Le luci si spengono e io non posso essere salvato Maree contro le quali ho cercato di nuotare Mi hanno costretto in ginocchio Oh prego, prego e imploro, cantando Esci fuori con cose non dette Spara via una mela dalla mia testa E un problema che non può essere nominato Una tigre sta aspettando di essere addomesticata, cantando Tu sei Tu sei Una confusione che non smette mai Muri che si chiudono e orologi che fanno tic tac Torneranno indietro e ti riporteranno a casa Non potrei fermare ciò che ora sai, cantando Esci fuori dai miei mari Maledette opportunità perse Sono parte della cura O sono parte della malattia?, cantando Tu sei, Tu sei, Tu sei Tu sei, Tu sei, Tu sei E nient’altro è paragonabile E nient’altro è paragonabile E nient’altro è paragonabile Tu sei Tu sei A casa, a casa è dove volevo andare A casa, a casa è dove volevo andare A casa, a casa è dove volevo andare A casa, a casa è dove volevo andare
Inquietudine e paura. La musicalità suggerisce un'affannosa corsa.
Si vuole scappare dall'insicurezza, dal pericolo, dal rischio della vita, dai problemi che sovrastano. Una disperata voglia di trovare conforto nella confusione, appoggio nell'isolamento, comprensione nella debolezza, forza nelle difficoltà, coraggio nell'affrontare i problemi.
Per quanto l'angoscia proietti in un mondo confusionario di pensieri e paure a parte, il ticchettare degli orologi è ancora ben riconoscibile, e dà il ritmo alla ricerca della comprensione delle cose importanti, come il senso della propria vita, l'essere o no dalla parte giusta.
Una grande e maestosa richiesta d'aiuto, quasi universale nel suo essere così umana - soprattutto nel finale - che rivela il luogo dove trovare la soluzione a quell'insicurezza, pericolo, rischio, isolamento, per poter medicare le proprie ferite: la casa.
Non c'è luogo più sicuro ed amico della casa. Non c'è paragone.
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