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Roadie #42 - Blog #85

#42 e le combriccole nei pullmini...

A volte dal nulla riesci perfettamente a vedere la tua vita da un'altra prospettiva.

Ci stiamo avvicinando ad Indianapolis quando accanto a noi sulla superstrada, vediamo un vecchio scuola bus trasformato in pullmino, con custodie per chitarre, amplificatori, tappetini da batteria e altri attrezzi simili impilati contro un finestrino. Si tratta di una band che sta andando a suonare da qualche parte. Le somiglianze non finiscono qui però. Nel nostro pullmino ci siamo Franksy, Dan Green, il designer del concerto Paul Normandale ed io. Ognuno di noi ha iniziato la propria carriera in tour stipato in pullmino rovinato pieno di strumenti con la band, andando verso qualche puzzolente e appiccicosa bettola in mezzo al nulla chiedendosi se sarebbe mai arrivato qualcuno a vederli.

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Mi ricordo una volta di ritorno da un concerto a Plymouth, a 17 anni, con una band a me molto cara, (che sfortunatamente l'industria dicografica non ha considerato a quei tempi). Il pullmino era così pieno e così ansimante, che se si fosse inclinato un po' di più, tutti a parte il guidatore sarebbero dovuti scendere e farsela a piedi. Su colline particolarmente ripide avremmo dovuto spingerlo.

In tutta franchezza, tutto ciò rendeva le cose divertenti. Farne "parte ", essere così vicino alla musica, "viverla" - era tutto ciò che avrei potuto desiderare a quel tempo. La band nel pullmino vicino al nostro (mi dispiace tantissimo di non essermi segnato la loro pagina MySpace scritta sul retro del pullmino, sennò avrei messo il link) ci saluta mentre tutti noi sorridiamo con i pollici in sù in segno di approvazione.

In qualche modo gli abitanti del pullmino delle "nostre-precedenti-vite" capiscono chi potrebbe contenere il nostro convoglio di veicoli. Presumibilmente non riescono a trovare un pezzo di carta perchè scrivono con un pennarello nero su una membrana bianca per batteria. Tirano su il cartello di fortuna che dice "Coldplay?" e facciamo segno verso i pullmini di fronte a noi e annuiamo, sorridendo.

Stanno ridendo e si danno il cinque - godendosi la storiella che si sono appena accaparrati e a cui nessuno crederà. Mi chiedo come si immaginano che possa essere la nostra vita. Cerco di ricordarmi cosa avrei potuto immaginare mentre spingevo quel vecchio Ford Transit marrone su per la collina fuori da Plymouth. Da molti punti di vista è come me l'aspettavo, ma da altri punti di vista è cambiato ben poco da quei tempi. Tantissimi viaggi in giro per il mondo, aerei, grandi posti in cui suonare, tantissimi camion e molte altre prove di "Tour Giganti" sono tutti presenti e corretti.

Ma la cosa che è rimaste uguale è che faccio ancora parte di una combriccola. Sei lì fuori sfidando il mondo eppure allo stesso tempo la cosa più importante è fare la battuta migliore a spese del tuo compagno di avventura. Questo aspetto delle cose inizia ai tempi dei pullmini e non svanisce mai.

Sono nel corridoio dove la band ha preso qualcosa da bere e un asciugamano prima degli encore e mi rendo conto che nonostante tutto quello che circonda la grandezza del circo dei Coldplay, sono ancora i quattro amici che hanno inizato tanti anni fa. Mentre si sente il remix di Viva che rimbomba attraverso i muri, si asciugano del sudore e parlano di chi ha iniziato prima i cori o chi ha sbagliato nota e quando.

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Bisogna dire però che quando il concerto è finito hanno lasciato il posto scortati dalla polizia in una stridente cavalcata di luci ad intermittenza, al posto di spingere un pullmino. Dentro il pullmino però non è cambiato molto.

R#42