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Roadie #42 - Blog #19

In cui #42 si imbatte in Barack Obama

Dopo aver trascorso il giorno di pausa a New York, il concerto ad Hartford risulta così vicino da poter essere raggiunto in macchina. Saliamo tutti in due pullmini fuori dall'hotel e partiamo. E' davvero passato un bel po' di tempo dai giorni in cui viaggiavamo da un concerto all'altro in pullman. La nostalgia aumenta quando ci fermiamo ad un posto di sosta sulla superstrada dopo 90 minuti. Gli autogrill sono una parte integrante delle prime esperienze in tour di qualisasi band, assieme a mal di testa da post sbronza, calzini puzzolenti e notti insonni. Tutti scendono al sole. Si comprano gelati e il caffè dalle macchinette sudicie cade nei bicchieri di carta. Si potrebbe trattare di qualsiasi band che si dirige a suonare in un club di seconda mano da qualche parte nel mondo. Invece, ovviamente, si tratta dei Coldplay che stanno raggiungengo Hartford, nel Connecticut, per suonare in un'arena completamente sold out...

L'Ufficio della Produzione è, per la squadra, il cuore pulsante del mondo all'interno dell'arena. Non solo Fin e Marguerite hanno tutte le risposte, qui c'è anche il wi-fi. Ciò significa che tutti passano qui dentro per scrivere un'e-mail e aggiornarsi durante la giornata. Nell'ora che passo in Produzione oggi un flusso costante di gente della squadra dice "Hai visto la supporter? E' fantiastica". Tutti i supporter locali finora sono andati bene, ma non è normale avere queste lodi entusiastiche e unanimi da parte dei roadie. Mi pare di capire che si chiami Amanda Kaletsky. Dato che solitamente i roadie sono difficili da impressionare, credo che farei bene a vedere com'è. Forse anche voi dovreste...

Dopo il set acustico durante il concerto, me ne sto nella zona dietro al palco aspettando che la band faccia ritorno dalla parte più lontana dell'arena per fare l'encore. Ovviamente, da sera a sera, si varia da una semplice corsettina ad un percorso più contorto nelle viscere dell'edificio. A giudicare dall'aspetto di Jonny quando lo vedo sbucare dall'angolo della piattaforma più vicina, direi che questa notte è stata piuttosto un percorso di trekking. Non sono per niente sicuro che la parola 'knackered' (esausto) si possa tradurre con lo stesso significato nelle altre lingue.....

Prossimo concerto, Washington DC. I ragazzi hanno suonato molto bene stasera. Dopo l'inizio caotico del tour, le cose stanno veramente iniziando a calmarsi, una cosa che ovviamente non può che essere benvenuta. E' quel dolce momento tra la confusione per il continuo cambiamento e la noia per le cose ripetute. La band è rilassata mentre suona, e rende le cose più omogenee e potenti. Credo che possano finalmente smettere di pensare a "cosa accadrà dopo" e suonare e basta. Will in particolare tira fuori una performance potente questa sera. Che abbia o meno che vedere con la presenza dell'amico Taylor Hawkins nel pubblico, nessuno lo sa. Comunque sia, sembra come se tutti (e parlo sia della squadra di lavoro sia della band) stanno iniziando ad accelerare - due concerti prima di tornare a casa per un pausa! Ma non preoccupatevi, ce ne sono probabilemente un altro centinaio che ci aspettano...

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Credo di aver menzionato il concetto di "fuga" in uno dei miei blog passati. Essenzialmente, la band si catapulta direttamente fuori dal palco nelle macchine che li stanno aspettando, in modo da evitare di rimanere intrappolati nel traffico delle persone che escono dal concerto. Sono già lontani quando le luci nell'arena si alzano e la gente non ha ancora fatto in tempo ad indossare la giacca. Spesso la polizia ci scorta, cosa che aumenta ancora di più la drammaticità della situazione. La fuga di questa sera è abbastanza impressionante, bisogna dirlo. Non ci sono solo un sacco di luci lampeggianti, ma mentre passiamo come fossimo una freccia per la strada, ogni incrocio ha una macchina della polizia che tiene fermo il traffico così possiamo passare ogni semaforo con facilità. E' solo quando giriamo l'angolo e cominciamo a guardare meglio fuori, che capiamo perchè va tutto così liscio stasera. Passiamo affianco al Capitol Building, il Washington Monument e il Lincoln Memorial mentre ci dirigiamo verso l'aeroporto. Questa è DC ed è chiaro che queste persone sono usate per scortare dignitari stranieri e molti altri degli uomini più importanti nel mondo alla Casa Bianca. Scortare un po' di inglesi fino all'eroporto dopo un concerto pop deve essere per loro solo un modo insignificante per passare la serata.

Tuttavia il tour manager Franksy vuole ancora di più. "Possiamo per favore rimanere vicini e non lasciare che la velocità dominuisca," arriva la sua voce alla radio dalla prima macchina. Acceleriamo per la superstrada ad una velocità che darebbe filo da torcere ad OJ Simpson e arriva una risposta dubbiosa, "Che problema c'è? Traffico?". "No," la risposta secca. "Sono appena arrivate le pizze nell'aereo e non vogliono che diventino fredde". E con ciò, Washington scorre dietro di noi.

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Stranamente, il tema Casa Bianca continua il giorno successivo, quando arriviamo a Boston vicino all'aereo di Barack Obama. E' sfuggito prima che avessimo la possibilità di augurargli buon compleanno o offrirgli un posto nella lista degli ospiti per il conerto. Poi ci ritroviamo intrappolati nella situazione opposta della nostra corsa della sera prima. Cioè, siamo bloccati ad un incrocio da macchine della polizia che fermano il traffico per far passare il corteo di Mr. Obama. "You might be a big fish, in a little pond.... but along may come, a bigger one..." Credo che la canzone faccia (più o meno) così.

L'ultimo giorno di qualsiasi parte di tour da una sensazione di fine del semestre. Tutti non vedono l'ora di avere un po' di pausa ma allo stesso tempo tutti sentiranno la mancanza degli amici di ogni giorno. Abbiamo ancora i concerti in Giappone da fare prima di inserire tutti assieme le chiavi nella toppa di casa, ma dopo l'immensa scalata che abbiamo affrontato per preparare lo spettacolo e mantenerlo in forma, sembra che abbiamo comunque la possibilità di respirare un po'.

Anche stasera c'è stato un concerto, ovviamente, con i ragazzi che non si sono per niente trattenuti. Dato che non ci sono più concerti fino a fine settimana, non devono preoccuparsi di dosare le forze, possono lasciarsi andare quanto vogliono. Il pubblico fa lo stesso per tutta la durata. Con i coriandoli farfalla che si posano e la fine dell'encore è giunto il momento di dire "ci rivediamo più avanti" agli Stati Uniti e "konichiwa" al Giappone. Ci sentiamo fra qualche giorno quando sarò disorientato e ancora sotto l'effetto del jet-lag.

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