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Roadie #42 - Blog #22

#42 riflette sul periodo che la band ha passato in Giappone

Ma davvero è passata una settimana da quando siamo partiti dal Giappone? Peggio ancora, non ho ancora scritto i miei diari di quei giorni. Dire "jetlag" suona molto più chic e interessante di “non ho potuto staccarmi dal divano”, quindi opto per la prima. Anche se, in qualche modo, penso che tutti sappiano quale sia la verità.

Nel continuare piacevolmente il diario precedente, ho aperto le tende della mia camera d'albergo di Osaka e il mio sguardo si è posato su un edificio lontano che porta la scritta "Yodobashi". Lo stesso negozio di macchine fotografiche in cui ero stato a Tokyo ma purtroppo non munito di carta di credito. Dopo la colazione, arruolo un Berryman perennemente attaccato alla sua Leica per accompagnarmi a fare un giretto. Sono riuscito ad avere dei contanti e oggi non c'è nessuno che possa fermarmi. Ritorniamo entrambi col portafoglio più leggero, ma carichi di 'chicche' fotografiche.

Sto facendo progressi comunque. Il giorno prima di questo shopping sfrenato, si era svolto quel, per così dire, 'piccolo' show a Osaka. Si trattava invece di un enorme festival all'aperto. Ora, il pubblico orientale ha la fama di essere piuttosto chiuso. Se si credesse a tutto quello che si sente dire, dal pubblico ci si aspetterebbe un silenzio pari al rumore di uno spillo che cade, ad eccezione di un ordinato giro di inchini prima e dopo il set. Bene, non è questo il caso. Sono dei pazzi che si sbracciano, saltano e si scatenano da Life In Technicolour in poi. Nei tour precedenti, i Coldplay non erano così ben conosciuti qui come in altre parti del mondo. E' chiaro comunque, appena inizia Viva La Vida, che le cose sono cambiate. Il boato collettivo di riconoscimento è travolgente e continua per tutta la canzone. É completamente inaspettato e semplicemente, incredibilmente smisurato. Questa canzone ha invaso gli animi di così tante persone in tutto il mondo che non si può evitare di essere sorpresi. Ci coglie davvero di sorpresa e tutto d'un tratto tutti realizziamo che sarà ancora una notte di quelle.

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Nel concerto comunque c'è qualche imperfezione. I momenti sul B-stage si svolgono alle estremità delle 'ali' del palco, dietro l'impianto di amplificazione e gli schermi. Essendo questo un enorme palco da stadio, praticamente la band ha suonato nel parcheggio. Come preciserà più tardi Jonny: "In quel momento l'idea era quella di essere più vicini al pubblico - e invece abbiamo finito per stare lontanissimi”

Di impatto sicuramente maggiore è il set acustico"C-stage". Come a Pemberton, c'è un piccolo palchetto appena fuori dal campo da dove i ragazzi spuntano a metà concerto. C'è una sorta di botta di preoccupazione da parte del pubblico appena ci si rende conto di quello che sta succedendo. E ancora il livello di entusiasmo sale di un'altra 'tacca'. E così tanti saluti al pubblico eccessivamente educato e riservato!

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Inevitabilmente, Lovers In Japan è pazzia pura. "Dreaming of the Osaka sun"! Magnifica serata!

Il giorno dello show di Osaka è il compleanno di Franksy, il tour manager. Il contesto, insieme al luogo, fa si che una notte al karaoke sia praticamente inevitabile. Ci incontriamo nella hall dell'albergo e ci buttiamo verso la città in un piccolo club. Rimango per bere qualcosa e mangiare e per il solito "tanti auguri a teeeee....", ma quando il libro dei testi inizia a girare per il tavolo ed è chiaro che nessuno dei presenti potrà sfuggire all'esibizione, me ne tiro fuori. Utilizzo la mia solita scusa per evitare il karaoke chiedendo dove sono le toilette e poi correndo disperatamente grido 'Taxi!' appena ho girato l'angolo.

Sono riuscito però a sentire una tremenda Bjork interpretata da Vicki, l' adorabile assistente della band. Rob della EMI si esibisce come Beastie Boy. Sono portato a pensare che gli altri momenti salienti siano un sensazionale Michael Jackson del tecnico delle tastiere Neill Lambert – con l'aggiunta di coreografia. Il tecnico delle batterie Bash Buttery ha dato il suo meglio cantando Just A Gigolo di David Lee Roth e tanto altro. A questo punto, ovviamente, stavo sul taxi a tutta velocità verso l’hotel. Devo dire però che sarebbe valsa la pena restare per beccare il capo della sicurezza Kelly Samuels in qualche pezzo di Stevie Wonder, ma immagino che non lo saprò mai...

Tutto questo divertimento ha portato ad un viaggio silenzioso sul treno ad alta velocità la mattina seguente, non c’è neanche bisogno che ve lo dica.

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Eccoci, l’ultima tappa è arrivata. Ed è pure una di quelle abbastanza importanti da affrontare. Il Summersonic festival di Tokyo si svolge in uno stadio davvero enorme. Anzi, è il primo show della band in uno stadio per quanto riguarda questa fase del tour. Come per il concerto di Osaka, lo stadio esplode con Viva La Vida. L’eco profondo dello stadio rende la voce del pubblico simile al rombo di un motore di un aereo a piena potenza che immediatamente ti schiaccia contro lo schienale.

I Coldplay hanno suonato anche in passato negli stadi, dai tempi del loro primo album. Ma non avevo mai visto niente di simile prima. Questa non è una piccola band che tenta di riempire un grande spazio. Stasera le canzoni acquistano una potenza che è davvero epica e la band non è solo in grado di gestirla in ogni minimo dettaglio ma la sa anche trasformare. Chris si ‘nutre’ di ogni rumore del pubblico. Non l’ho mai visto pavoneggiarsi come stasera. Anche se a poco a poco, l’atmosfera del concerto si carica e si espande, come se lo stadio non sia più in grado di contenerla. Sembra esagerato e senza senso descriver tutto questo, ma devo dirlo, sto lavorando con la band da tantissimo tempo ormai e davvero non riesco a ricordare un concerto entusiasmante come questo. Se i ragazzi non faranno altri concerti negli stadi in questo tour, sarà davvero un peccato.

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Che altro vi posso raccontare? Ah ecco, c’è stata una cover di una canzone giapponese. Chris ha scelto una canzone di un gruppo pop giapponese che qui spopola. Mentre le note di Speed Of Sound si affievoliscono, lui passa ad una canzone a tutti noi completamente sconosciuta, ma la reazione che arriva dal pubblico scatenato ci fa pensare che conoscono ogni nota di questa canzone...

La parte al B-stage è stata tagliata e i ragazzi hanno iniziato con Sleep Chant per passare poi a God Put A Smile sul palco principale con tutte le percussioni. Sleep Chant è trasformata. Potente e ostentata con Mr Champion che ci dà davvero dentro. Anche la nuova versione di GPAS scalcia come un mulo. Ad ogni passo, questo concerto diventa sempre meglio. Di solito starei qui a ricordarmi di stare attento alla fatina del fallimento che di solito arriva quando sei contento di come stanno andando le cose. Ma stanotte c'è così tanto impeto e potenza che sembra davvero che il concerto non possa andare fuori strada. Si ha l'impressione che i ragazzi siano così in palla che anche se il sistema di amplificazione esplodesse da un momento all'altro e le luci si spegnessero loro potrebbero continuare da soli con il pubblico, troppo preso da rendersi conto del cambiamento.

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Poi tutto si sposta di nuovo al centro del pubblico per la parte acustica, l'encore inizia. Invece che portarsi dolcemente verso il finale, la posta in gioco si alza quando Chris presenta Alicia Keys, che li raggiunge per Clocks. Lei si siede al piano accanto a Chris, che canta, duetta con lei al piano e tranquillizza Alicia dopo che un fan è stato lanciato sul palco.

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E poi Death and All His Friends volge al termine, è stato un grande show. Che bel modo di concludere questa parte del tour. L'idea del Giappone, almeno nella mia testa, era quella di un paio di concerti da portare a termine prima di tornare a casa. Invece si è rivelato essere uno dei momenti più culminanti fino ad ora – in un tour che ha già avuto la sua bella dose di grandi concerti finora.

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Il tour non avrebbe potuto avere un'inizio migliore di questo. Senza dubbio, sembra di aver scalato una montagna – e la vista dall'ultimo show lascia senza fiato. Ora è tempo di tornare a casa per far riposare le nostre stanche membra, rilassare le menti esaurite e recuperare 6 mesi di sonni mancati in tre settimane.

A proposito, c'è un divano che mi aspetta...

Ci rivediamo prestissimo.

R42