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Roadie #42 - Blog #58

#42 sul tornare in patria

Spesso ho affermato che non mi sento tanto britannico quanto quando torno a casa dopo un bel po' di tempo. Ma siamo stati fuori dal paese per così tanta parte degli ultimi sei mesi che per la prima volta nella mia vita è quasi strano tornare in patria. Senza voler parlare solo di clichè e della "vita in tour", devo ammettere che mi sembra che il mio paese sia un po' straniero e non familiare stavolta.

E' difficile spiegare esattamente cosa mi dia questa sensazione. Una cosa che mi sono accorto di fare quasi costantemente quando sono all'estero è guardare fuori dai finestrini mentre siamo in viaggio. Solo il fatto di essere in un paese straniero rende tutto più interessante. Tutte le cose tipo le fermate dell'autobus, le cabine telefoniche e le buche della posta sono tutte un po' diverse. Spesso guardo le persone che vivono la loro vita quotidiana e mi formo una (molto probabilmente inaccurata) idea di come sarebbe vivere qui (dovunque sia il "qui" in quel giorno specifico). Per la prima volta in assoluto, guardo fuori dal finestrino al Regno Unito allo stesso modo.

Forse è il jetlag. Di solito sono così disorientato quando siamo appena atterrati a Tokyo e il mondo intero sembra quasi uno strano sogno. Oggi invece siamo ad Heathrow, un posto in cui sono stato più volte di quelle che vorrei ricordarmi e quindi dovrebbe sembrare confortevolmente familiare. Sembra che io non sia l'unico e sentirmi confuso, comunque. Stiamo tutti salutandoci e dicendoci "ci vediamo domani" quando Jon Hopkins (il collaboratore di Viva e creatore di meravigliosi caos audio visuali nella sua veste di support act) osserva in modo interrogatorio e insiste sul fatto che domani è un giorno libero. Ha pianificato un giorno per riprendersi, telefono staccato, tende tirate. Una volta che gli diciamo che giorno è, lentamente capisce che domani è veramente il giorno del primo concerto in UK. Non c'è tregua davvero...

Normalmente ci sarebbero da una settimana a dieci giorni tra due leg del tour. Qualcuno da qualche parte ha invece deciso che è tempo di vedere di che pasta siamo fatti. Molti della crew sono volati praticamente subito finito lo smontaggio del concerto a Phoenix e hanno toccato il suolo correndo a preparare le attrezzature a Sheffield. E' dalle date promozionali di inizio tour che non lavoriamo sotto l'effetto del jet-lag. Tutti sono cotti e vanno alla deriva verso il primo concerto. La comunicazione per i primi due giorni si limita a grungniti e cenni del capo. Mentre sto scrivendo qui a Sheffiled, l'orologio sul muro dice che sono le 6 del pomeriggio, ma il mio corpo continua a pensare che siano le due del mattino. Nel momento in cui il concerto sarà finito il mio corpo si troverà dove sono le sei del mattino. Caffè, come ti amo...

E' difficile dire come sia andato il primo concerto qui in UK. Quando arrivo un paio di giorni dopo a Birmingham, c'è una recensione in un giornale, che viene passato durante il catering, la quale afferma che la band era in forma ma il pubblico è stato un po' deludente. Chi lo sa, magari anche loro avevano problemi di jetlag? Durante la parte acustica del primo concerto a Birmingham, Chris ammette al pubblico che dopo aver fatto 80 concerti quest'anno senza averne fatto uno vero e proprio in UK sembrava come un amante infedele che torna a casa - senza sapere se la sua chiave funzioni ancora nella toppa della porta. Credo si possa dire che i loro possedimenti non sono stati mandati all'aria, ma si ha comunque la sensazione che stiano ricevendo uno sguardo un po' severo.

E' comunque veramente difficile dire se si tratti solo di differenze culturali. Il pubblico sembra si diverta veramente, è solo che sembrava tutto un po' tranquillo. Forse le grida e le urla che sarebbero sembrate eccessive appena arrivati negli USA, o i canti pazzi da stadio che li hanno accolti in Francia e in Italia sono diventati la "norma" ormai. I britannici sono famosi per essere abbastanza educati e riservati. Forse ci rendiamo conto del perchè quando siamo stati via abbastanza per notare la differenza?

Forse il pubblico ha solo bisogno di un piccolo incoraggiamento per lasciarsi un po' andare e godersi lo spettacolo? E' comunque una cosa che la band ha notato, - quando Chris conclude The Scientist (ora suonata con tutti gli strumenti sul palco principale) infilandoci una cover di Back For Good dei Take That, il verso "Whatever you want, just tell me the song and I'll sing it" sembra quasi una vera supplica. Come sempre quando c'è una sfida, il motore della band, che ha la forma di Mr Champion, va su di giri. Non si arrende, non cede e non si risparmia. Sta maltrattando la batteria completamente determinato e dar vita al palazzetto. Se non si chiamasse già "Will Champion" bisognerebbe veramente consigliare un cambio di nome...

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Il bello di tre concerti di fila in un palazzetto è il fatto che c'è un giorno nel mezzo senza carico nè scarico. Per la crew si tratta di un lusso assoluto. Anche stasera stiamo tutti nello stesso hotel, quindi c'è la possibilità di un po' di socialità. Come al solito ci sono sempre bevute e si finisce tardi. Una menzione speciale la merita Mr Dave Favorita, il capo della squadra delle luci, che ha deciso, dopo un giorno di duro lavoro al concerto e al bar dell'hotel, che si doveva fare un bel bagno caldo. Si viene a sapere che mentre se ne stava rilassato si è svegliato nella vasca da bango rendendosi conto che si era addormentato con il rubinetto aperto.

Non si sa bene quanto tempo fosse passato, ma era stato abbastanza non solo per avere due centimetri e mezzo di acqua in bagno ma anche di inzuppare la sua valigia -  che era dalla parte opposta della stanza. Pare che Dave sia andato alla reception e abbia chiesto una camera nuova perchè non era contento dell'impianto idraulico nella sua.

Per celebrarlo il giorno dopo, il muro del catering è stato adornato con la foto presa da un giornale che raffigurava un uomo arrancante in una Venezia allagata con l'acqua fino alla cinta, su cui c'erano scritte queste parole 'Disastro Dave'. Ci è anche stato suggerito che da ora verrà chiamato Noè. Per me addormentarsi in bagno è davvero pericoloso (e per sua stessa ammissione, gli succede regolarmente). Ho aggiunto un boccaglio alla lista della spesa per domani, per assicurarci che rimanga con noi ancora per un bel po'. La sicurezza prima di tutto....

E così il giorno prosegue fino al momento del concerto e non siamo molto sicuri di come andrà. Ma la band stasera è pronta per la sfida. Yellow sta per finire e Chris gira il suo microfono verso il pubblico perchè canti la fine. Fa capire chiaramente che vuole sentire l'ultimo verso cantato da tutti. "Non è ancora abbastanza alto, ancora una volta" può essere visto come un terribile clichè dei cantanti, ma pur se semplice, funziona. Alla terza volta, hanno ripreso completamente vita.

E' il colpo di cui tutti avevano bisogno per mettere in moto il motore - e ora sono tutti partiti. Sembra davvero che quello che serve sia un po' di incoraggiamento. Stasera segna anche il momento in cui lo shock culturale di essere di nuovo a casa si affievolisce, - quando la band si è ricordata di come deve suonare per un pubblico britannico. Fix You termina con il coro di voci del pubblico e il concerto continua a migliorare. Ci sono anche i cellulari-glowstick stasera - e quando i ragazzi ritornano per l'encore finale, il coro di Viva è a tutto volume. Chris si siede al piano e si unisce, poi si ferma immediatamente per esprimere il suo più completo stupore. "Non ci credo, siete perfettamente intonati" dice suonando ancora le prime note per confermarlo. Lo sono anche loro. Semplicemente fantastico. Confidenza riacquistata e lavoro svolto ottimamente.

Senza necessità di scaricare gli strumenti e un altro concerto a Birmingham domani, decido di camminare verso l'hotel. Esco e mi ritrovo subito in mezzo alla grande processione di gente che sta uscendo dal palazzetto. Non mi ricordo di averlo mai fatto prima - ed è fantastico. Le persone camminano lungo la riva del canale, parlando di quanto bello è stato il concerto e di quanto gli sia piaciuto. Devo dire che concordo.

Bene, è un blog pieno zeppo di parole, quindi per pareggiare i conti ecco una clip di Life In Technicolor ii in chiusura del secondo concerto a Birmingham.

video

Roadie #42