Avanti, la mia stella sta svanendo E sto perdendo il controllo Se io, se solo avessi aspettato Non sarei bloccato in questo buco Vieni qui, la mia stella sta svanendo E sto perdendo il controllo E giuro, ho aspettato e aspettato Devo uscire da questo buco Ma il tempo è dalla tua parte E’ dalla tua parte ora Che non ti opprime, e tutt’intorno Non c'è motivo di preoccuparsi Avanti, la mia stella sta svanendo Non vedo alcuna possibilità di liberazione E lo so che sono morto in superficie Ma sto urlando qui sotto E il tempo è dalla tua parte E’ dalla tua parte ora Che non ti opprime, e tutt’intorno Non c'è motivo di preoccuparsi Attaccato all'estremità di questa palla e catena Sono ritornato per la mia strada In piedi sul bordo, legato ad un cappio Con lo stomaco sottosopra Puoi dire quello che pensi Ma non cambierà le cose Sono stanco dei nostri segreti In piedi sul bordo Legato ad un cappio Ci sei arrivata E mi hai liberato Ci sei arrivata E mi hai liberato Ci sei arrivata E mi hai liberato
L'essenza di Amsterdam è il piano: le dita di Chris che picchiettano dolcemente sulla tastiera e che toccano toni gravi e acuti contemporaneamente. Così come farà la sua voce.
Otto battute, un rallentando sull'ultima. La melodia fa venire i brividi, una melodia mai sentita prima: fine, dolce, un tema che sembra venire direttamente dal cielo.
Con un incipit simile ci si potrebbe aspettare un testo altrettanto dolce ed angelico. Ma come sappiamo niente è lasciato al caso, dai Coldplay. E così la voce per tutta la canzone avrà una tendenza alternata, quasi ossimorica: dai toni bassi della prima strofa ai salti di tonalità delle successive. Forse il brano dimostra maggiormente la fantastica versatilità delle corde vocali di Chris Martin, capaci di toccare toni acuti e gravi indifferentemente. Allo stesso modo anche il testo avrà una tendenza altalenante, anche se meno evidente.
Dopo una breve pausa al termine di quelle otto battute, un paio di secondi di silenzio che sembrano quasi lasciare un momento per respirare. Ce n'è bisogno, dopo una partenza di tale prestigio, che fra l'altro Chris tende ad alzare di tonalità nei live. E' celebre la performance del Live 2003, in cui inizia all'ottava superiore rispetto a quella del brano sul cd. Forse per rimanere più vicino al suono del pianoforte nel ponte prima del finale.
In ogni caso sin dal primo verso l'idea centrale è chiara: 'Come on, Oh my star is fading
And I swerve out of control And If I, if I'd only waited I'd not be stuck here in this hole'. Non è una canzone romantica. Non è un brano dedicato a qualcuno, né un tema d'amore. Se così fosse stato, del resto, non avrebbe questo titolo. Chris spiega sempre che si chiama così "semplicemente perché è lì che la canzone è stata composta". Ma se pensate a questa fantastica città, che cosa vi viene in mente? Se immaginiamo Amsterdam vediamo acqua. Tanta acqua. E soprattutto ponti. Del resto è la Venezia del Nord. E in fondo il titolo richiama l'immagine del ponte che vedremo nel finale della lirica, richiama un luogo umido, uggioso, quasi cupo. La voce di Chris di certo ci suggerisce questo clima anche dal punto di vista spirituale, un po' come succedeva in Clocks.
La sua stella "sta svanendo" e lui sta "perdendo il controllo". Non è certamente un incipit confortante. Senza contare il seguito: "Se solo avessi aspettato, non mi troverei bloccato in questo baratro". Pensiamo per un attimo a tutto ciò che è appena stato cantato nell'album: 'A Rush Of Blood To The Head' è un insieme di ossimori, un'antitesi vivente. Si passa dal sorriso di 'God Put A Smile Upon Your Face' alla tigre feroce di 'Clocks'; dalla luce del Sole di 'Daylight' alla triste esperienza di 'The Scientist'. Alla luce di tutto quello che abbiamo sentito Amsterdam potrebbe sembrare il culmine, la canzone che porterà all'apice questa tristezza esistenziale, questa "tensione" che i Coldplay sono così bravi ad esprimere. Sembrerebbe quasi di paragonare Chris e soci ai romantici dell'800, di vederli dispersi nella natura, intenti in un divenire più grande di loro, incapaci a smettere di "tendere" verso l'infinito. "Se solo avessi aspettato...": è evidente che, ancora una volta, è successo qualcosa che lo ha costretto in questa situazione. Anche se stavolta forse 'non' è successo qualcosa. Probabilmente non ha avuto il coraggio di muoversi, di agire ed ha preferito aspettare. E a quanto sappiamo noi, ha atteso invano. 'Come here, oh my star is fading And I swerve out of control And I swear I waited and waited I've got to get out of this hole'.
Un'anafora. Così tipiche nel mondo della musica. Qui a ribadire ancora una volta il concetto, se non fosse chiaro: "la mia stella sta svanendo, e io sto perdendo il controllo". Ma chi è questa stella che svanisce? È il protagonista, è un'altra persona – magari una fantomatica donna – o addirittura un miraggio, un sogno che purtroppo non si è realizzato e che ora sfuma come un castello di sabbia distrutto dalle onde del mare? Non solo ce lo ribadisce: ce lo giura: "I swear", è un verbo intenso, fortissimo. Chris ci giura che ha aspettato, e aspettato. Eppure non è riuscito ad uscire da quel baratro, in cui si trova ora e che sembra insuperabile.
'But time is on your side It's on your side now Not pushing you down and all around It's no cause for concern'. Ed ecco, dopo una ripresa del piano sbuca il ritornello. Due voci: Chris e probabilmente Will, che lo accompagna divinamente nei toni gravi. Solo loro e un pianoforte. A spiegarci che in fondo l'attesa non è stata vana: "il tempo è dalla tua parte, ora". Ritorna di nuovo, quel tempo che, in Clocks, pareva correre da solo, scandendo incessantemente il tempo che passa; qui al contrario diventa un alleato per il protagonista. E' dalla sua parte: ha aspettato ed ora non deve sentirsi oppresso, perché il tempo è con lui. E Amsterdam, con il suo ritmo lento, melodico e dolce, sembra ribadire quest'idea. Ascoltandola, è come se per un attimo tutto intorno il mondo smettesse di muoversi. E' come se il tempo smettesse di andare avanti. E non è più il tempo che opprime, e "intorno a te non c'è alcun motivo per preoccuparsi". Questo ci dice il ritornello.
Ma facciamo un passo indietro: Chris non ci ha appena detto che la sua stella sta svanendo, che sta perdendo il controllo, che deve uscire da un baratro profondo? Cos'è ora quest'iniezione di speranza? E' così tipico nei Coldplay, spesso accusati di scrivere canzoni adatte ai depressi e agli infelici. Ma non è così. L'apparenza infelice delle loro canzoni viene subito cancellata da parole e passi melodici che ci fanno sorridere e ci riportano la voglia di vivere. Ci rimettono con i piedi per terra, magari anche pesantemente. Chris non ci dirà mai che "viviamo in un mondo bellissimo" all'inizio di una canzone, ci dirà che ci sono "ossa che affondano come pietre" e solo dopo cercherà di convincerci che nonostante tutto è bello vivere, perché c'è sempre "qualcuno su cui contare".
Il ritornello termina e non rimane nient'altro che il piano. La ripresa del tema iniziale, quelle otto battute di assolo che stavolta sono riprese con piccole variazioni, e nell'ottava più alta. Solo una maggiore forza nel tocco dei tasti da parte di Chris, quasi a farci intendere che la parte cupa della canzone non è ancora finita. Sta per tornare il momento negativo nella canzone. Questa volta la strofa, però, sarà accompagnata da degli "Oh" di sottofondo, giusto a contornare particolarmente la voce di Chris. 'Come on, oh my star is fading And I see no chance of release And I know I'm dead on the surface But I am screaming underneath'.
Dopo aver ribadito ancora una volta che quella stella è un sogno ormai sempre più lontano, un miraggio svanito, questa volta ci dice che "non c'è più possibilità di salvezza". Come facciamo a non mettere queste parole in bocca ad un plausibile suicida – come vedremo fra poco – e a non averne paura? Sentire una frase del genere è agghiacciante, è come se si trattasse di una persona che ormai non ha più alcun motivo di vivere, se non può e non vuole salvarsi. Eppure in fondo è solo un'apparenza: "Lo so, sembro morto in superficie, ma dentro di me, in profondità, sto urlando". E non è una immensa voglia di vivere questa? Questa persona ha perso la fede, è vero: probabilmente ha visto crollare i suoi sogni, ha perso ciò che aveva ed è in un baratro senza fine. Ma è viva. E anche se può sembrare morto, lui è vivo e dentro di sé lo vuole gridare al mondo. Vorrebbe gridare la sua sofferenza, il suo dolore, ma far capire a tutti che lui c'è. E' come se il sogno di Clocks ora gli fosse chiaro: quella tigre, quella voce interiore che diceva "You are" ora hanno senso. E lui vorrebbe davvero gridarlo ora, "Io esisto!". Ma non ci riesce, perché quel baratro è troppo grande per lui. 'And time is on your side It's on your side now Not pushing you down And all around, Oh It's no cause for concern'.
Ritorna il ritornello. Ma stavolta ancora più intenso, Chris sembra voler battere i pugni su quel piano. E anche la seconda voce si fa più forte, è un grido interiore. Vuole ribadire che "il tempo è dalla tua parte, ora". Non è un più un nemico, è una tenera ancora di salvezza che vuole convincere il protagonista a restare, a decidere di non partire. Il tempo "non lo opprime" e "intorno non c'è motivo di preoccuparsi". Una dichiarazione d'amore non avrebbe esito migliore se partisse con parole del genere.
E così ancora una volta il ritornello si conclude: ma non è la fine. E' solo il vero inizio. E' un nuovo inizio. E così ancora una volta ecco il crescendo: la batteria, la chitarra e il basso entrano prepotentemente uno alla volta ad accompagnare il grido infuriato del pianoforte. E' un'esternazione di sentimenti di rabbia. Ora la canzone cambia ritmo, diventa un forsennato grido. Quel grido che prima taceva "in profondità" e che ora viene espresso nella foga degli strumenti.
'Stuck on the end of this ball and chain And I'm on my way back down again Stood on a bridge tied to a noose Sick to the stomach You can say what you mean But it won't change a thing I'm sick of our secrets Stood on the edge, tied to the noose You came along and you cut me loose'
Ritornano temi ricorrenti non solo di questo album, ma di Parachutes. Se analizziamo il testo, infatti, vedremo parole come "ball" (simile a quella "bubble" di Trouble), "Come along" (Yellow), "Chain" e "Noose" (collegabili alla 'Web troubleiana'). Questo a sottolineare il ritorno ad una dimensione terribile, quasi inalterabile, come poteva essere quella di Trouble. Qui il protagonista è "fermo alla fine di una palla e incatenato". Ormai è in una condizione precaria. Sta di nuovo "precipitando". "Fermo su un ponte, legato ad un cappio, con lo stomaco sottosopra".
Quest'uomo sta male, sta pensando a porre fine a questo dolore nel peggiore dei modi: vorrebbe scomparire. Forse gettarsi da questo ponte su cui è fermo. Di certo lo sguardo fisso all'acqua che scorre sotto di lui. Magari le braccia aperte come nell'atto di prendere il volo finale.
"Puoi dire quello che pensi, ma non cambierà nulla". A chi sta parlando? Forse a quella fantomatica donna di cui si diceva poc'anzi o forse a se stesso. Magari un ultimo gemito di dolore, un lamento interiore addirittura indirizzato a sé stesso. "Non cambierà nulla, qualunque cosa tu dica".
E perché? Perché "Sono stanco dei nostri segreti". Terribile, detto da un solitario in cima ad un ponte, magari pronto ad ammazzarsi perché metaforicamente legato ad un cappio (che non può non rimandare all'idea dell'impiccagione). Il nostro uomo è stanco dei segreti. Dei "nostri" segreti, dice.
E' ormai al culmine, è fermo "in piedi sul bordo, legato a quel cappio". Ma come per magia accade un avvenimento insperato, succede qualcosa di miracoloso. La salvezza insperata.
You came along and you cut me loose. "Sei arrivata lì e mi hai liberato". Qualcuno è arrivato e finalmente lo ha liberato. Lo ha slegato da quel cappio, lo ha prelevato da quel baratro, lo ha salvato.
Il finale è una celebrazione, quasi una presa di coscienza di questo miracolo, quasi portato da una creatura angelica come potrebbero essere le donne dello stilnovo. Ancora due volte Chris ripete questa frase, e si può immaginare il protagonista, disceso da quel ponte, nelle braccia di una donna – ma anche di un uomo, nell'accogliente calore di un angelo che lo ha salvato. Che lo ha liberato. Il ritmo si placa di nuovo. La chitarra svanisce pian piano e la batteria smette di suonare. E nonostante la presenza di un flebile basso, è ancora il pianoforte a terminare in assolo. A concludere la sua folle corsa e a dissolversi, sinuosamente, come una bolla di sapone nell'aria.
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