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Roadie #42 - Blog #170

#42 ci fa un resoconto dall'Hollywood Bowl e da American Idol

Devo ammetterlo, ci *sono* alcuni posti al mondo in cui non puoi fare a meno di pensare "Che gran figata". Di solito tendo a ribellarmi contro quelle ovvie di maggior prestigio, ma a volte tutti non fanno altro che andare in estasi per la bellezza di qualcosa perchè - beh, perchè è vero.

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Ovviamente quelli di voi che conosco bene la storia dei Coldplay (o meglio dire, che conoscono bene il DVD Live 2003) sapranno che i Coldplay hanno già suonato qui in passato. E' quindi inevitabile che mi metta a sedermi in fondo agli ultimi posti, durante il giorno del montaggio palco, per riflettere come nove anni abbiano cambiato le cose.

Quando mi ricordo del tour di Rush of Blood mi ritorna sempre la sensazione che le cose stavano per diventare grandi. Ogni settimana ci ritrovavamo di fronte ad un pubblico la cui dimensione era difficile da comprendere. La band si trova ora ad un punto in cui potrebbe senza dubbio diventare più grande, ma non con il tasso esponenziale che ha sperimentato in quel periodo.

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Questa sensazione è aumentata dal trovarsi di nuovo in posti che ora sembrano piuttosto familiari. Non c'è niente di simile a volare per migliaia di kilometri ed entrare in un posto pensando "oh si, quando siamo stati qui la penultima volta, sono dovuto uscire a comprare un paio di scarpe in quel posto a due isolati di distanza" per farti chiedere se forse stai facendo tutto questo da un po' troppo tempo...

Però quando siamo arrivati per registrare American Idol (in mezzo al secondo e terzo concerto all'Hollywood Bowl) ho iniziato a capire. E' tutto collegato a quello che ho già accennto uno o due blog fa. Quando si fanno show televisivi, non puoi vedere o neanche nemmeno immaginare la vera grandezza del pubblico. Abbiamo fatto spettacoli televisivi sempre più grandi durante il periodo promozionale un mese si e un mese no - in realtà non è detto che ce ne siamo accorti...

La finale di X-Factor in UK è stata una cosa davvero importante. Quel giorno, però, si trattava solo di un'arena in cui avevamo già suonato - e che sembrava più piccola del solito a causa del grande palco. American Idol si svolge in uno studio televisivo di media dimensione e ci siamo rimasti a malapena per metà giornata. Io poi non sono nemmeno stato *nello* studio per più di dieci minuti in totale.

Tutte le strumentazioni per Idol (incluse le mie) sono state preparate fuori, nel parcheggio, sotto il meraviglioso sole californiano. Non ho nemmeno visto il pubblico in studio, figurarsi i 22 milioni che guardavano da casa. Mi ricordo quando durante il Live 8 mi è stato detto che il pubblico presente quel giorno a Londra era quasi un quarto di milione di persone. Ricordo di stare poi a bordo palco prima che le cose iniziassero, guardandomi intorno e respirando quell'atmosfera.

Mi sono chiesto tra me e me se fossi in grado di immaginarmi lo stesso numero di persone che erano di fronte a me, anche alla mia sinistra, alla mia destra e dietro, per avere un'immagine mentale di come potesse sembrare un pubblico di un milione di persone. Pensando poi al veritierò clichè secondo cui "una volta che il pubblico va oltre una certa dimensione, non fa poi tanta differenza", ho capito che era un esercizio mentale inutile.

Quello a cui sto cercando di arrivare è che immaginare un pubblico di 22 milioni di persone va oltre l'immaginazione - specialmente quando durante il giorno di riprese me ne sono stato in piedi nel parcheggio a guardare un minuscolo monitor per mezz'ora e poi tornare in hotel.

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Nonostante questo pensiero, la notorietà e l'importanza della band sono continuati ad aumentare allo stesso modo di quando siamo stati all'Hollywood Bowl per la prima volta. Forse quella volta mi sembrava più entusiasmante perchè avevo sempre sognato grandi tour, un pubblico enorme, camion, luci e tutto il circo in tour che le band di successo hanno. Forse se avessi sognato gli studi di Hollywood e infrastrutture televisive tutto questo sembrebbe differente. Ho il sospetto, però, che nonostante tutto è impossibile che un pubblico che applaude di fronte a te non possa lasciare un'impressione immediata e tangibile.

Mi ricordo che come crew eravamo nuovi ai tour di quel livello quando abbiamo visitato il Bowl nel 2003. Ci piaceva deridere quello che vedevamo come "grandezza" non necessaria. Le crew americane (che *erano* abituate a tour di quel livello) erano spesso una particolare fonte di divertimento. Spesso puntavamo e ridevamo alle grandi casse per la strumentazione, chiunque andasse in giro con una radio trasmittente e strumentazioni "inutilmente complicate".

Ora ovviamente portiamo in giro casse per cui ci saremmo inorriditi a quel tempo. Tutti abbiamo una radio trasmittentes (beh ok, *io* lo faccio ancora raramente, ma solo perchè so che la perderei durante il giorno). Le strumentazioni sono così tante che avremmo scosso la testa tanto da aver poi bisogno di un collare cervicale dieci anni fa.

Abbiamo finalmente imparato che le persone che deridevamo stavano facendo quelle cose per un motivo: perchè ha senso farle così a questo livello - ti permettono di fare un lavoro migliore.

Mettendola in un altro modo, puoi scavare un campo di terra con una pala, ma dopo aver finito il primo inizierai a chiederti se non sia meglio usare un trattore.

Questo mi riporta al trovarmi all'Hollywood Bowl un po' meno di dieci anni dopo. La band del 2003 è molto semplice e piuttosto riluttante a usare "giochetti". C'era la sensazione che purezza e autenticità fossero molto importanti, che le grandi produzioni e lo "showbiz" dovessero essere disapprovate - un po' come avere una cassetta da lavoro grande come un freezer, o avere sempre addosso una radio trasmittente...

Ma abbiamo tutti scavato un bel po' di ettari da allora.

Creare uno spettacolo, ovviamente, vuol dire soprattutto far capire le canzoni - comunicare un'emozione rimanendo fedeli alla musica. Tutto questo viene servito bene se si usano tutti gli strumenti a disposizione per aumentarne l'impatto. Le emozioni trasmesse dal palco non sono mascherate da una produzione che fa rimanere le persone a bocca aperta. Se viene fatto nel modo giusto, le emozioni e lo stupore sono aumentati - i ricordi che le persone portano a casa sono più forti.

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Non mi ricordo chi si trovava con me a guardare la parte opposta del palco scuotendo la testa. "Abbiamo davvero tante cose adesso, se pensiamo a quella volta" è stato il succo del discorso.

"Si, ma immagina se fossimo tornati dieci anni dopo con la stessa ambientazione, la band con gli stessi vestiti, e suonando lo stesso tipo di canzoni. Che progresso sarebbe? Avremmo fatto meglio e smettere nel 2003 a quel punto".

Sono felice di essere ancora qui. Sono felice che le cose stiano evolvendo. Non avrei mai potuto immaginare in quel momento quello che sarebbero diventati e quello che sarebbero stati in grado di fare. Non so dirvi se fosse meglio allora o lo sia adesso. Forse perchè sono entrambi davvero due periodi speciali...

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