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Roadie #42 - Blog #31

#42 è il tuo amico Ceco

Una delle cose belle dei tour in Europa è come siano diverse le cose di giorno in giorno. Ora non fraintendetemi, non sto dicendo che non mi piacciano i tour negli Stati Uniti - non potrebbe essere meno vero. Quello che sto dicendo è che se andare in tour negli Stati Uniti è come una scatola piccola dei vostri cereali da colazione preferiti, in Europa è come riempire la vostra tazza con i pacchi di tipi diversi. Ogni mattina c'è un gusto un po' diverso. Al contrario di stare da quattro a sei settimane in uno Stato (anche se uno con degli estremi abbastanza evidenti), qui siamo in uno Stato diverso ogni giorno. Ognuno con la sua cultura, architettura, lingua, moda, moneta - e altro ancora.

Arriviamo a Praga e le differenze sono immediatamente ovvie. L'architettura è maestosa, colorata e imponente. Ci sono tram e strade coi ciottoli ovunque e i nomi delle vie hanno apostrofi e accenti dappertutto. Pare anche che piacciano molto le consonanti qui. Un'altra differenza - che anche se non sorprendente, ti fa sentire davvero come un pesce fuori dall'acqua - è la quasi totale assenza di loghi di catene occidentali. Anzi, deve essere il primo viaggio dall'aeroporto al luogo del concerto in cui non vedo un logo verde di una grande catena di caffè. Dato che è difficile addirittura arrivare da un semaforo all'altro senza vederne almeno due o tre in altre città, è davvero una bella differenza.

La sede del concerto, purtroppo, è sponsorizzata da una grande e familiare società e una volta dentro sembra molto come le comuni arene che si trovano in tutto il mondo. Senza dubbio questo rende le cose più facili, ma non si può fare a meno di sentire che un giorno in un posto un po' più eccheggiante di storia sarebbe più speciale. Ricordatemi che mi sono lamentato di questo la prossima volta che dovremo trasportare il materiale su una scala di pietra in un vecchia arena da qualche parte nel Mediterraneo...

Appena entrato nel posto mi accorgo di aver lasciato il mio iPhone sull'aereo. Una telefonata veloce scopre che è miracolosamente salvo pronto per essere recuperato quando torneremo all'aeroporto domani. Sono stato abbastanza bravo a non perdere niente durante questo tour e spero davvero che non sia un ritorno al passato. Mi ricorda dei miei giorni a scuola e i guanti appesi con un filo alle maniche del mio cappotto. Spero di non arrivare di nuovo a quel punto. Per la quantità di cose che porto in giro servirebbe un montgomery con delle maniche spiacevolmente pesanti.

Arrivata l'ora di iniziare il concerto c'è ancora gente che cerca di trovare i suoi posti, quindi si ritarda un po'. Questo provoca l'effetto immediato di eccitare ancora di più il pubblico che, ad ogni abbassamento del volume della musica applaude in anticipo aspettando che le luci si spengano. C'è una hola impressionante che fa il giro dell'arena e viene intonato il nome della band. Appena parte il nastro dell'intro, escono. L'intero parterre he le mani alzate mentre fischia e applaude a tempo con l'intro.

Come si addice ad una serata di fronte ad una folla in delirio, la band si esalta da subito. L'oceano di cellulari che abbiamo visto per la prima volta a Parigi si accende prima dell'encore. Basta poco ed è finito tutto e ci troviamo nei pullimini verso l'hotel. La corsa verso casa ci riporta a dove eravamo partiti con questo blog, cioè a parlare delle differenze culturali. Ecco una foto da Franksy che dimostra quanto sia vero il vecchio detto dei viaggiatori, cioè che sono le piccole cose a risaltare di più.

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