispecchia alla perfezione l'esperienza del tour...

Vediamo un po', sgommiamo via dal concerto a Portland con la solita corsa per battere il traffico da concerto. La band ha il tempo per togliersi gli auricolari e le mini radio prima di tuffarsi nei pullmini. Ma hanno ancora addosso i vestiti di scena zuppi di sudore, che devono essere ridati perchè Tiff possa farli lavare per il concerto di domani. Per questo motivo c'è una macchina che ci insegue. I ragazzi si cambiano in macchina mentre acceleriamo tra le strade davanti alla gente che se ne va dal concerto.

Dopo una distanza che permette di staccare tutti ci fermiamo in un parcheggio. Ci sono alcuni ragazzetti seduti su una panchina sul lato della strada. E' impossibile non chiedersi cosa sembri a loro questa scena: tre veicoli con i vetri oscurati sono arrivati correndo. Da uno dei veicoli esce Kelly, con tutta la sua imponenza fisica, Geoff dall'altro, entrambi reggendo una borsa di lana grezza. Franksy, vestito di nero, completo di cappello da pappone, controlla che le due borse vengano gettate nel finestrino della macchina e poi le portiere si chiudono di nuovo. Questo scena deve sembrare veramente qualcosa di losco.

C'è una scena meravigliosa in Pulp Fiction in cui il personaggio gangster interpretato da Samuel L Jackson, Jules, è tenuto di mira e gli viene chiesto "Cosa c'è nella borsa?"  e la sua risposta "La biancheria sporca del mio capo" viene ovviamente in mente...

Sono sicuro di non essere la prima persona che si entusiasma per la bellezza dell'arena di Gorge nello stato di Washington e non sarò sicuramente l'ultimo. Dato che eravamo nel deserto il caldo era ovviamente intenso. Ma la vista lo era ancora di più. Il palco è sopra una valle naturale scavata dal fiume e l'area per il pubblico si innalza come una specie di anfiteatro naturale. La vista quando inizia il concerto e il sole che sta tramontando toglie il fiato.

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La natura "in qualche modo scoscesa" del posto è evidenziata dal fatto che il fronte dell'area con il prato  forma un piccolo precipizio frastagliato. La vista dell'intera arena mentre inizia il concerto è simile a quella di quei programmi TV naturalistici in cui si vedono migliaia di pinguini tutti vicini su una calotta di ghiaccio. Piuttosto che essere lì a diventare ghiaccioli al Polo Nord, però, queste persone sono in braghe corte e bikini, sdraiati su teli da picnic godendosi la vista, il sole e i suoni. Senza mettersi a fare discorsi stupidi, è difficile non avere uno di quei momenti alla "si, ok, è un bel lavoro" mentre senti queste sensazioni che aumentano e il sole che tramonta...

Eccoci quindi a ieri sera. Lo Shoreline Amphitheatre, poco fuori San Fran ad essere precisi. Sarò onesto con voi, l'unica cosa che mi importava era la presenza di niente popò di meno che Steve Jobs. Sono un noto amante della Apple e davvero non riuscirei ad immaginare di fare il lavoro che faccio adesso (o anche solo aver iniziato questo tipo di lavoro) senza il mio Macbook Pro (e tutti i Powerbooks che l'hanno preceduto). La visione di questo uomo era creare questi aggeggi per metterli in mano a gente come me.

Vedo Steve che parla con uno dei manager della band, Dave Holmes, fuori dal camerino e mi sento all'improvviso come un teenager di fronte alla sua star preferita. Per fare in modo di trovare il coraggio di parlargli, mi bevo un doppio espresso. Il mix di agitazione da caffeina e il sentirmi come un ragazzetto scemo significa che riesco a dirgli "Grazie mille". Mi rendo conto che sto facendo una figura da idiota così mi scuso e mi allontano veloce tanto quanto mi sono avvicinato.

E con questo provo all'improvviso comprensione nei confronti di ogni ragazzetto nervoso ed eccitabile che stringe la mano alla band durante i meet and greet. E' tempo di cliccare su "invia" e chiudere il portatile.

R#42