Non ho mai voluto Farti del male E' questo quello che sono venuto a dirti Ma se mi sono sbagliato Allora mi scuso Non lo lascio rimanere sulla nostra strada Perchè la testa mi fa male Quando penso Alle cose che non avrei dovuto fare Ma la vita è fatta per essere vissuta Tutti lo sappiamo E non voglio viverla da solo E canto: 'Ah' E canto: 'Ah' E tu canti: 'Ah'
Nonostante sussista una facilmente riscontrabile brevità del testo, non possiamo dire altrettanto limitatamente all'importanza del brano e dell'interpretazione che ne possiamo trarre. La canzone è un brano cardine dell'album, perchè nel contempo sublima tutti gli stati d'animo che l'ascolto può estrapolare.
Al centro del pezzo, il protagonista assurge ad essere un individuo che analizza con introspezione i propri errori e comprende che, sebbene siano essi state tappe non volutamente intercorse durante la sua vita, lo hanno comunque reso quello che è ora, la persona che di fatto egli incarna. In un certo senso, alberga in lui una sorta di fuggevole presenza-trasparenza di tali errori, fonte sì di turbamento interiore, ma anche portatrice-bagaglio di esperienze di vita che, nel bene o nel male, possiedono una valenza emozionale.
Perciò, l'insegnamento di sorta è che la vita va vissuta per quella che è, in tutte le sue peculiarità e sfaccettature, e l'animo è pronto a collassare qualora le esperienze necessarie per la crescita maturativa vengano meno. Occorre perciò godere appieno di ogni situazione che si presenta ai nostri occhi e nel nostro cuore. Una sorta di 'carpe diem' riportato metricamente in termini 'coldplayiani' in un brano di poche strofe e di musica di breve durata, ma entrambi degni di nota ed impregnati di significatività semiotica.
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