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Roadie #42 - Blog #145

#42, la fabbrica di secchi e la performance unplugged

Dicevano che avrei dovuto unirmi ad una crew in tour. Dicevano che avrei visto il mondo. Parlavano di posti esotici e glamour...

Non avrei mai osato sognare, però, che se avessi lavorato abbastanza duramente, un giorno mi sarei trovato in una fabbrica di secchi in disuso a Brooklyn.

In realtà il posto in cui ci ritroviamo ha una vista piuttosto spettacolare su Manhattan ed è in procinto di essere trasformato in uno studio TV decadente-chic. Siamo qui per il programma TV australiano "Hamish and Andy's Gap Year" che viene registrato qui a New York.

I ragazzi hanno già fatto parecchie cose con Hamish e Andy, e sono sempre molto divertenti. Dopo il soundcheck vengono a fare una chiacchierata con la band fuori dai camerini e le risate sono naturali e chiaramente udibili in corridoio.

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Questa atmosfera continua anche durante il riscaldamento. Al posto dei soliti esercizi vocali, Chris sembra aver preso comando del pianoforte e iniziato una versione piuttosto "oom-pah" di "Living On A Prayer". Non sono sicuro che sia la vicinanza con il New Jersey ad aver causato l'improvvisa influenza dei Bon Jovi. Sembra comunque che sia sparita una volta arrivato il momento di iniziare la performance. Probabilmente è meglio così...

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Oltre alla breve intervista (che viene fatta tre volte a causa dei problemi ai microfoni senza fili) e alla canzone (Every Teardrop...) c'è un breve pezzo in cui a Chris viene chiesto di cercare di lanciare una maglietta dalla strada dentro ad una finestra e nello studio. Vi lascio guardare il programma per vedere come se l'è cavata.

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I giorni dei programmi TV hanno moltissimi momenti morti, per cui è un sollievo quando arriviamo di nuovo in hotel. Entro assieme al tecnico del suono/co-produttore Dan Green e reagisco a scoppio ritardato quando riconosco un viso di fronte a me.

E' nientepopòdimenoche Mr. Jon Bon Jovi in persona. Quali sono le probabilità che potesse accadere? Io e Dan Green passiamo oltre e ci dirigiamo verso gli ascensori scambiandoci uno sguardo di incredulità. Saliamo scuotendo la testa, con la versione oom-pah di Living On A Prayer che ci ronza in testa per colmare il silenzio.

Il giorno dopo siamo in centro per il David Letterman show. E' in un piccolo teatro e abbiamo portato più strumentazioni di quelle necessarie. Le mie attrezzature si trovano in uno stretto corridoio dietro al palco. Ho già parlato in passato di incubi che coinvolgono i concerti e di come tutti abbiano un brutto sogno fatto su misura che include ogni singola cosa che potrebbe rendere il lavoro impossibile.

Sembra che qualcuno abbia visto tutti i miei incubi e abbia preso degli appunti. Sono andati a progettare questa giornata e poi sono spariti ridacchiando.

Il piccolo corridoio è strapieno di gente, e ciò significa che non posso fare una cosa per più di trenta secondi senza dovermi spostare dalla mia attrezzatura per far passare qualcuno. La cosa peggiore però è che sono lontanissimo dal palco e non riesco nemmeno ad intravedere la band. Sono completamente cieco. Durante le prove non riesco a sentire il microfono del presentatore, per cui non ho nessun segnale su quando posso partire. La band capisce che le cose non stanno andando bene e questo fa si che i nervi si logorino e la pazienza si consumi. Continua ad andare sempre peggio finchè mi ritrovo nell'inferno del concerto.

Nello schema generale delle cose non è niente di grave e la performance della band va benissimo. Invece questa giornata per me è stata come cercare di cucinare un pranzo da quattro portate bendato e con i guantoni da box.

Ma due cose hanno reso il tutto sopportabile. Innanzitutto le persone che lavorano per il Letterman show sono adorabili ed estremamente divertenti. Guardarli lavorare è come stare nel mezzo di una sit-com che dura da anni. C'è la stessa atmosfera di famiglia che esiste nelle crew dei roadie, si danno fastidio l'un l'altro, fanno battute che capiscono solo loro e finiscono sempre l'uno le frasi dell'altro. Sono anche stati molti gentili e pazienti con noi, nonostante avessimo accastato una montagna di attrezzature a casa loro.

La seconda cosa è l'encore. Le setlist per il webcast da mandare online dopo la fine del programma sono girate persettimane via email. Ciò ha causato dei sorrisi sarcastici da parte di tutti, dato che tutti sanno come le cose sono sempre pronte a cambiare all'ultimo minuto. Ed infatti la setlist cambia due volte durante il giorno stesso, e quando la band è sul palco, gira voce che potrebbero decidere di fare God Put A Smile nell'encore.

La band finisce il set che è stato stampato su carta (intestato "Setlist FINALE del Letterman -Versione 2"). Se ne stanno nel corridoio decidendo se tornare sul palco o meno e poi arriva la notizia che : "E' tutto finito". Nessun encore.

I roadie cominciano a staccare i cavi e spegnere tutto quando all'improvviso vediamo Chris che torna sul palco. Segue caos e il pandemonio quando si scopre che suoneranno "Us Against The World". Il povero Hoppy sta correndo di qua e di là per stendere i cavi lungo il pavimento e mettendo la chitarra in mano di Chris. Tutto funziona e Chris introduce la canzone in modo divertente -la tensione della giornata è svanita.

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Poi, a causa di qualcosa di cui nessuno si accorge, il ricevitore della chitarra si interrompe. Non so se sia stato qualcuno dal pubblico ad urlarlo o se sia stata un'idea di Chris - ma decide di continuare senza i microfoni piuttosto di aspettare di trovare il problema. L'ho scritto nell'ultimo blog che avrebbe potuto suonarla ad Austin senza l'impianto audio, perchè la stanza era molto piccola. Ad essere onesto, l'idea mi è venuta in mente quando mi sono ricordato di un piccolo concerto in un club di Tokyo nel 2002, in cui suonò See you Soon con il sistema audio spento - quindi credo che Mr Martin possa reclamare questa idea come sua, qualsiasi sia il motivo da cui è nata stasera.

E' uno spazio piccolo abbastanza in cui può lanciarsi e farla funzionare. E' un momento di silenzio totale che fa rizzare i peli sul collo. Tutti sorridono mentre guardano - finchè all'improvviso è chiaro che pur funzionando benissimo nel teatro, là fuori nell'autospeaker per il webcast, la mancanza di microfoni rende il tutto non molto emozionante come il perfetto silenzio. - E' un segnale per ancora più caos.

Un po' alla volta arrivano tutti sul palco. Will si rende conto che Chris ha preso lo sgabello del pianoforte, e così finisce con l'inginocchiarsi per terra. Jonny e Guy hanno il volume dei loro amplificatori quasi a zero. E' una gioia poter assistere a tutto questo. Completamente improvvisato, non pianificato e traballante, ma allo stesso tempo assolutamente spettacolare. Solo la band e il pubblico a condividere quel momento.

Ho cercato di andare verso il pubblico per accendere la macchina fotografica per voi, ma non avrei potuto farlo senza attraversare il palco mentre suonavano. Ma c'era ovviamente qualcuno in balconata con il cellulare a portata di mano. Quasi quasi è il modo migliore per immortalare quel momento. Spero che non ti offenda, dayi531, se condivido il tuo video con i lettori del blog. E' formidabile.

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