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Roadie #42 - Blog #32

#42 e il panico per la backline a Budapest

C'erano fotografi e videocamere quando siamo atterrati a Praga ieri. Un bel po' ad essere sinceri. Oggi qui a Budapest c'è un solo fotografo e un paio di ragazzi con una videocamera e un microfono. Chris e il capo della sicurezza Kelly Samuels hanno ormai quasi perfezionato il modo per scappare dai paparazzi. Sono strisciati via senza essere notati e senza clamore attraverso i segugi della stampa più agguerriti e spietati di Londra e Manhattan.

Ci sediamo nel nostro pullmino mentre quello che dovrebbe essere uno sfortunato intervistatore della TV si lascia scappare ognuno dei membri della band mentre cerca di parlare con Franksy per capire a che ora sarebbero arrivati. Appena si chiudono tutte le porte del pullmino e capisce che ha perso l'occasione, lancia il suo cappotto contro il primo pullmino preso dalla frustrazione. E' davvero la prima volta che ho sentito tutti simultaneamente fare "awwwwwww" verso il paparazzo. Poverino. Portandoci dietro la sua esclusiva scappiamo via verso Budapest.

Non ci sono mai stato prima. E' sempre più raro poterlo dire questi giorni, ed è un segnale che forse dovrei iniziare a trovarmi un lavoro serio prima di trasformarmi in un vecchio e stanco roadie che racconta storie di guerra che non interessano a nessuno. Ovviamente molti direbbero che ho perso quella opportunità un bel po' di tempo fa...ma hey...

Il posto del concerto è molto scintillante e curvato visto da fuori, all'apparenza una specie di aggeggio futuristico per fare il pane. Una volta dentro ci si trova di fronte ad un palazzetto standard, anche se molto grande. Ma una volta dentro c'è una differenza, tutte le attreazzature della band mancano.

Il palco è già montato come al solito, ma mancano completamente la batteria, il pianoforte, gli amplificatori, le chitarre ecc. Sembra che il camion che trasportava la "Backline" (un termine usato dai roadie per definire le attrezzature della band, per contrapporle alle luci, suono, video ecc.) si è rotto durante il viaggio ed è arrivato solo da poco. Dato che le porte verranno aperte fra circa 3 ore, ciò non va bene.

In queste occasioni si mette alla prova la crew. Tutti danno una mano, c'è la crew del suono che sta tirando fuori i timpani di Viva la Vida dal loro contenitore, quelli delle luci e quelli che si occupano delle impalcature stanno spingendo le casse con le attrezzatture delle chitarre e tutto sta andando molto veloce in un caos molto produttivo.

Tutto è reso più bizzarro dal fatto che il capo tecnico del suono Dan Green sta suonando il concerto della sera prima per provare il sistema audio e vedere come si sente. Ha scelto Strawberry Swing, che è dolce, rilassata e gioiosa. Sotto agli altoparlanti si lavora come formiche che hanno bevuto Red Bull, ma nell'aria si sente la band che suona e tutto va bene.

Il palco è pronto per le 7, le attrezzature di Albert Hammond sono pronte e i concertisti arrivano ancora confusi. Mi aspetto che la crew della backline stia ora negoziando di mettere a posto le cose dalle 4 d'ora in poi in modo da assicurarsi un po' più di tempo per una dormita. Io lo farei.

Il palazzetto qui a Budapest è grande e lungo, e crea così uno strano effetto audio definito "slapback". Si nota di più quando l'ingegnere dei monitor Chris Wood cammina con un microfono radio provandolo dicendo "one two" (si, i roadie lo fanno davvero). Dagli amplificatori si sente bene e potente come non mai, ma mezzo secondo dopo, si sente distintamente come se qualcuno dall'altra parte del palazzatto lo stesse imitando con un megafono.

Niente di tutto ciò ha avuto conseguenze sul concerto, ovviamente. Anzi è stato quasi un assalto. E' un pubblico davvero rumoroso e per i ragazzi è una serata formidabile. Avanti, a Vienna!

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