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(2005) Verona / Milano / Bologna

Il freddo è a malapena sopportato dai fans, che non vedono l’ora di guadagnarsi l’entrata del Palazzetto per ripararsi al tepore della struttura coperta. Si parla molto del concerto del giorno prima di Milano e di Simple Twist Of Fate, la cover di Bob Dylan. Si leggono i numerosi quotidiani circolanti che non fanno altro che rimarcare con acceso entusiasmo l’enorme fama dei Coldplay e il tutto esaurito del concerto di Milano, con, in mezzo al pubblico, i Negramaro rapiti dalla loro musica.
Finalmente, poco prima delle 20, si aprono i cancelli. Prima dell’esibizione dei Goldfrapp, tappa obbligata per tutti i fans: la firma per il sostegno della campagna dei Coldplay per la difesa del commercio equo e solidale. Inaspettatamente entra Chris Martin sul palco e presenta i Goldfrapp fra le grida dei fans increduli per la inattesa comparsa del frontman.
Verso le 22 inizia la performance dei Coldplay. Già dalle prime note la partecipazione del pubblico è commovente: vengono cantate parola per parola tutte le canzoni, dalla prima all’ultima, all’unisono, con una tale energia da sembrare davvero irreale.

Square One è proprio convolgente, trasporta i fans in un delirio incredibile che li porta a cantare l’ultima strofa della canzone tutti in coro. In Politik, Chris al piano è un autentico trascinatore, Will alla batteria dà il meglio di se e il risultato è soddisfacente. Ma non è nulla al confronto della potenza del suono di Yellow: Chris fa davvero fatica a far emergere la propria voce su quella dei fans, e addirittura è costretto a zittirsi durante il ritornello. L’intero palazzetto esplode di felicità e continua a cantare a squarciagola anche quando viene sepolto da una cascata di grandi palloni gialli. Un pallone arriva proprio sul palco. Migliaia di flash e luci invadono il palco e i suoi pressi e anche i Coldplay sembrano stupefatti. Appare impossibile sentire le note di Parachutes, fino a quel momento mai eseguita nelle tappe del Twisted Logic Tour. Chris infatti lascia spiazzati Will, Guy e Jonny e regala qualche lacrima agli spettatori.

Dopo una breve intro, parte Speed Of Sound, forse la più attesa. Qui Jonny regala dal suo repertorio un pezzo di bravura non indifferente. Applausi a non finire. Così Chris si ferma e ad un certo punto dice, con un italiano tutto suo, "Siamo molto orgogliosi di essere a Bologna…". Ed attacca alla chitarra per suonare God Put A Smile Upon Your Face dopo aver chiesto a tutti "Come state?" Qui è la voce delle ragazze fra il pubblico ad emergere di più fra tutte quelle del pubblico. Everything’s Not Lost è davvero struggente e coinvolge tutti, con un "come on…yeah" trascinante fino alla fine. Applausi ritmati e gara a chi canta di più. Chris sembra davvero ammirare la voce dei suoi fan e Jonny pare chiamare tutti a sé con un assolo di chitarra splendido. La canzone termina con un "oooh… oooh" commovente. A seguito di un intro in pieno stile ambient, la voce di Chris apre X&Y. Non ci sono parole per affermare la bellezza di questa canzone. Il pubblico sembra paralizzato dalla meraviglia che i quattro tiran fuori dai loro strumenti. Al ritornello 11.000 luci si accendono e accompagnano i Coldplay nel cuore degli spettatori. Gioia. Emozione. Ammirazione. Tutte fuse insieme. Segue How You See The World No.2, e la potenza e l’importanza delle parole di Chris risuonano per tutto il Palazzetto e raggiungono tutti per la loro immediatezza e la loro profondità. La parte finale, prepotente, dà davvero l’idea della maturità raggiunta ormai dai Coldplay. Incalza così White Shadows, una delle più belle dell’album. Gran gioco di luci e accompagnamento del pubblico incredibile.

Siamo molto orgogliosi di essere
a Bologna per la prima volta.
Chris Martin

Tutti abbracciati, tutti a battere le mani e tutti a fotografare e accendere le luci dei cellulari per The Scientist. Clima irreale, la voce di Chris e del pubblico si fonde in una sola, indistinguibile. Le coppie si baciano, gli amici si stringono le mani e quel "Nobody said it was easy…" sale in alto come niente altro in quella sera. Così come a Verona, sul finire viene sostituita dalla versione Reverse e Chris cerca l’appoggio del pubblico cantando degli "oooh" che i fans ripetono fra i consensi e le lacrime. Finita la canzone, si dà inizio alla acoustic session. Partono con ‘Til Kingdom Come. Chitarra e voce sublimi. Will dà il meglio di sé con l’armonica. Poi si passa a Green Eyes, e lì è un tripudio. La gente ondeggia come se fosse un mare pieno di emozioni e di sentimenti che si esternano attraverso la propria voce. Finita la parte acustica, si ritorna a suonare con il basso, la batteria e il piano. Clocks esplode e il pubblico non si trattiene: scatenati come pazzi, conquistati come indemoniati, le voci si moltiplicano, i battiti del cuore accelerano a ritmi vertiginosi e non c’è modo di fermarsi. Sul finire, comincia un conto alla rovescia degno delle migliori missioni spaziali di Cape Canaveral dove i fan completano il proprio percorso verso la follia battendo le mani a ritmo. Sembra impossibile che Chris, accelerando sempre di più al piano, possa suonare a quella velocità. Il campionamento di Talk fa esplodere un boato. Chris esorta tutti a saltare. Nel ritornello tutti si mettono a gridare come impossessati da una forza sconosciuta che non può essere fermata. Terminata la canzone, si ritirano dal palco salvo ritornare subito dopo e continuare il concerto, come sempre sono soliti fare, con altre tre canzoni.

Swallowed In The Sea è letteralmente magnifica! Si sentono due voci distinte, una di Chris e l’altra composta da 11.000 parti, tante quanti sono i fan presenti. Durante In My Place Chris trova davvero difficoltà a cantare, difatti decide di zittirsi e di lasciar gridare tutti. Lo "Yeah" nel ritornello fa vibrare la struttura del Palazzetto come un terremoto. Appena dopo una falsa partenza, per così dire, i Coldplay chiudono il concerto con Fix You. Struggente. Un capolavoro. Tutti sono estasiati e alla fine i Coldplay sono "costretti" a ringraziare il pubblico per aver regalato loro emozioni, e non il contrario.

All’indomani mattina del concerto del Palamalaguti di Bologna, i Coldplay si recano a Milano. Guy, Will e Jon appaiono alla Pinetina per prendere parte ad un allenamento dell’Inter, mentre Chris è ospitato negli studi di Radio Deejay per una bella e divertente intervista con Linus e Nicola Savino, in cui parla anche del suo rapporto positivo con l’Italia.

I Coldplay sono ritornati in Italia dal 7 al 13 aprile del 2008 per decidere la tracklist finale dell’album Viva La Vida Or Death And All His Friends e per girare il video del primo singolo Violet Hill. A riportare la notizia è stato il quotidiano Il Mattino, che ha svelato l'indiscrezione secondo cui il set delle riprese è stato allestito presso la diga del Lago Nicoletti di Enna ed è stato impossibile avvicinarlo perchè blindatissimo.
I Coldplay sono stati ospiti presso l'Hotel Villa Angela di Taormina, il cui proprietario è nientemeno che Jim Kerr, leader dei Simple Minds. Il gruppo è ritornato con piacere nella regione che li ha visti protagonisti nel 2000 nel concerto a Misterbianco, in provincia di Catania. E proprio sulla città etnea Chris ha dichiarato: "Lì ho fatto la cena migliore della mia vita, la tavola era imbandita di tante pietanze servite contemporaneamente, non la dimenticherò mai". Con l’occasione, la band ha anche visitato Siracusa, la stessa Catania per alcune foto, oltre che Palermo, la spiaggia di Mondello, una discoteca della zona palermitana la notte dell’11 aprile e, soprattutto, la meravigliosa Taormina. "Vorremmo tornare per suonare in questo meraviglioso teatro", hanno commentato i membri del gruppo guardando il panorama che si ammira dall'antica cavea della cittadina.