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eventiinbus2017

Roadie #42 - Blog #153

In cui #42 si vede graffettare la testa e i Coldplay suonano alcuni fantastici concerti via webcast

Capisco di non aver solo sbattuto la testa quando me la tengo con entrambe le mani e si bagnano immediatamente. Mentre camminavo attraverso la polverosa arena per tori verso il catering per cercare dei tovaglioli con cui asciugare il sangue, gli sguardi ad occhi spalancati dei locali reinforzano l'impressione che c'era veramente qualcosa di molto appuntito che spuntava dalla trave e che non sono riuscito del tutto ad evitare accucciandomi.

Arrivo al catering e prendo una manciata di tovaglioli e li premo contro la testa con una mano mentre mi pulisco la faccia e il collo con l'altra. Graham Feast, il nostro adorabile Lighting Designer, mi prende immediatamente per il braccio e mi guida verso l'ufficio della produzione mentre avvisa via radio Phil Sharp, il capo della squadra di lavoro, che ha qualcuno "con una ferita alla testa" - e di aiutarlo con il kit di pronto soccorso.

Il promoter locale ha un infermiere del pronto soccorso che prende il suo posto per pulirmi. Cerca di usare alcuni punti adesivi, ma mi fa sapere che ho troppi capelli perchè stiano attaccati. Dato che sono anni che ho problemi di capelli, chiedo che me lo metta per iscritto.

Mr. Paul Normandale, la fantastica persona che ha disegnato lo sfondo, il palco e le luci in mezzo a cui la band suona, si siede con me mentre mi mettono i cerotti. Paul ha seguito per sette anni dei corsi per diventare dottore, quindi forse sta cerando di tenersi aggiornato. Fa notare, a ragione, che siamo nelle viscere di un'arena per tori, quindi non sono chiaramente la prima persona che se ne stata seduta qui a sanguinare.

Il posto in cui mi trovo rende l'intervento chirurgico piuttosto surreale, devo dire. Sono seduto su una sedia di plastica in un antico corridoio di pietra. Un muletto si muove su e giù sbuffando diesel ad intervalli regolari e alzando la polvere. La crew locale se ne va in giro fumando sigarette e urlando in una lingua che non capisco.

Il dottore locale arriva e dice che i punti sono necessari, raccomandandomi un viaggetto immediato verso l'ospedale. La band deve salire sul palco fra dieci minuti. "Possiamo fare almeno il soundcheck?" affermo. Non è entusiasta di questa idea. Alla fine cede e mi viene messa una benda comica attorno alla testa per cercare di tenermela assieme per circa un'ora. Mi tiro su il cappuccio e torno sul palco.

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(Foto di Mr. P. Normandale)

Finito il soundcheck, mi dirigo al pronto soccorso di Madrid. Il runner del promoter capisce che potremmo metterci molto, così esce per far partire la macchina. Il mio nome viene chiamato quasi subito e comincio a sospettare che forse è stato usato il nome della band per cercare di velocizzare le cose. Questo sospetto viene rinforzato quando entro nella sala per la visita e sembra che tutte le giovani carine infermiere single dell'edificio si siano ammassate lì dentro.

Hanno tutte un sorriso smagliante mentre si apre la porta, prima di sembrare terribilmente deluse quando mi vedono entrare lentamente con una benda che mi cade dalla testa. Il runner mi segue, un tipo simpatico e barbuto che esamina la scena con gli occhi spalancati, prima di proclamare, "Wow, credo di essermi ferito anch'io alla testa, huh?". Mi dà una pacca sulla spalla ridendo. Io tossisco e il resto della benda si scioglie.

Mi viene detto che non mi metteranno i punti. Sembra che abbiano dei problemi a trovare la traduzione in inglese di quello che faranno. Alla fine, una delle infermiere ha un momento stile eureka, si dirige verso un cassetto e tira fuori una pinzatrice sorridendo.

Io sorrido un po' di meno - e poi ancora di meno quando mi informano che non useranno l'anestetico.

Otto pezzi ricurvi di metallo più tardi, ritorno all'arena chiedendomi cosa c'è per cena.

Il concerto in sè, ovviamente, è stata una cosa enorme. Un webcast live per tutto il mondo è ormai una cosa che fanno tutti e sono sicuro che avete potuto vedere con i vostri occhi che gran bella serata è stata.

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Beh, avrete comunque visto la maggior parte del concerto. Sono portato a credere che la richiesta di vedere il concerto sia stata tale che il sito di YouTube ha crashato un po' di volte durante il percorso.

Questo è sempre un buon segno. E' l'equivalente di una strada chiusa per il tuo concerto nel mondo virtuale. Da un punto di vista, fare le cose online può sembrare come urlare all'oscurità, chiedendosi se c'è davvero qualcuno là fuori. Un crash a causa di una enrome domanda ti fa capire che il mondo in realtà è davvero interessato.

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Ancora più incoraggiamento viene dal fatto che le reazioni più rumorose ed entusiaste sono quelle che accolgono le nuove canzoni. Cantano ad alta voce Paradise e saltano come dei pazzi su Charlie Brown. Dato che il concerto è per presentare l'album, questo è un buonissimo segno.

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I buoni segni continuano ad arrivare. La settimana prosegue con il concerto per Radio 1 da Norwich. Anche questo sarà trasmesso via webcast, e la richiesta pare abbia mandato in crash il server. Il concerto a Norwich è inaspettatamente eccezionale. Tutti sono esausti e non c'è la minima sensazione che ormai il concerto di lancio a Madrid è stato fatto, forse dovremmo tirare un attimo i freni.

Il concerto reinforza la convizione che le serate migliori non sono mai quelle che ti aspetti, arrivano dal nulla e ti sorprendono.

Continuiamo il giro attorno all'Europa per un altro paio di concerti in webcast e alcuni spettacoli TV. Sarò onesto in questo caso e dico che sono completamente distrutto per buona parte di questi impegni. L'esaurimento prima che il tour sia "partito sul serio" è una nuova cosa per me, ma è chiaro che è universale.

Le persone stanno letteralmente cadendo come mosche. Mi faccio il viaggio in Europa con graffette che mi tengono assieme la testa, Hoppy, il tecnico della chitarra di Chris e il roadie che lavora da più tempo con i Coldplay, si è ferito durante il concerto a Norwich e cammina con le stampelle. (Un uomo con un'anca malmessa che si chiama Hoppy - le prese in giro si scrivono da sole... (hoppy significa saltellante, ndt.)). Il "raffreddore da tour" comincia a spargersi e significa che ci troviamo ormai nella fase di resistenza del lancio dell'album.

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Il concerto di Colonia passa come un'immagine sfuocata. La scaletta viene manipolata e ci troviamo all'encore senza che la band abbia mai lasciato il palco. Quando lasciano il palco, non è chiaro se ci torneranno. Io mi trovo vicino alla porta sul retro pronto per la fuga verso l'aeroporto e Hoppy si unisce a noi per tornare a casa a ricevere cure mediche.

All'improvviso, decidono di tornare. Pare che suoneranno Us Against The World e Every Teardrop. Torno nella mia postazione passando da dietro il palco e vedo Chris nello spazio riservato a Hoppy, che aspetta una chitarra. Dato che Hoppy sta ancora cercando di tornare zoppicando dalla porta sul retro, è ovvio che non arriverà.

Chris si siede sullo sgabello del piano e inizia una versione completamente acustica di Speed Of Sound. Da dove gli sia venuta questa idea non lo so, ma come encore spontaneo funziona piuttosto bene.

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Come è stato già ampiamento raccontato, durante le registrazione dell'album, Brian Eno ha dato alla band una serie di "comandamenti" per fare in modo che la sua influenza si potesse sentire anche nei giorni in cui aveva qualcosa di più interessante da fare.

Uno mi è rimasto impresso e recita: "Quando qualcosa va bene, dovrebbe essere torturata senza pietà finchè diventa magnifica oppure muore". E' difficile evitare la sensazione che gli impegni attuali potrebbero semplicemente essere stati disegnati con questo in mente.

Sto sperando che stiamo diventando magnifici. Non ho davvero voglia che succeda la cosa alternativa.

R42