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Roadie #42 - Blog #144

#42 fa un riassunto dei due concerti ad Austin

L'ufficiale della dogana all'aeroporto di Houston ci accoglie con un gioioso "salve". Uno dei suoi colleghi urla, indicando l'intero seguito, per informarlo che senza precisione e colletivamente "questi sono i Coldplay". Si scopre che il nostro uomo conosce i Coldplay. Ha anche uno degli album: "Quello con i vecchi soldati in copertina".

Per motivi di cui non ha mai dato spiegazione, ne ha ormai comprate cinque copie. Non è sicuramente l'accoglienza più fredda che abbiamo mai ricevuto dal TSA (Transportation Security Administration, ndt), così lo ringraziamo e passiamo oltre.

Siamo di passaggio all'aeroporto di Houston prima di prendere un breve volo per Austin. E' stato un volo lungo da Londra e la differenza di fuso è abbastanza da farci sentire disorientati. Qui è metà serata, ma i nostri corpi pensano già di essere nel mezzo della notte.

Ci è stata data una stanza per conferenze nella sala d'attesa dell'aeroporto. Un grande e pesante tavolo di legno di quercia, con sedie girevoli massicce e super imbottite. Lo stato di stra-stanchezza rende la situazione più divertente di quanto dovrebbe essere.

Mr Berryman si siede a capo tavola e giochicchia con il telefono vivavoce. "Mettete in linea [il manager dei Coldplay] Dave Holmes, facciamo una conference call." Will suggerisce di fare un po' di meditazione e Jonny chiede di fare un'intervista via telefono. (E' sicuramente la prima - e senza dubbio ultima volta che Arlene del management sente Jonny *chiedere* di fare promozione - solitamente il suo lavoro è quello di trascinare la band alle intervitse come i genitori cercando di fare mangiare le verdure ai loro figli).

Siamo in Texas, ovviamente, per l'Austin City Limits. Un taxista in città mi informa che Austin è "la capitale mondiale della musica live". Beh, questo spiega almeno la qualità del pubblico...

La band ha in programma due concerti qui, completamente diversi l'uno dall'altro. La prima è la registrazione per il programma TV intitolato Austin City Limits. Si tratta di un programma TV ambientato in un piccolo teatro. Un piccolo palco, con il pubblico molto vicino.

Il programma TV ACL è una cosa meravigliosa da sperimentare. Essendo un programma ad "accesso pubblico", è meno una cosa di alto livello per gente del settore rispetto a molti altri programmi televisivi e quindi è pieno di persone che sono qui perchè amano davvero essere qui e hanno una passione genuina per la musica. Con ciò non voglio dire che non abbiamo avuto un bel pubblico in altri programmi - è che qui la cosa è davvero tangibile. Il pubblico è molto caloroso e preparato ad ascoltare buona musica e vedere grandi interpretazioni.

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E' un cambiamento molto grande rispetto ai concerti all'aperto che hanno fatto ultimamente. Si tratta sicuramente di una situazione in cui puoi persino vedere il bianco degli occhi delle persone. Il teatro ha un paio di balconate, che però non sono più molto visibili una volta che le luci si spengono. Questo aumenta moltissimo la sensazione di intimità. L'atmosfera è quasi quella di un concerto in un piccolo club.

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Per questo motivo (almeno dal mio angolino), le canzoni più convenzionalmente rock come Yellow e God Put A Smile sembrano rieccheggiare con una potenza ancora maggiore qui. Delle nuove canzoni, Hurts Like Heaven sta proprio bene in questo contesto, mentre prende vita in un'esplosione, rimbalzando contro le mura con tutta l'insistenza e l'entusiasmo di una band affamata di dare prova di sè stessa in una piccola bettola.

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Quando arriva il momento acustico più tranquillo, sembra quasi che possano suonare "Us Against The World" senza amplificazione - se avessero cantato un po' più forte e avessero suonate le chitarre con più forza anche le ultime file sarebbero riuscite a sentire.

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Up In Flames viene suonata per la prima volta. Sfortunatamente, dovrete aspettare che il programma venga mandato in onda la vigilia di Capodanno per vedere com'è andata - ma devo riconoscere che è andata benissimo.

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Viene annunciato il momento di festeggiare Capodanno e lo speciale sfondo per il palco che hanno creato per la band viene calato dal tetto. E' stupendo con le luci ultraviolette - come se ci fossero strati multipli di spazzatura spaziale luminosa.

Il secondo concerto qui in Texas, è l'Austin City Limits festival - un palco enorme, attrezzature complete e tantissimo pubblico. La prima fila qui è lontana dal microfono di Chris quasi quanto l'ultima fila il giorno prima.

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Forse è per questo motivo che durante Fix You, Chris fa un salto da pazzo di quasi tre metri e poi si arrampica sulle transenne verso la torretta del mixer. E' caos tutto attorno. Il microfono senza fili si perde nella folla e Kelly, il sempre vigile capo sicurezza di Chris, scende subito dopo di lui dal palco. Nel frattempo il resto della band si chiede se ce la farà a ritornare per l'ultimo verso (vi ricordate di Sydney?).

E' anche uno concerto caotico nella parte destra del palco, quella delle luci. C'è qualsiasi tipo di problema lassù tra le impalcature e durante una delle canzoni più tranquille, l'intera serie aerea di luci è sconnessa dalla corrente per tentare di resettare il problema. ("Spegni e poi riaccendi tutto" non va proprio bene nel regno dei tecnici informatici...)

Non era certo che il sistema si sarebbe ripreso in tempo per l'attacco furioso di Politik. Mi guardo attorno alla moltitudine di roadie tutti vestiti di nero che guardano verso il cielo. Sembrano quasi un'antica tribù che aspetta che gli dei appaiano sopra di loro. E' il momento giusto per trangugiare un po' di peyote e iniziare a cantare...

Will batte le bacchette una contro l'altra per contare il tempo e c'è un gulp collettivo dei roadie. Non ho visto nessuno farsi il segno della croce, ma forse perchè era troppo scuro per vederlo...

La band inizia la canzone e le luci si sprigionano in una tempesta luminosa adatta ad essa. I sospiri di sollievo tutt'attorno soffiano il ghiaccio freddo ben oltre il palco. Assediato, il Production Manager, Wob Roberts, scuote la testa ad un altro disastro scampato e ritorna verso l'ufficio della produzione - presumibilmente per chiedersi cosa fa la gente normale per vivere.

Non c'è mai un momento noioso...

R42