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Roadie #42 - Blog #102

#42 e il coro Catalano

Mi ricordo in qualche momento l'anno scorso di aver parlato del concerto nello stadio di Tokyo. E' stata una serata davvero cantata a squarciagola e ho scritto questo:

"Si ha l'impressione che i ragazzi siano così in palla che anche se il sistema di amplificazione esplodesse da un momento all'altro e le luci si spegnessero loro potrebbero continuare da soli con il pubblico, troppo preso da rendersi conto del cambiamento."

La sensibilità del roadie a volte rasenta la superstizione - così tanto che frasi come "il destino in agguato" e "toccare ferro" sono comuni e detti con facce serie. Non dovrebbe essere una sorpresa, quindi, che il momento per testare questa affermazione arrivi in una sera con 64.000 persone e un po' di videocamere che filmano per un progetto ancora non ben definito.

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La band sale sul palco accompagnata da applausi assordanti. Se un qualche pubblico in questo tour ha cantato la melodia di apertura di Life In Technicolor, non l'ha fatto tanto quanto loro. Mi trovo sotto al palco e li posso sentire. Una grande serata garantita.

Eccoci di nuovo....

All'improvviso, quando la band arriva al momento delle note più forti prima del verso di Violet Hill, qualcosa non va. Smetto di sentire il colpo del basso sotto i miei piedi ad intermittenza. Da dove mi trovo, non riesco a capire cosa stia succedendo esattamente, ma la crew dell'audio  che scatta fa capire chiaramente che la patata bollente da risolvere è loro.

Succede tutto molto velocemente per rendere stabile l'impianto di amplificazione di sinistra. Da Clocks in poi, i miei piedi sentono i colpi fino alla fine, e quindi significa che ci siamo rimessi in carreggiata. Significa anche che il problema è stato stroncato sul nascere alla terza canzone. Sarebbe potuto diventare un incubo che avrebbe rovinato il concerto, ma ci sono molte persone abili e competenti che non avrebbero lasciato che ciò succedesse.

Ma non dimentichiamoci che ci sono anche quattro ragazzi molto decisi e determinati sul palco che avrebbero fatto lo stesso. Mi ricordo Jonny quando mi ha raccontato della loro prima volta a Glastonbury. Erano stati lasciati al cancello di entrata sbagliato, a miglia di distanza dal palco e con solo alcuni minuti di tempo prima di dover suonare.

Molte band agli inizi avrebbero accettato la sconfitta, forse sarebbero state un po' deluse, forse l'avrebbero fatta diventare una storia che si racconta al pub. Invece i Coldplay sono corsi fino palco con le loro chitarre, prendendo in prestito il più che potevano dalle altre band e hanno suonato il concerto ancora con il fiatone dovuto alla corsa.

Ci sono molte storielle nella storia della band che illustrano questa caratteristica. Problemi, cadute e ostacoli sembrano dare loro la carica per superare la sconfitta. E questo è diventato ancora più evidente con il passare degli anni. Non mollano neanche un secondo stasera e trasformano il tutto in una performance assolutamente sbalorditiva e calorosa.

E poi abbiamo anche sessanta mila spagnoli. Sono assordanti come motori di un jet per tutto il concerto, spingendo la band e spazzando via le preoccupazioni. La decisione di registrare qui deriva da un motivo solo - cioè il fatto che il pubblico è assolutamente meraviglioso.

L'FC Barcelona, la squadra di calcio che gioca in questa città, pare abbia adottato Viva La Vida come inno non ufficiale. Ciò significa che molti nel pubblico stasera sono abituati a urlare gli "woah-oh-woah-oh-oh" del coro durante le partite.

Oggi l'hanno cantato fuori in coda, tra i supporter, e fra una canzone e l'altra. Quando la canzone inizia, si capisce che quello che ho detto a Tokyo è vero. L'evento e l'emozione sono più grandi di qualsiasi problema tecnico.
La cosa più importante sono la band e il pubblico e ancora di più, le canzoni. E' l'esperienza condivisa, la festa comune di persone che provano le stesse emozioni.

E' stata sicuramente una serata emozionante.

Mai un momento noioso...

R#42